Germania: Schulz rinuncia a sorpresa al Ministero degli Esteri

L’accordo sulla Grande Coalizione, progettato in questi mesi tra la Cdu e l’Spd, si arricchisce di un nuovo capitolo. Sono passati ormai più di quattro mesi da quel lontano 24 settembre, giorno in cui si sono svolte le ultime elezioni federali che hanno visto la coalizione di centro destra (Cdu-Csu) conquistare il 32,9% dei consensi popolari, condannando di fatto gli avversari dell’Spd al 20,5% delle preferenze. Tuttavia, il dato che accomuna entrambi gli schieramenti politici è il netto calo dei consensi rispetto alla precedente legislatura in vista di una forte crescita dei partiti “minori”, in primis l’Afd di Alice Weidel. Ciò premesso, dopo diversi tentativi e profondi dibattiti tra le varie forze presenti in Parlamento, il blocco conservatore ha infine trovato un accordo con i socialdemocratici di centrosinistra per la formazione di un nuovo Esecutivo. Un matrimonio di convenienza, non di certo uno di amore. Un’intesa che tutt’ora rappresenta l’opzione più congeniale per allontanare la possibilità di un Governo di minoranza (salutato come troppo instabile) e, ancor peggio, la paura di un nuovo ritorno alle urne che porterebbe di sicuro mesi di incertezze socio-politiche.

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«Rinuncio ad entrare a far parte del governo federale». Giusto ieri Martin Schulz, leader dell’Spd, ha annunciato di voler rinunciare al ruolo di Ministro degli Esteri offertogli nel nuovo Esecutivo guidato, per la quarta volta di fila, dalla Cancelliera Angela Merkel. L’ex Presidente del Parlamento europeo ha quindi motivato la sua decisione spigando come il suo rifiuto sia dipeso dalle forti pressioni politiche interne al suo partito che avrebbero rischiato di compromettere l’esito del voto sulla GroKo. Ciò nonostante, dietro al gesto di Schulz c’è molto più di quello che può apparire come la sola intenzione di mettere le ambizioni personali dietro agli interessi del partito. È vero che tra un paio di giorni l’Spd dovrà esprimersi sulla riedizione di una Coalizione con il centro-destra conservatore, ma non si tratta affatto di una decisione libera e volontaria. Altri sono i motivi che spiegano una così importante rinuncia ad una delle poltrone più ambite dalle forze politiche del Bundestag.

Nello specifico, lo stesso Schulz, dopo la debacle elettorale della precedente tornata legislativa, era stato messo al centro di forti dibattiti politici, soprattutto dagli stessi socialdemocratici. I malumori erano emersi allorquando il leader di centro- sinistra aveva dapprima escluso la possibilità di dar vita ad una nuova coalizione con i conservatori di centro-destra, aggiungendo in seguito di non voler far parte di un Governo con la Merkel come premier. Intenzioni entrambe disattese per forte pressione del suo stesso partito. Schulz era infatti stato costretto a tornare sui suoi passi proponendosi come Ministro degli Esteri. Questo però almeno fino al dietrofront delle ultime ore. La fuoriuscita di una personalità ormai ritenuta scomoda era stata praticamente annunciata, si aspettava solo l’occasione ed il momento giusto per attuarla. Ed è per questi motivi il leader l’Spd non guiderà la diplomazia tedesca, volendo così porre fine alle forti contestazioni che hanno caratterizzato l’ultimo periodo. Del resto era stato proprio il suo diniego ad ogni incarico esecutivo ad essergli costantemente rinfacciato dal suo partito alimentando una discussione che si è accesa a seguito del raggiungimento di un’intesa sulla Grande Coalizione. Una formula di Governo che però non desta particolari simpatie nelle file dell’Spd, considerando come dall’esperienza nel precedente Governo il partito ne sia uscito toccando il minimo storico dei consensi dal secondo Dopoguerra, distaccandosi dall’Afd (il partito di estrema destra) per una manciata di punti.

«Imploro tutti affinché questa decisione metta fine al dibattito a livello personale», ha concluso lo stesso Schulz. Il riferimento nella dichiarazione è tutto rivolto al pesante attacco mediatico rivolto dal collega e Ministro degli Esteri uscente, Sigmar Gabriel, il quale, con un intervento sul gruppo editoriale Funke, lo aveva accusato di non aver rispettato le dichiarazioni dette all’indomani delle elezioni. Proprio in quel periodo l’ex capo dell’Spd aveva categoricamente escluso di far parte di un Esecutivo capeggiato da Angela Merkel. Il tutto prima di ricredersi e chiedere alla Cancelliere uscente di occuparsi della politica estera. Per quella poltrona il leader aveva anche annunciato la sua intenzione di lasciare la presidenza del partito in favore del collega Andrea Nahles,  Ministro del lavoro e degli affari sociali nel terzo Governo Merkel. La pressione interna, particolarmente viva nelle settimane passate, è stata determinante, portando il leader a rinunciare non solo alla guida del partito, ma anche al dicastero tanto ambito tra conservatori e riformisti. «Resta il dispiacere di vedere fino a che punto, da noi (dell’Spd, ndr) ci si muova con poco rispetto gli uni verso gli altri e di constatare che la parola data conta così poco», risponde Gabriel in una delle ultime agenzie. Ricordiamo che questi aveva a suo tempo rinunciato alla presidenza del partito – quindi alla candidatura per la Cancelleria in favore di Schulz – per essere eventualmente confermato agli Esteri, dove ricopre il ruolo di Ministro da gennaio 2017. Se così stanno le cose, il rammarico nel vedersi preferito ad un collega che rinuncia ad un incarico così importante appare assolutamente giustificato. In più Gabriel nel corso della legislatura ha ricevuto apprezzamenti per il suo operato dai diversi lati del Bundestag, ottenendo anche il plauso della Cdu. Un riconoscimento unanime e condiviso tra conservatori e riformisti.

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Comunque sia, il governo della Cancelliera, anche se non formalmente ancora in carica, rischia già di partire col piede sbagliato. Questo perché, tra le file della Cdu, Angela Merkel viene accusata di fare troppe concessioni ai socialdemocratici, accordando loro un numero insolitamente elevato di ministeri (tra cui anche quello delle finanze), con il solo scopo di evitare nuove elezioni anticipate e mantenere il controllo dell’Esecutivo. I dicasteri più importanti sarebbero quindi stati riservati ai socialdemocratici proprio al fine di ricevere un maggior sostegno possibile nelle scelte economiche adottate da Berlino e da Bruxelles. Lo stesso Macron, più vicino a Schulz che alla Merkel, si è sempre mostrato intenzionato a creare un bilancio comune dell’eurozona con un unico Ministro delle finanze europeo, riscontrando pur tuttavia un certo scetticismo dalla vicina Germania. L’ultima parola sulla Grande Coalizione, dalla quale dipende il futuro dell’intera Europa, spetterà agli iscritti dell’Spd i quali hanno tempo fino al 2 marzo per accettare o meno l’ingresso nel quarto Governo della Cancelliera. La disponibilità di quest’ultima è ben evidente, in particolar modo dalla lista di compromessi pragmatici stabiliti per avvantaggiare entrambe le parti. In ogni caso, il pericolo è che cercando di accontentare tutti si finisce quasi sempre per non piacere a nessuno.

– Antonio Giuffrida

 

Credits: Agi, Ansa, BBC News, Corriere della Sera, Il Sole24Ore, SkyTg24

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