Il Bel Paese – Catania

Catania ha molti problemi”, mi dice Luca. “Ma questo è tipico di molte città”.
Cosa ti ha colpito?, gli chiedo. “Le persone. E il cibo, ovviamente“.

“L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita.”

Johann Wolfgang von Goethe

Ho conosciuto Luca qualche anno fa. Entrambi avevamo una pagina di libri e condividevamo la passione per la letteratura, ma non c’eravamo mai visti. Un giorno, con il suo accento caratteristico del milanese, mi fa “Dino, scendo a Catania”.

Era dicembre, ma quel dicembre siciliano che sa tanto di primavera precoce.
Ammetto di avere un rapporto complicato con questa città e quindi sono rimasto stupito quando Luca mi ha detto che voleva scendere.

Catania

 

Hanno preso una casa su Airbnb nei pressi del Monastero dei Benedettini e mentre lo aspetto mi soffermo a osservare questa imponente struttura. Ora è la sede del DiSUM, il Dipartimento di Scienze Umanistiche e infatti accanto a me, in versione da turista, passano tanti ragazzi e ragazze. Mi fermo un attimo, in attesa, e guardo le bancarelle dei libri. Il proprietario è un uomo sulla quarantina. Un tipo semplice, più un libraio che un venditore. C’è un bel sole e scambiamo volentieri due parole.

“Le persone…”

Luca mi raggiunge. Si scusa per il ritardo, inesistente, con una solerzia che mi è sconosciuta. Qua sembra andare tutto più lento, gli dico. I ritmi sono sicuramente più distesi e ci si può fermare a fare due chiacchiere con il venditore di libri sulla via.
Mi abbraccia come un caro vecchio amico, memore di tutti i discorsi fatti in chat e questo gesto sembra abbattere lo stereotipo che vuole una contrapposizione tra il Sud, socievole e aperto, e il Nord, più freddo e introverso.
Arrivati nell’appartamento preso in affitto mi presenta le sue compagne di viaggio: M. una ragazza cinese che è stata sua ospite per uno scambio culturale e I. che ha conosciuto tramite M.

Decido che non possono andare via da Catania senza aver assaggiato la vera granita siciliana e così decidiamo di sederci in un bar e fare colazione. È dicembre, ma non rimaniamo delusi e davanti ai nostri occhi spiccano le tonalità chiare delle granite ai frutti.

Mi dicono che sono stati ad Acireale, con una loro amica che ha fatto da Cicerone accompagnandoli in auto in lungo e in largo, che hanno fatto amicizia, il primo giorno, con un paio di ragazzi che gli hanno consigliato un posto dove mangiare.

“… E il cibo, ovviamente”

Ma mangiate la carne di cavallo?“, mi chiede. È una domanda ricorrente, ma ogni volta mi fa sorridere, anche se non ricorderò mai lo sguardo sbigottito e incredulo di S., mezza italiana e mezza olandese, mentre mi faceva questa domanda. La mangiamo, sì. Ed è ottima.
Li porto al Monastero dei Benedettini, I. è appassionata di montagna e sembra entusiasta all’idea di vedere l’Etna sullo sfondo. Le spiego che il Monastero, unico nel suo genere, è stato minacciato dalla lava e che la montagna di pietra che si vede entrando è un ricordo di quel momento. Terrificante, e insieme bellissimo.

Il chiosco di Villa Bellini (CT)

 

“U Liotru”

Racconto loro la storia del Liotru, l’elefante simbolo di Catania. Rimangono colpiti e fa sorridere sentire i diversi accenti mentre cercano di pronunciare questa parola per loro così strana.
La storia del Liotru è la storia della città, della formazione di un’essere vivente a partire dalla materia grezza come la pietra vulcanica. Un materiale abbondante e perciò ricorrente, una maestria elevata ad arte.

Felici mi raccontano che si sono fermati a un chiosco per prendere un caffè. Senza che dicessero nulla insieme alla tazzina fumante gli portano anche dei bicchieri d’acqua. Sorrido.
Mi dice che si sono fermati a parlare con il proprietario, li ha riconosciuti come turisti e ha fatto provare loro il seltz con limone e sale. “Ce l’ha offerto“, mi dice stranito, ma felice.

Li porto al Chiosco della Musica in Villa Bellini e li ci separiamo.
“Chiamami se hai bisogno, per qualsiasi cosa”, gli dico.
“Grazie, ma per pranzo siamo con quei ragazzi che abbiamo conosciuto il primo giorno, ci portano a mangiare in via Plebiscito“.

Ci salutiamo, vado via. Un sole pallido illumina i loro volti, mi piace questo timido inverno.

Non mancate al prossimo appuntamento, parleremo di Venezia.

Venezia

 

Ti sei perso qualche appuntamento? Qui abbiamo parlato di Firenze!

(Crediti foto: Leandro Neumann Ciuffo)

                                                   – Dino Greco

Dino Greco

Dino Greco

Studente di ingegneria, la mia passione per la scienza e la tecnica si fonde con quella per i viaggi e la letteratura. Il sogno nel cassetto? Fare divulgazione scientifica.

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