Coca-Cola: to make the world happier!

La Coca-Cola è, senza alcun dubbio, la bibita più famosa di tutti i tempi. Forse, però, non tutti sono a conoscenza della vera storia che si cela dietro la “bevanda nera”. Né di come da semplice rimedio per il mal di testa sia diventato il simbolo di una nazione, se non molto di più.

In un editoriale pubblicato da Ad Age Wendy Clark, il Coca-Cola marketing executive, ha dichiarato che il motivo dell’esistenza della Coca-Cola fosse quello di dare alla gente un momento di sollievo, un momento di felicità. In effetti, non andò proprio così…

Le origini

La prima versione della Coca-Cola risale al 1886 ad opera del Dr. John S. Pemberton di Atlanta, Georgia (USA). Il farmacista combatté nella Guerra Civile e a causa dei danni provocati dalla drammatica esperienza, come molti reduci di guerra, divenne morfinomane. Per liberarsi dalla dipendenza, nociva oltre che dispendiosa, utilizzò le sue conoscenze in campo medico per realizzare un antidoto: apparse la French Wine Coca (o vino francese di coca). Il suo inventore asseriva di aver creato un farmaco miracoloso, in grado di curare qualsiasi malanno: dai dolori cronici alla stipsi, dall’esaurimento nervoso all’impotenza.

Pemberton si ispirò a sua volta ad un elisir d’oltreoceano creato dal farmacista parigino Angelo Marini. Fu infatti egli l’artefice del Vin Marini, una bevanda a base di vino combinata con l’estratto di foglie di coca peruviana, tanto in voga durante la Belle Èpoque tra gli aristocratici e gli intellettuali europei. Pemberton adattò la ricetta alle sue necessità una prima volta, aggiungendo la damiana e la caffeina derivante dalle noci di cola. Ed una seconda volta quando ad Atlanta entrò in vigore il proibizionismo in seguito al movimento per la Temperanza, eliminando la componente alcolica. Pemberton si accorse che oltre ad essere una cura efficace, aggiungendo della semplice acqua gassata, poteva diventare una bevanda “rinfrescante e deliziosa”, godibile da tutti.

Nacque così il predecessore della Coca-Cola, il cui nome dal suono assonante ricorda inequivocabilmente gli ingredienti principali di cui la bevanda si compone. La cocaina, consumata negli ambienti della borghesia dell’epoca, fu rimossa dalla formula agli inizi del Novecento per ovvi motivi, benché alcuni affermino che essa non ne abbia mai fatto parte.

Il brand

John Pemberton non poté godere dei frutti della sua straordinaria invenzione, dal momento che cadde in bancarotta e si ammalò di cancro allo stomaco. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1888, a causa delle ristrettezze economiche, il figlio decise di vendere disperatamente i diritti della formula ai vari partner d’affari. La parte più consistente venne acquistata per soli $2300 nel 1889 da Asa Candler. Il businessman, sfruttando il suo grande fiuto per gli affari ed una bella dose di fortuna, insieme ai soci fondò la Coca-Cola Company ad Atlanta, con l’intenzione di raggiungere e superare obiettivi prima reputati impensabili. Nel 1919 fu quotata in Borsa e a partire dagli anni Venti fu distribuita in tutto il mondo, concretizzando il progetto Coca-Cola Worldwide. In Italia la bibita fu messa in circolazione nel 1927.

Parte della fortuna della bevanda americana va riconosciuta al genio di Mr. Candler che per primo intuì e sfruttò al limite il potenziale propagandistico e seppe muoversi con abilità nel campo pubblicitario, commettendo valide manovre di marketing.

La ricetta segreta

Ad oggi si sa che l’unica formula esistente della Coca-Cola sia stata conservata per anni nel caveau della SunTrust Bank di Atlanta e che sia stata trasferita in seguito in una cassaforte del World of Coca‑Cola della città. La sicurezza posta alla salvaguardia della formula è talmente elevata che solamente due dipendenti ne sarebbero a conoscenza.

La segretezza della bevanda è stata da sempre il suo punto di forza, giacché ha contribuito a costruire un alone di mistero circa la sua realizzazione. Inoltre, è il motivo per cui nel mondo non ci sono eguali. Molti hanno tentato di riprodurla, avvalendosi anche di sofisticati esami di laboratorio, ma senza successo. In realtà gli ingredienti, per volere di legge, sono pubblici e riportati sull’etichetta del prodotto: acqua, zucchero, colorante (E150D), caffeina, acido fosforico (E 338)e aromi naturali. Il mistero dunque ruota attorno le giuste proporzioni e la natura degli aromi, denominati da Pemberton nei suoi appunti come “7x“.

Thisamericanlife.org nel 2011 ha diffuso  la ricetta originale registrata nel diario di Pemberton, che era stata pubblicata “erroneamente” sull’Atlanta Journal Consitution nel 1979 e passata inosservata fino ad ora. Questa metterebbe in chiaro la preparazione della bevanda, rivelando il contenuto del misterioso 7x. Mostra inoltre come gli ingredienti siano tutti facilmente reperibili ed invita ai lettori a prepararla in casa per lasciarsi stupire dal risultato.

Nonostante possa trattarsi davvero di una vecchia versione della bibita che oggi possiamo apprezzare, il dubbio permane.

 

-Federica Ottaviano

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