SMART-Plant, il futuro dei depuratori!

Un innovativo progetto europeo, a forte presenza italiana, ha permesso di convertire un impianto per il trattamento delle acque reflue urbane in una vero e proprio stabilimento per la produzione di materie prime. Un nuovo modo di intendere i depuratori, che ha come obbiettivo quello di chiudere il ciclo dei rifiuti.

Efficienza

Lo scorso 12 febbraio è stato inaugurato a Carbonera, in provincia di Treviso, il primo SMART-Plant italiano, una “fabbrica” di materie rinnovabili ricavate dagli scarichi idrici. Un progetto europeo da 10 milioni di euro, finanziamenti del programma Horizon 2020, che ha visto impegnati 25 partner internazionali. Tra cui l’Università politecnica delle Marche e l’Università di Verona.
Si tratta di uno studio su varie tecnologie sperimentali per il recupero di materie prima come cellulosafertilizzanti e, soprattutto, acqua dai rifiuti cittadini, da integrare negli impianti di depurazione già esistenti. Materie recuperate che verranno successivamente lavorate per produrre nuovi beni, chiudendo la catena del riciclo degli impianti di trattamento idrico. Tutto questo abbattendo le emissioni di gas dannosi.

Francesco Fatone, professore all’Università politecnica delle Marche e coordinatore del progetto, ha spiegato al giornale La Stampa

“Da oltre un secolo i depuratori convenzionali a fanghi attivi consumano energia per ossidare quella materia organica dalla quale potremmo ricavare energia e nuovi materiali. Dai reflui possiamo inoltre recuperare nutrienti inorganici come azoto e fosforo, considerati critici per la salute del suolo. E recuperare acqua da destinare all’agricoltura.”

La linea per il trattamento dei fanghi dello stabilimento Veneto è stata dotata di tecnologie capaci di far recuperare circa 700 grammi al giorno di bioplastiche, mentre in un’altra area altri impianti recuperano biologicamente il fosforo. Ma quello italiano è solo un pezzo di un progetto internazionale che conta anche altre fabbriche, che stanno registrando risultati sorprendenti. In Olanda dalla carta igienica usata si recuperano ogni giorno 400 chili di cellulosa. Nel Regno Unito e in Israele si recuperano metanofosforo, azoto oltre a produrre acqua per l’agricoltura. Ma lo studio SMART-Plant non si ferma solo alla tecnologia. Si vuole creare un innovativo modello di business basato sull’economia circolare, per rendere redditivi gli impianti, creare una nuova filiera produttiva e spingere i gestori ad investire per la loro modernizzazione. Un altro aspetto sul quale i ricercatori sono al lavoro è la definizione dell’accettazione sociale e degli standard di qualità delle materie prime recuperate.

Trattamento idrico
Emergenza siciliana

Solitamente gli impianti per la depurarzione sono visti come un costo per le casse pubbliche, non si pensa a loro come ad un investimento. Utili, certo, ma senza una funziona economica che li renda sostenibili. Una poca considerazione che negli anni ha portato molti gestori a non investire per migliorare il servizio.

Un caso emblematico è quello siciliano. Secondo i dati forniti dal Portale dell’Acqua (www.acqua.gov.it), sono state riscontrate ben 324 irregolarità nella depurazione in Sicilia, con 228 comuni su 390 che non depurano come si dovrebbe e che non hanno ancora reti fognarie. I depuratori dell’isola riescono a far fronte soltanto al 54% del carico inquinanti presente nelle acque reflue siciliane. Un dato che è costato all’Italia due condanne della Corte di giustizia europea, con procedure di infrazione che vanno a gravare sulle casse pubbliche e che potevano essere evitate con la messa a norma del sistema di depurazione.
Come se inquinamento e multe non bastassero c’è anche un altro problema legato alle mancanze in questo settore, la siccità. Infatti le acque depurate dovrebbero essere usate per “riempire” le falde ma, in assenza di depurazione, queste finiscono invece nelle fogne andando ad aggravare una situazione già “arida” a causa dai cambiamenti climatici, impoverendo ulteriormente la terra e rendendo più debole la vegetazione. Questo, unito alla mancanza di manutenzione delle tubature, ha portato la città di Palermo sull’orlo del razionamento idrico.

SMART-Plant si propone di stravolgere il nostro modo di vivere e concepire i rifiuti, dando valore a ciò che consideriamo inutile. Un buon esempio di come l’Europa, oltre ad essere bacchettona sui conti, sappia anche innovare.

 

– Claudio Abramo

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