Sanremo 2018: il podio

Si è appena conclusa la 68ma edizione del Festival della canzone italiana, e il vincitore è, o meglio sono, Ermal Meta e Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente“.
La canzone, in un primo momento sospesa perché accusata di plagio, e successivamente ritornata regolarmente in gara durante la terza serata del festival, è stata eseguita magistralmente durante la serata dei duetti insieme a Simone Cristicchi, che ha recitato anche un breve monologo proprio prima dell’esecuzione. I due cantautori sono ormai veterani del Festival; Ermal Meta è alla sua quinta partecipazione al Festival, la terza da solista mentre le prime insieme alla sua band La fame di Camilla. Solo l’anno scorso ha ottenuto il terzo posto con “Vietato Morire”, con tematica la violenza sulle donne.
 Anche Fabrizio Moro è alla sua quinta partecipazione, anche lui impegnato socialmente dai tempi della sua vittoria nella categoria Giovani nel 2007 con “Pensa”, canzone contro la mafia.
I due artisti si sono uniti per scrivere, con l’ausilio dell’autore Andrea Febo, questo nuovo pezzo.
Il testo della canzone si sofferma su alcuni degli attentati terroristici degli ultimi anni, come Nizza e Barcellona, ed è un grido contro questa realtà; un inno a continuare ad andare avanti con le proprie vite, a non farsi abbattere dalle tragedie che ci colpiscono ogni giorno.

Il duo vincitore ha confermato inoltre che parteciperà per l’Italia all’Eurovision Song Contest, che si terrà a Lisbona a maggio 2018.
 Non è ancora chiaro se eseguiranno il testo della canzone unicamente in italiano o anche in inglese, ma non si può negare che esso sia di grande significato, una tematica che coinvolge tutta l’Europa e il mondo intero, ognuno di noi. 
Se l’anno scorso la giuria dell’Eurofestival ha penalizzato Francesco Gabbani perché “la musica non è solo fuochi d’artificio”, l’augurio per quest’anno è decisamente diverso.

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Favoriti dei social, beniamini del pubblico under trenta ed in generale di tutti coloro che non si rispecchiano nella musica “convenzionale”, a tener banco fino all’ultimo secondo al duo vincitore della kermesse musicale, è stata la band de Lo Stato Sociale.
Il gruppo bolognese ha portato sul palcoscenico musicale più famoso della nazione una storia vera, ed in perfetto stile indie. Un testo a primo impatto banale, un lungo elenco di professioni nuove o meno in voga, legate al mondo social e millennials, creando un testo che ai più ha ricordato il grande Rino Gaetano. Un testo divertente, che entra subito in testa e lascia il segno. A far da cornice all’esibizione-spettacolo del quintetto di ragazzi, Paddy ed il suo ballerino Nico, già detentrice del Guinness dei primati come donna più anziana a ballare la salsa acrobatica.
Durante la serata delle cover, hanno duettato con il Piccolo Coro dell’Antoniano e con Paolo Rossi, noto attore teatrale. Un mix insolito e stravolgente, che ha travolto e coinvolto ad ogni esecuzione tutto il pubblico dell’Ariston. Acclamati su tutti i social, star indiscusse su Instagram e primi nella classifica Airplay fino a pochissime ore dalla finale, hanno dimostrato come la diversità e nuovi generi musicali possono comunque esser apprezzati dal pubblico più eterogeneo. Non a caso, si aggiudicano il premio sala stampa – Lucio Dalla.

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Terza classificata Annalisa, conosciuta anche come Nali.
Talento sfornato da casa Amici, abituè del festival, ha portato un testo sentimentale e quantomai innovativo se confrontato con gli ultimi successi. A lei, durante la prima serata, il compito arduo di inaugurare la kermesse, con un’esecuzione sentita ed emozionata.
La savonese, laureata in fisica e musicista sin dall’infanzia, dopo il successo estivo con Benji e Fede, è riuscita a commuovere ed emozionare il pubblico social, che in moltissime occasioni l’ha supportata e sostenuta. Dolcissima e toccante la sua esibizione nella serata di venerdì in coppia con Michele Bravi, che ha conferito al brano una marcia in più ed una potenza espressiva che era mancata durante le altre sere.
Outfit sempre impeccabili, esecuzione magistrale con una vocalità sempre precisa e senza dorature esagerate, il suo pezzo ha convinto le radio ed il pubblico in sala, che ha accolto le sue esibizioni con calore ed affetto.
Siamo certi che Annalisa e la sua canzone saranno fra i tormentoni di questa primavera.

