Olimpiadi a PyeongChang: l’Italia tra imprese e delusioni

Ieri si sono conclusi i Giochi Olimpici invernali di PyeongChang 2018, che hanno rappresentato la XXIII edizione che passerà alla storia come l’olimpiade dei record, nonché il primo tentativo, ben riuscito, di diplomazia tra le due Coree. Tenutisi nella città situata nel territorio della Corea del Sud, sono i primi della storia ad assegnare più di cento titoli, essendo state disputate ben 102 gare. Sono stati trenta i paesi che hanno ottenuto almeno una medaglia, fatto mai avvenuto prima: cosi Stati come Ungheria, Belgio, Nuova Zelanda, Spagna e Liechtenstein sono riuscite per la prima volta a conquistare una medaglia e a trovar posto nel medagliere.

La Norvegia conquista il primo posto nel medagliere stabilendo il record assoluto di medaglie vinte, trentanove, aggiudicandosi quattordici ori al pari della Germania, seconda nel medagliere, entrambe così eguagliano il precedente record appartenente al Canada, risalente al 2010. La formazione della foglia d’acero, dal canto suo, chiude con un onorevole terzo posto a quota undici titoli. L’Italia termina dodicesima, alle spalle del Giappone, con dieci medaglie, tre d’oro, due d’argento e cinque bronzi: un bilancio positivo, che cancella gli zero ori di Sochi e sancisce il raggiungimento dell’ambita doppia cifra nel numero di medaglie.

Sulla spedizione italiana giunta a PyeongChang, la più numerosa mai presentata ad un’olimpiade invernale, erano riposte molte speranze, visti i risultati conseguiti dagli atleti nostrani nel corso della stagione. Alcune sono state rispettate e hanno portato agli onori della cronaca vere e proprie imprese e prestazioni incredibili, altre invece si sono rivelate delle delusioni.

 

I TRIONFI AZZURRI 

Andando ad analizzare le prestazioni degli atleti italiani non si può non iniziare da una splendida Arianna Fontana. La portabandiera azzurra entra nella storia dello sport italiano portando a casa tre medaglie: una d’oro nei 500, una d’argento nella staffetta, una di bronzo nei 1000. In totale fanno otto medaglie ai Giochi, seconda italiana di tutti i tempi dopo Stefania Belmondo. Per lei un’esperienza meravigliosa che la porta sull’olimpo dei campioni, con tanto di applausi e complimenti dagli addetti ai lavori di tutte le nazioni. Un’altra nota molto positiva è quella di Michela Moioli che vince una medaglia d’oro semplicemente straordinaria. Nello snowboard domina dall’inizio delle batterie sino alla finalissima, dove dimostra di avere un’altra marcia rispetto alle altre e dopo la sfortunata edizione di Sochi si mette al collo una meritatissima medaglia del metallo più pregiato. Michela deve già guardare al futuro vista la sua giovane età, che le può permettere una carriera ancora lunga e piena di trionfi.

La terza medaglia d’oro l’ha conquistata Sofia Goggia: alla sua prima presenza olimpica riesce a salire sul gradino più alto del podio nella discesa libera, mandando in delirio una nazione che da tanto aspettava questo risultato nelle discipline veloci. L’azzurra classe ’92 è nella storia nonostante i due undicesimi posti nel super-G e nel gigante, dove aveva fatto storcere il naso a molti. Nella libera però ha evitato le cosiddette “goggiate”, che più volte non le hanno permesso di imporsi, trasformandosi in un samurai, come lei stessa si è definita.

Federica Brignone, un’altra delle formidabili sciatrici italiane, riesce a tornare in patria con una medaglia. Si tratta del bronzo dello slalom gigante dove è arrivata alle spalle solo di Shiffrin e Mowinckel. Resta un pizzico di rammarico per le altre gare, in cui le è mancata quella cattiveria (e forse quella condizione) che ha contraddistinto le ultime apparizioni in Coppa del Mondo.

Anche gli uomini sono riusciti a portare in patria qualche medaglia. Dominik Windisch conquista la medaglia di bronzo nella gara più difficile, la sprint. Sbaglia una volta al poligono ma con una prestazione mostruosa sugli sci vince il bronzo per sette decimi. Un’ altra zampata vincente la piazza nella staffetta mista quando stampa Peiffer in volata e porta l’Italia sul podio.
L’azzurro Federico Pellegrino porta a casa una bellissima medaglia d’argento nella sprint individuale vincendo una volata indimenticabile con Bolshunov; si deve arrendere solamente al marziano Klaebo. Nella staffetta 4X10 entra in gioco quando ormai i buoni sono già lontani e così gli azzurri chiudono quinti, ma la colpa non è certo di “Chicco”.
Un bronzo indimenticabile  anche per Nicola Tumolero. Nei 10000 metri di pattinaggio di velocità offre una prestazione che con il passare dei minuti assomiglia sempre di più ad una medaglia olimpica, che si concretizza e che permette all’italiano di lasciarsi andare ad una grande esultanza. Purtroppo, però, per lui i Giochi finiscono con un brutto infortunio.

 

                                    

 

CHI NON HA CONVINTO

Venendo alle note dolenti, alcuni atleti non hanno rispettato le aspettative riposte nelle loro prestazioni. Sicuramente la delusione più grande arriva dagli uomini dello sci.  Partendo da Dominik Paris, il migliore per quanto riguarda la squadra azzurra. L’altoatesino possiede delle potenzialità enormi ma non sembra sia riuscito a sfruttarle a pieno nelle competizioni che contano. All’età di 28 anni Dominik è approdato a PyeongChang nel momento forse più roseo della sua carriera ma è arrivato un gradino sotto al podio nella discesa libera, rimandando così l’appuntamento con una medaglia.

Peter Fill ha vissuto una stagione tra molti bassi e pochi alti. Il livello nelle discipline veloci è decisamente alto ma da lui ci si aspetta qualcosa di più che un sesto posto nella libera, come altri risultati si aspettavano da Christof Innerhofer che ottiene il tredicesimo posto in tutte e tre le gare olimpiche. La condizione non è sicuramente quella di Sochi 2014; lo dimostrano le opache apparizioni in Coppa del Mondo. Le dichiarazioni a caldo dell’atleta di Brunico dicono questo ma siamo fiduciosi che l’argento olimpico di quattro anni fa si possa riprendere al più presto.
Altra prestazione al di sotto delle aspettative è quella di Dorothea Weirer, soprattutto al poligono, dove nelle prime gare non riesce a trovare il feeling giusto sia con il tracciato che con le condizioni estreme. L’azzurra si riprende nella seconda parte dei Giochi chiudendo al settimo posto l’individuale e al sesto posto la mass start, con qualche rimpianto per l’ultimo poligono.

 

                                        

 

Una nota a parte deve essere fatta per quegli atleti che pur non conquistando alcuna medaglia, hanno dimostrato il loro valore e le loro qualità, come Carolina Kostner. L’azzurra non porta a casa la medaglia per via di un programma corto con qualche imprecisione di troppo, ma nel libero regala spettacolo ed emoziona. Guadagna una posizione e chiude quinta. Anche i ragazzi del curling che dopo aver ottenuto una qualificazione storica, la prima se si esclude Torino 2006, dove la nazionale era qualificata di diritto, riescono a far emozionare. Amos Mosaner e compagni cominciano alla grande e addirittura sognano la semifinale, poi incappano in una serie di sconfitte consecutive che fanno svanire il sogno.

– Ferdinando Piazza

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