Trionfo di Putin: conquista per la quarta volta la Russia

Con poca sorpresa, Vladimir Putin, è riuscito ad aggiudicarsi per la quarta volta – non consecutiva – la presidenza della Russia. Forte di un consenso che si attesta al 76,67%, il leader incontrastato sulla scena politica euroasiatica, è riuscito altresì a superare i suoi precedenti risultati (63,60% nel 2012, 71,9% nel 2004 e 52,94% nel 2000) estendendo il suo tempo totale in carica per quasi un quarto di secolo. Meglio di lui solo il dittatore Josif Stalin, che restò alla guida dell’Unione Sovietica per circa 30 anni.

 

«Il successo è il nostro destino». Così ha esordito Putin in Piazza del Maneggio, sotto le mura del Cremlino, profittando della festa organizzata per il quarto anniversario dell’annessione della Crimea. La sfida elettorale era chiara: ottenere un consistente margine di vittoria che potesse permettere al vincitore di rivendicare agli occhi del mondo un mandato indiscutibile.

Dopo circa 13 ore di scrutinio, intorno alle ore 21 (19, ore italiane) si sono chiusi in Russia 97mila seggi distribuiti su ben 11 fusi orari. Dalla regione più orientale, la Chukotka-Kamchatka, a quella più occidentale, l’enclave di Kaliningrad. In questa tornata elettorale erano più di 111 milioni gli aventi diritto al voto (di cui “solo” 1,8 i risiedenti all’estero). Tutti chiamati alle urne per eleggere il nuovo Capo di Stato russo e consegnare lui il mandato sessennale con scadenza nel 2024.

In questa tornata elettorale, tuttavia, sette erano gli sfidanti per la corsa verso la poltronissima. Al primo posto troviamo l’agro-imprenditore miliardario, Pavel Grudinin, candidato del Partito Comunista della Federazione Russa (CPRF). Grudinin è diventato famoso ai più per la sua “State Farm Lenin”, una fattoria collettiva “di ispirazione sovietica” i cui dipendenti attualmente percepiscono uno stipendio salariare di quasi il triplo rispetto alla media russa. Circa 1500 dollari per ognuno di essi. Una figura indubbiamente carismatica, sicuramente il principale antagonista del Presidente uscente. Per lui gli exit poll davano un margine di consensi pari al 12/13% dei consensi.

Accanto al prestigioso uomo d’affari troviamo Vladimir Žirinovskij, candidato del Partito Liberaldemocratico di Russia (LDPR). Per Žirinovskij, già vicepresidente della Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, era previsto il 6/7%. La quarta posizione spetta alla giornalista Ksenia Sobchak, che ai aggirerebbe intorno l’1% delle preferenze. Seguono poi il rettore dell’Università Statale di Mosca, Sergej Baburin, il conservatore Boris Titov, l’europeista Grigory Yavlinsky ed il comunista Maxim Suraykin, tutti ricacciati allo “zero virgola”.

«Lavoreremo tutti duramente per il futuro della grande Russia». Poche erano le probabilità che Putin non riuscisse a raggiungere un consenso pieno e consistente. Diversi sono i motivi di un plebiscito così ampio. L’intenzione dell’inquilino del Cremlino era comunque duplice. Da un lato quello di dimostrare al mondo di essere eletto da una maggioranza solida e compatta. Dall’altro quello di essere eletto sulla base di un quanto più ampio bacino elettorale.

Il grande interrogativo che ci si è posti in questi giorni è proprio quello relativo al livello di affluenza, l’unico dato su cui ci si è maggiormente concentrati. Il dato preliminare, fornito dai media russi nelle prime ore di questa mattina, attesta un 63,77% di partecipazione attiva da parte degli elettori. Una percentuale ben lontana rispetto a quel 70% voluto e cercato da Putin.

Gli occhi, però, sono tutti puntati su Mosca e San Pietroburgo. Non soltanto per l’indice sull’affluenza quanto, piuttosto, per le preferenze effettivamente ottenute dal neo Presidente. La mancanza di una maggioranza salda in queste due grandi città, considerate come le due capitali del Paese, vedrebbe la vittoria di Putin senz’altro molto meno trionfale. È in queste due metropoli che si sono consumate le forti contestazioni interne all’indirizzo del leader russo.

Le manifestazioni, per lo più capeggiate da Alexiei Nalvalni erano state oggetto di interesse a livello mondiale. Ricordiamo che il blogger anti-Putin è stato escluso dalle elezioni a causa di una condanna fabbricata, a suo parere, direttamente dal Cremlino. Lo stesso Nalvalni aveva poi invitato a boicottare il voto, invitando anche i simpatizzanti degli altri candidati ad astenersi dall’esercizio del diritto di voto.

Un appello, a quanto pare, non accolto. Tant’è vero che lo stesso Žirinovskij, forte oppositore di Putin, era intervenuto nelle prime ore della domenica elettorale chiedendo alla popolazione di recarsi in massa ai seggi, pur consapevole dell’incontrovertibile risultato a cui si andava incontro.

«Non ci sono state violazioni di rilievo» ha affermato la commissaria russa per i diritti umani, Tatyana Moskalkova. «Nessuna violazione che possa – a detta della commissaria – influenzare l’espressione della volontà dei cittadini russi e che rischia di determinare l’annullamento del voto».

In realtà diverse testate giornalistiche, in particolar modo quelle d’oltre Manica, hanno lamentato diverse irregolarità nelle operazioni di voto e di conteggio delle schede. Mentre mancano dichiarazioni in merito da parte dell’Osce, la Golos (Ong russa) ha denunciato circa 1764 irregolarità ai seggi. Secondo l’organizzazione migliaia di studenti e lavoratori sarebbero stati forzati dai loro superiori ad andare i seggi e fotografare il proprio voto. Eppure, stando ai dati di RosBiznesKonsalting (Rbk), uno dei più grandi gruppi di media russi, gli osservatori impegnati per le presidenziali avrebbero sfiorato il mezzo milione. Più del doppio rispetto alle elezioni del 2012.

Resta indubbio il fatto che la narrazione di una Russia accerchiata da nemici esterni (peraltro sempre gli stessi dal lontano 1917) ha comunque contribuito all’affluenza alle urne, conseguentemente alla vittoria di Putin. «Grazie a tutti i sostenitori per questo risultato – ha esclamato il presidentissimo davanti ad un bagno di folla che trepidante attendeva le prima dichiarazioni del vincitore – Ora è importante essere uniti».

–  Antonio Giuffrida

Credits: Agi, Ansa, BBC News, Corriere della Sera, RaiNews24, SkyTg24

Antonio Giuffrida

Antonio Giuffrida

Studente universitario presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania. Appassionato di politica estera europea ed attualmente editor online presso MILLENNIALS Official.

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