SANREMO 2018: L’EDIZIONE CON LA MUSICA AL PRIMO POSTO.

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Commovente e toccante l’addio alle scene musicali del gruppo torinese Elio e le Storie Tese.
Un testo autocelebrativo, per raccontare con la loro chiave ironica e dissacrante la storia della band, da trent’anni sui palchi e nei palazzotti.
Vincitori del premio Mia Martini dell’edizione del 1996, condotta da Pippo Baudo con “La terra dei Cachi”, hanno celebrato la loro storia unica, la loro bella musica e la scelta artistica intrapresa di recente.
Ironici, divertenti e dagli outfit sempre ricercati e creativi, durante la serata delle cover hanno duettato con l’altra band rivale dei loro anni ruggenti, i Neri per caso, che non ha però aggiunto granché alla canzone, già densa di significato.
Complice della scelta di abbandono, ne siamo certi, la salute di Rocco Tanica, componente della band sin dai suoi esordi. Rocco, assente per tutte le esibizioni, e presente sul palco solo durante la serata finale in veste di super eroe moderno, ha meravigliato ed emozionato il pubblico che li segue da anni. Il loro Arrivedorci è stato il saluto commosso e commovente di uno dei gruppi che ha segnato una generazione ed un modo di far musica.

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Grande sorpresa il brano cantato dal trio Vanoni, Bungaro, Pacifico.
Il testo, forte dell’abilità compositiva di Pacifico, autore di altri due brani in gara, si fa forte della bravura di Ornella Vanoni, signora della musica italiana e porta in scena la bellezza che si può provare anche quando un grande amore finisce; la capacità di rinascere e rifiorire e la forza che serve per imparare ad amarsi di nuovo nella vita comune, imparando a lasciare andare ciò che ferisce.
Discutibile ed oggetto di varie memes sui social la scelta stilistica della Vanoni, che durante le serate della kermesse ha indossato lo stesso abito Armani, declinato in diverse nuanches; un abito adatto al contesto, ma ci saremmo aspettati maggiore estro creativo da una diva del suo calibro.
Durante la serata delle cover, l’intervento di Preziosi ha donato fascino e gioia per gli occhi del parterre femminile da casa ed in sala, ma poco, pochissimo appeal al brano, praticamente perfetto.

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Storia, musica e dolcezza si intrecciano nel brano presentato da Max Gazzè.
Il bel romano dagli occhi tristi ha raccontato una delle leggende più importanti della storia pugliese, rendendo per qualche giorno Vieste e la sua spiaggia il centro d’Italia.
La leggenda di Cristalda e Pizzomunno si perde nella notte dei tempi e nel sentimentalismo tipico dell’Italia arcaica. Una bella storia d’amore, che ha risvegliato il lato tenero che si cela dentro ognuno di noi. Perché di amori così, non ne esistono più.
Il bel Pizzomunno, innamorato della sua Cristalda, ha scelto di restare fedele alla sua amata e di pietrificarsi in mezzo al mare del golfo del Gargano, aspettando cento anni per poterla riabbracciare per una sola notte, il 14 di Agosto.
La serata delle cover con la partecipazione di Rita Marcotulli e Roberto Gatto ha conferito maggiore pathos ad un brano che ha commosso il pubblico in sala, la giuria di qualità e pure il sindaco di Vieste, che ha pensato di conferirgli la cittadinanza straordinaria.

Ma la storia non si ferma all’esibizione di Gazzè sul palco.
Prosegue con Luca Barbarossa e la sua “Passame er sale”. Un testo che richiama la storia romana, il dialetto, le origini della nostra nazione e la dolcezza della tradizione. Un brano a tratti toccante, eseguito in maniera semplice e precisa e dalla melodia che rievoca suoni ancestrali. Ottima anche l’esibizione in coppia con Anna Foglietta, che ha donato profondità al brano, già di suo carico di emotività. Ottima anche la scelta degli outfit dell’artista, impeccabile ed in linea con lo stile che il suo pubblico conosce e riconosce da anni.

SANREMO 2018 : FRA TALENT, TALENTI ED INSOLITI MIX.

