Catalogna: il Tribunale Supremo emette nuovi ordini di arresto

Pablo Llarena, giudice del Tribunale Supremo spagnolo, ha disposto ieri l’arresto per i cinque politici indipendentisti catalani, formalmente accusati di sedizione e ribellione, reati per i quali si rischia una condanna fino a 30 anni di reclusione. La mano pesante della giustizia madrilena ha altresì riattivato i mandati di arresto europeo nei confronti dei leader che, dopo la dichiarazione di indipendenza della Catalogna approvata dal Parlament regionale, erano scappati a Bruxelles per evitare il fermo giudiziario da parte delle autorità spagnole.

 

Uno dei destinatari del mandato di cattura è proprio l’ex Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont,  che, fino a ieri, si trovava in trasferta all’Università di Helsinki per una conferenza di due giorni. Nella mattinata di sabato il suo legale, Jaume Alonso Cuelillas, aveva assicurato l’intenzione del leader di presentarsi dinnanzi alla polizia finlandese. Il tutto prima di venire a sapere che il leader era pronto a ritornare a Bruxelles, dove vive ormai da quattro mesi. A riferire del suo ritorno anticipato è stato il deputato finalese, Mikko Karna, che aveva personalmente invitato Puigdemont nel suo Paese. È così che la Spagna, che aveva in precedenza emesso un mandato di cattura europeo nei confronti dell’ex Presidente catalano, ha dunque provveduto ad emettere una ulteriore richiesta di arresto del fuggitivo in territorio belga.

I rinviati a giudizio

Il Tribunale Supremo, incaricato dei processi verso i leader scissionisti catalani, ha formalizzato le accuse nei confronti di 25 persone, asserendo che il piano per la secessione non sia mai stato realmente abbandonato. Anzi, a detta del Tribunale, il progetto «è in attesa di ripartire». Tredici sono i rinviati a giudizio. Altri dodici gli accusati per malversazione di fondi ed altri reati minori.

Tra i cinque politici arrestati ieri troviamo Jordi Turull, ex consellers del Governo Puigdemont. Turull era stato a gran voce acclamato come prossimo Presidente della Generalitat, visto dai più come il degno successore di colui che aveva guidato la spinta indipendentista catalana. I restanti quattro sono Josep Rull, ex Ministro dello Sviluppo, Raul Romeva, ex ministro degli Esteri, Dolors Bassa, ex Ministro del lavoro e Carme Forcadell, ex presidentessa del Parlamento catalano. Tutti membri dell’ultimo Esecutivo e tutti arrestati (e rilasciati su cauzione) alla fine dello scorso anno.

 

Tra gli altri leader rinviati a giudizio (oltre a Carles Puigdemont, oggi in esilio in Belgio) troviamo, Oriol Junqueras, ex vicepresidente catalano, e Jordi Sánchez, presidente dell’Assemblea Nazionale catalana (ANC). Entrambi attualmente in carcere preventivo presso la capitale spagnola. Seguono Joaquim Forn, ex Ministro degli interni, e Jordi Cuixart, leader di Omnium (una delle più importanti organizzazioni indipendentiste della regione). Chiudono le fila Clara Ponsati (in esilio in Scozia), Toni Comìn (in esilio in Belgio).

La fuga di Marta Rovira

L’Alta Corte ha disposto l’arresto anche per Marta Rovira, la segretaria generale di Equerra Republicana de Catalunya (ERC). Rovira, però, si è sottratta al mandato di cattura fuggendo nella notte di giovedì scorso in Svizzera. La leader ha poi pubblicato una lettera in cui spiega di aver preferito la via dell’esilio per poter continuare a sostenere (con più libertà) l’indipendenza del suo Paese. «Mi sento triste ma avrei vissuto in silenzio. – Si afferma nel comunicato dell’esponente indipendentista – Sento la mia libertà di espressione censurata dai tribunali che intimidiscono e applicano, spudoratamente, criteri politici».

La Svizzera, attualmente, ospita anche Anna Gabriel, esponente del partito indipendentista della sinistra radicale (Cup), che nell’ultima legislatura aveva ampiamente appoggiato l’Esecutivo di Puigdemont. È stata invece archiviata la causa contro l’ex segretaria generale del PDeCat, Marta Pascal, e dell’ex presidente dello stesso partito, Artur Mas.

La decisione

La decisione del giudice Llarena ha provocato una profonda ed intensa ondata di indignazione. Nella sentenza di 70 pagine, il magistrato ha giustificato le accuse e i mandati di cattura mosse ai ribelli per i reati commessi dagli stessi in occasione delle manifestazioni indipendentiste dello scorso anno. I “sovversivi” avrebbero infatti incitato, a parere della Corte, una massa di cittadini contro le forze dell’ordine pubblico dello Stato centrale. Il tutto con il solo scopo di ottenere da questo l’indipendenza. Il gip ha infine paragonato la ribellione di settembre/ottobre al tentato golpe del 23 Ottobre 1981. Ci si riferisce al colpo di Stato organizzato e tentato (senza successo) da un folto gruppo di militari della Guardia Civil. Llarena non ha tuttavia ancora disposto alcuna data per il processo dei leader richiamati all’ordine.

Le reazioni

Il Parlamento catalano, riunitosi ieri per eleggere il nuovo Presidente della Generalitat, ha dovuto interrompere i suoi lavori. Il Presidente del Parlament, Roger Torrent, si è visto costretto a sospendere la sessione di investitura di Jordi Turull, attualmente in stato di arresto preventivo. La sessione si è, pertanto, trasformata in un simbolico dibattito senza diritto di voto, con un forte attacco avverso le istituzioni madrilene. Torrent ha poi esortato le parti in Aula a formare «un fronte comune in difesa della democrazia e dei diritti fondamentali».

Il tutto mentre non si smorzano le manifestazioni ai danni della polizia statale. Gli scontri si sono concentrati principalmente in Calle de Mallorca (Barcellona) di fronte alla Delegazione del Governo spagnolo. Nel capoluogo regionale la polizia ha poi caricato i manifestanti al fine di tenerli a distanza dall’edificio assediato. Sale a 35 il bilancio dei feriti negli scontri tra le forze di polizia ed i contestatori. Le proteste, tuttavia, divampano in ogni dove della Catalogna al grido comune «Units contra la repressiò».

– Antonio Giuffrida

Credits: BBC News, Corriere della Sera, La Repubblica, SkyTg24

Antonio Giuffrida

Antonio Giuffrida

Studente universitario presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania. Appassionato di politica estera europea ed attualmente editor online presso MILLENNIALS Official.

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