EDITORIALE – 4 marzo 2018, dal voto ragionato al voto di pancia

Il 4 marzo 2018 tutti i cittadini italiani saranno chiamati a votare la prossima legislatura e designare il partito di maggioranza (o comunque la coalizione) da cui, successivamente, Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, dovrà scegliere il Presidente del Consiglio dei Ministri. Alcuni lettori, dopo queste prime tre righe, potrebbero pensare “era davvero necessario specificarlo?” La risposta è semplice: sì, era necessario e doveroso. Su diverse pagine – di cui non specifichiamo volontariamente lo schieramento politico – si vedono lamentele trite e ritrite sulla legittimità del Premier Paolo Gentiloni. E se allora non si sa che l’ex Ministro degli Esteri del Governo Renzi è più che legittimato nella sua carica, figuriamoci se si sa chi lo sostituirà e con quali modalità si insedierà.

Costituzione italiana, parte seconda (Ordinamento della Repubblica), Titolo III (Il Governo), Sezione I, articolo 92 rubricato “Il Consiglio dei Ministri“, comma 2: “Il presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri“. E cosa hanno fatto i Capi dello Stato che si sono succeduti dall’ultima legislatura eletta? Hanno semplicemente provvedere a sostituire il capo dell’Esecutivo: Berlusconi, Monti (governo tecnico), Letta, Renzi e adesso Gentiloni.

Le principali fazioni politiche di queste elezioni sono il Partito Democratico, il cui segretario è l’ex Premier Matteo Renzi, alleato con +Europa di Emma Bonino, Civica Popolare della Lorenzin ed Insieme; la coalizione di centro destra dove sono confluiti Forza Italia di Silvio Berlusconi, Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’ Italia di Giorgia Meloni; il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che presenta come candidato Premier Luigi Di Maio. E se da un lato di vanno aggiungendo i partiti derivanti dalla mancanza di coesione della sinistra (Liberi e Uguali di Grasso, Potere al Popolo ecc), dall’altro iniziano a guadagnare consensi i partiti di estrema destra come CasaPound e Forza Nuova.

Ma i partiti sono come delle macchine, senza benzina non camminano. E chi rappresenta la benzina dei partiti? L’elettorato. Un elettorato che preoccupa, in quanto una sua buona parte crede a qualsiasi cosa trovi su Internet. Prendiamo ad esempio la bufala sull’immigrato che viaggiava su una Freccia senza biglietto: la notizia ha fatto il giro d’Italia in pochi minuti ed è servito l’intervento delle Ferrovie dello Stato per smentire il tutto. La cosa preoccupante è che non ci si lamentava del mancato pagamento del biglietto, bensì del fatto che egli fosse un immigrato. Ed è forse questo elemento un motivo di odio? Tutti gli italiani pagano sempre il biglietto del treno, o del bus che sia?  E sotto questo pezzo fioccavano i commenti: la maggior parte suggerisce di spedirli a casa loro, altri affermano che è tutta colpa di Renzi e del PD, altri ancora insultano la Boldrini, altri infine invocano il ritorno del Duce Benito Mussolini.

Andando al di fuori dell’eventuali colpe della sinistra e posto, in via preliminare, che l’attuale tratto che regola i flussi migratori in Italia fu firmato dal Governo Berlusconi nel 2003 (Convenzione di Dublino), è preoccupante come parte della “benzina” di cui parlavamo sopra sia composto da persone che rimpiangono la dittatura. E la critica non va contro l’anziano di turno cresciuto in un ventennio che formava sin da piccolo il bambino, fascistizzandolo al 100%, ma contro quella generazione figlia di uomini che hanno vissuto la guerra e il fascismo. L’unico errore di Mussolini fu allearsi con Hitler, affermano tanti. Siete sicuri? L’Italia sta dando i natali ad una generazione che non impara dagli errori del passato, ma che contesta quelli del presente e che crede a qualsiasi cosa l’Internet ci ponga davanti.

Votare è un dovere civico

Come espressamente riconosciuto dall’articolo 48 della Costituzione, e, ai sensi dello stesso, è un dovere civico. E’ impensabile che la gente vada votare senza informarsi, ignorando ciò che circonda quella scheda su cui noi esprimiamo la nostra preferenza politica. Prendiamo ad esempio il referendum costituzionale: si votò praticamente per mandare a casa Renzi (e qui fu anche causa dello stesso ex sindaco di Firenze che ha commesso l’errore di personalizzare il tutto). Da cosa si evince tutto ciò? Dal fatto che, adesso, diversi programmi elettorali dei partiti che condussero un’agguerrita campagna per il NO prevedono alcuni punti del tanto odiato referendum, come l’abolizione del bicameralismo perfetto. Ma quanti lo sapevano? Certo è che la domanda a cui dovevano rispondere gli italiani mediante un SI o un NO richiedeva non poche competenze tecniche, oltre che una mezz’oretta per leggere senza fretta il testo della riforma.

Questi ultimi anni, inoltre, stanno diventando quelli del dubbio sul diritto di voto, l’arma più potente che il cittadino possa avere. E un’arma potente merita un uso ragionato, conscio della potenza che può sprigionare. Ad oggi, invece, sembra che il voto stia diventando più una reazione di pancia alla politica precedente: la sfiducia in queste ha portato a far definire ogni partito un male e – di conseguenza – a votare il male minore o il male più recente. Questo criterio è certamente fuorviante ed erroneo. Sarà la giovane età e la fiducia nel futuro, ma non si può pensare di votare in questo modo. E dov’è che si può formare il cittadino al voto e all’informazione in merito? A scuola. Perchè non introdurre studi basilari di diritto costituzionale al quarto e quinto anno di superiore? Perchè non creare corsi di formazione politica, non foraggiati dai partiti, in modo tale da far sì che ogni neo maggiorenne possa farsi una propria idea?

Queste elezioni – auguriamoci – che non siano né la morte degli ideali né il trionfo dell’astensionismo.

Fantozzi e le votazioni

Mancano pochi giorni alle votazioni e quindi come Fantozzi è meglio prepararsi

Pubblicato da Il Megadirettore Galattico su giovedì 1 marzo 2018

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