Altri fenomeni sfornati dal talent di Maria de Filippi sono i The Kolors.
La band ha abituato il pubblico a dei testi in inglese, dal sound tecno, elettronico e dal sapore vintage, quest’anno si è presentata con un brano fresco ed in lingua italiana.
Il testo allude ad una sfida d’amore, quella vissuta da Frida Kahlo con il suo amato compagno di avventure e vita. La vita, secondo Stash, frontman della band elettro-rock non è cattiva, e va sfidata ed affrontata al massimo delle energie.
Bella ed azzeccata la scelta fatta dal gruppo durante la serata delle cover, con l’accompagnamento di Enrico Nigiotti, protagonista dell’ultima edizione di The Voice of Italy.

La Sicilia è salita sul palco con Giovanni Caccamo e Mario Biondi.
Caccamo si è contraddistinto per un brano all’apparenza semplice e lineare ma ricco di sfumature emozionali che hanno convinto e stupito.
Uno dei migliori esecutori della kermesse, Caccamo si è distinto nel corso della serata dei duetti, creando una vera melodia angelica con Arisa, emozionata ed impacciata sul palco, ma dal mezzo vocale sempre preciso, impeccabile, praticamente perfetto.
Perfetti anche gli outfit del giovane, eleganti ed adatti al contesto, senza eccessi e dal taglio giusto.

Quanto al catanese Mario Biondi, il discorso da fare è altalentante.
Alla prima, sudatissima e meritatissima partecipazione al festival, Biondi si presenta con un brano che non esalta la bellezza della sua vocalità soul che lo ha reso negli anni una vera icona mondiale.
Il testo, troppo impegnativo per un pubblico abituato alla canzone più semplice ed immediata, non ha ricevuto il giusto apprezzamento dalla critica e dai social.
Bella e multiculturale la scelta per la serata dei duetti, accompagnato da Ana Carolina e Daniel Jobin, due mostri sacri della storia della bossanova, genere apprezzato, come già detto, da un pubblico abituato ed educato ad altri saperi e musicalità. Iconici i suoi occhiali rotondi, ed una bellissima scelta d’abiti per il catanese.
Siamo convinti che la 19esima posizione, sia stata parecchio ingiusta.

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Dai talent arriva anche Noemi, con la sua “Non smettere mai di cercarmi”, che ha stregato il pubblico sul web, ma meno la giuria di qualità ed il pubblico da casa. Criticata per la scelta stilistica e dagli outfit bizzarri e che in alcuni casi non ne hanno esaltato la bellezza, ha stupito nella serata di venerdì in coppia con Paola Turci, voce degli anni novanta legata agli ambienti rock. Un brano che, ne siamo certi, a prescindere dal posizionamento, sentiremo ancora in radio.

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Sempre in casa talent si colloca Nina Zilli, che ad ogni presentazione non aggiunge e non toglie nulla alla sua voce. I brani, ci duole dirlo, seguono sempre lo stesso ritmo. Adorabile però durante la serata dei duetti in coppia con Sergio Cameriere e la sua scelta stilistica, una delle donne vestite meglio di tutta la kermesse.

68ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO : LARGO AI GIOVANI, MA SPAZIO PURE A CHI GIOVANE NON LO E’ PIU’.
Tornano sul palco anche i Decibel con la loro formazione originale, che dedicano un brano toccante e struggente alla memoria del compianto David Bowie. Il brano, rispecchia totalmente lo stile della band e del suo frontman Enrico Ruggieri. Sonorità grunge e rock si fondono ancora una volta regalando al pubblico un vero spettacolo, specialmente venerdì sera, in coppia con Midge Ure. Quanto alla scelta degli outfit beh, sono i Decibel, ed il loro stile resta lo stesso, anche a Sanremo.

Tornano anche i Pooh, stavolta sciolti e senza particolari velleità.
Se da un lato troviamo un Red Canzian che dimostra di essere uscito dal loop melodico che ha contraddistinto la carriera e la sonorità del suo vecchio gruppo, dall’altro ci sono i due amici storici, Riccardo Fogli e Roby Facchinetti, che portano in gara un brano che sembra uscito dai cassetti dimenticati dei Pooh.

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Esecuzioni imprecise per entrambi e duetti che non hanno convinto davvero. La potenza dei mezzi vocali dei tre ex Pooh non è più ottimale, ma ne apprezziamo lo sforzo, in memoria e ricordo della band che per cinquant’anni ha fatto ballare ed innamorare la nazione.

