Blaise Matuidi, la chiave della Juventus

Il legame tra i francesi e la Juventus è un qualcosa che esiste da molto tempo, basti pensare a ThuramDeschamps, per arrivare a Trezeguet, Platini, Zidane, fino al più recente, Paul Pogba. Tutti giocatori differenti, di ruolo, di testa, ma tutti calciatori che in qualche modo fanno parte della storia della società bianconera. Blaise Matuidi col passare del tempo sta dimostrando di essere capace di tenere alta la bandiera d’oltralpe tra le fila della Juventus.

La carriera

Matuidi arriva alla Juventus nel pieno della carriera, dopo esser stato per anni una colonna per il Paris. Il francese muove i primi passi nel Fontenay, per poi arrivare al Troyes: sarà lo scatto per la carriera di Matuidi. Dopo tre anni di militanza tra le fila del Troyes, Blaise viene acquistato dal Saint Etienne, club che porterà il francese all’esordio in Europa League, era il 2008-2009. Al termine del quadriennio con i gialloverdi, Matuidi fa il salto della carriera e nel 2011 firma per il Paris Saint Germain. Con i parigini Matuidi si consacra nel grande calcio, si prende la Nazionale e vince di tutto nei confini transalpini: 4 campionati, 5 Supercoppe francesi, 3 Coppe di lega e 4 Coppe di Francia. Con il Paris arriva anche l’esordio in Champions, nel 2012 contro la Dynamo Kiev. Il legame tra Matuidi e Parigi è forte, ma ad un tratto, causa anche il poco impiego, il francese decide di cambiare aria ed ecco quindi la volontà di vestirsi di bianconero.

Matuidi e la Juventus

Arrivato nel mercato estivo, si è capito da subito che sarebbe stato un uomo importante per Allegri; sicuramente però nessuno poteva immaginarsi che il francese, in fondo, partita dopo partita, sarebbe diventato la chiave dello scacchiere bianconero. Forte fisicamente, Matuidi fa della quantità la sua arma migliore, senza però peccare troppo in qualità: è raro che il francese sbagli un passaggio.

Matuidi voleva la Juventus già da due anni, ma un pò per ripicca e un pò perchè troppo importante, il Paris Saint Germain non l’ha mai voluto mollare prima della scorsa estate, quando il francese, rifiutando il rinnovo di contratto, ha fatto capire di volere a tutti i costi la Juventus: così è stato, al prezzo di 20 mln più bonus, un affare per tutti. I bianconeri erano alla ricerca di un centrocampista a tratti simile, ma su molti aspetti diverso:  Steve N’Zonzi, gigante del Siviglia, anche lui francese. Successivamente, quando Matuidi sembrava impossibile e N’Zonzi si era capito fosse complicato, Marotta e Paratici puntano Nemaja Matic, serbo ex Chelsea, anch’esso un gigante del centrocampo, ma ad assicurarselo è lo United. Ad un tratto la Juve rischia di non prenderlo il centrocampista, ma  grazie al lavoro di Mino Raiola, e alla voglia di Juve di Matuidi, la trattativa con i francesi si sblocca e Blaise Matuidi diventa bianconero.

 

Punto fermo

Con la Juve fino ad oggi sono 24 presenze in campionato, 3 in TimCup e 7 in Champions League. In sostanza Matuidi le ha giocate tutte, fatta eccezione per le tre settimane fermo per infortunio. Il francese abbina quantità a qualità, corsa, inserimenti, ma anche un bel tiro dalla distanza, doti che gli hanno permesso di realizzare 3 gol, tutti importanti, contro Bologna, Atalanta e Verona. Tra i nuovi acquisti, l’ex PSG è quello che da subito si è ambientato meglio, l’impatto col mondo Juve è stato perfetto. Il suo modo di stare in campo, le sue caratteristiche, lo rendono la chiave tattica della squadra di Allegri: più difensivo di Pjanic e Khedira,  Matuidi con la sua forza fisica sposta gli avversari, con la sua corsa è ovunque, con i suoi inserimenti sa rendersi pericoloso: è ciò che Allegri voleva, quando manca il francese la differenza si nota.

E’ ancora sicuramente presto per dire che Matuidi sarà certamente in grado di ricalcare le tracce dei suoi predecessori francesi in bianconero, ma la strada intrapresa dal numero 14 è senz’altro quella giusta.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        –  Marco Cavallaro

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

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