Le Vibrazioni, non più giovincelli, dopo aver lasciato Giulia ed il suo nome che incanta e non stanca mai, si presentano alla 68esima edizione del festival con un brano super rock. Deludente l’esibizione durante la serata dedicata ai duetti, che non ha permesso alla voce meravigliosa di Skin di integrarsi ed interagire davvero col brano, risultando così parecchio sacrificata.

Deludenti e senza vette di poesia anche le esibizioni di Avitabile e Servillo, a cui premiamo però la volontà di raccontare una bella storia, Diodato e Roy Paci  che stupiscono con la scelta di Ghemon, anche lui rappresentante della scena indie- rap italiana come compagno di avventura per la sera dei duetti. Ci aspettavamo di più anche da Renzo Rubino, che nel tempo si è distinto per una vocalità e sonorità degna di lode. Ma può succedere, e gli auguriamo il meglio.

Menzione d’onore per Ron, il vero outsider di questo festival.
Porta in gara un testo del grande Lucio Dalla. Un testo che commuove, emoziona e ci dà l’impressione di avere ancora Lucio in mezzo a noi.
Ron, già vincitore del festival e veterano del palco, ha tutte le carte in regola per poter vincere anche quest’edizione. Convincente anche la scelta per la serata dei duetti. La voce di Alice, compagna storica di Franco Battiato è stata quantomai azzeccata per esaltare la dolcezza e la meraviglia del brano in gara. Si aggiudica però il premio in memoria della grande Mia Martini.

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#SANREMO 2018 : WEB, RADIO E GIORNALI, HANNO DAVVERO INFLUENZATO IL GIUDIZIO DEL PUBBLICO?
Questa verrà ricordata come una delle edizioni più attive dal punto di vista social. In pochissime giornate abbiamo assistito al fenomeno Rosa Trio, che da donna comune è diventata una vera microinfluencer, passando per le centinaia di memes su Vessicchio che ritorna in scena, l’ironia pungente e cruda che solo i social sanno avere sull’aspetto spesso ingessato del conduttore – direttore artistico Baglioni, l’onnipresenza di talenti del co-conduttore Favino, gli abiti di Michelle e la presenza comica di Sabrina Impacciatore.

E poi giù con Paddy e la sua mobilità fuori dal comune, Facchinetti e le sue espressioni facciali, ed il tam-tam social in attesa dell’esibizione di Laura Pausini e dei Negramaro.
Un Festival social e sociale, con tanti spunti di riflessione.

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La conduzione e la direzione artistica sono state affidate a Claudio Baglioni, che nel corso delle serate ha intrattenuto con diversi duetti basati sul suo repertorio, con grandi nomi come Gianni Morandi, Biagio  Antonacci, Fiorella Mannoia e Laura Pausini.Il cantante – direttore artistico ha composto anche la sigla di quest’edizione, eseguita magistralmente dal direttore musicale Geoff Westley, anche poco prima della premiazione.
Ad accompagnare Baglioni nella conduzione,  Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino.
Quest’ultimo è riuscito ad ammaliare il pubblico con il suo charme e i vari interventi , specialmente grazie al monologo recitato durante la serata finale.
Il brano è tratto dal monologo “La notte poco prima della foresta” del  drammaturgo francese Bernard-Maria Koltès, e vede  come argomento l’immigrazione, senza  fronzoli o stereotipi, ma è una scarica di energia ed emozione che colpisce lo spettatore, grazie anche alla sentita performance dell’attore.

In chiusura, protagonisti del Festival sono stati anche i The Jackal, film maker del napoletano che ormai da anni si sono infiltrati nella regia come  esperimento sociale. 
Quest’anno sono riusciti a coinvolgere, in primis Favino, ma anche diversi artisti, nonché un ospite d’eccezione, vero plot twist della storia.

Un Festival, come dicevamo, sempre più social, sociale e al passo con i tempi, dove la musica ha trionfato, dove non abbiamo sentito la mancanza di vallette silenziose, intermezzi sterili e polemiche. Un Festival giovane e frizzante, che dopo anni è riuscito ad avvicinare il pubblico alla musica, al talento vero e alle nuove proposte musicali.

Zaira D’Urso
(in collaborazione con Giulia Licciardello)

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