La crisi dei debiti sovrani

 Gli squilibri finanziari dei paesi nascono dalla precedente crisi del 2007

Giornalmente sentiamo parlare di crisi e di come i governi stiano facendo davvero poco per risolverla. Eppure non è proprio così. Oggi l’Europa è stata investita dalla crisi dei debiti sovrani, che non si deve confondere in buona fede con la crisi scoppiata nel 2007, la quale è l’origine della seconda.

La crisi del debito sovrano nell’Eurozona affonda le proprie radici nella crisi del settore dei mutui residenziali statunitensi. Difatti in seguito a quest’ultima, numerosissimi istituti di credito europei hanno incontrato molte difficoltà e di conseguenza dovettero essere salvati mediante interventi pubblici. Questi interventi però, hanno avuto anche alcuni contraccolpi negativi come quello di esasperare gli squilibri delle finanze pubbliche dei Paesi più vulnerabili.

Molti paesi industrializzati dell’Eurozona hanno registrato una variazione negativa del PIL. Per quanto riguarda l’Italia, solo nel 2009 la contrazione è stata del 5%, potendola tranquillamente classificare come una delle più gravi recessioni dal dopoguerra. Già nel periodo antecedente alla crisi dei debiti sovrani, i vari paesi membri dell’UE mostravano chiare e significative differenze nelle finanze pubbliche; in primis la Germania si caratterizzava per un’economia più solida e un debito pubblico di gran lunga più contenuto. La situazione non era analoga per i cosiddetti paesi periferici che rientrano nell’acronimo PIIGS( Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna); caratterizzati da economie più vulnerabili legati a dinamiche non sostenibili del debito pubblico, a causa dell’indebitamento accumulato negli anni, all’incremento incontrollato del deficit e ai bassi tassi di crescita del PIL e, infine, degli oneri delle operazioni di salvataggio degli istituti bancari in crisi.

La crisi inizia in Grecia

Nel 2009 il premier greco George Papandreu rivela pubblicamente che i bilanci economici inviati all’UE erano stati tutti falsificati, con lo scopo di garantire l’entrata da parte di quest’ultima nella Zona Euro. Da qui allora si innescò il timore di una crisi del debito sovrano da parte degli investitori sulla capacità della Grecia nel rispettare gli obblighi di debito, a causa dell’enorme debito pubblico tenuto nascosto, e con il timore che continuasse a crescere.

Tutto ciò comportò una crisi di fiducia messa in evidenzia da un allargamento dello spread di rendimento delle obbligazioni e il costo di un’assicurazione contro i rischi rispetto agli altri paesi della zona euro, soprattutto la Germania.

Dalla Grecia la crisi si sposta nei cosidetti paesi periferici.

La crisi ha avuto inizio nei paesi periferici come Portogallo, Irlanda e Grecia, per poi estendersi e raggiungere tutta la sua gravità nel 2011, quando furono investite Spagna e Italia. Fin dal principio sono state varate delle contromisure come ad esempio nel maggio 2010 i paesi dell’Eurozona e il FMI hanno approvato un prestito di 110 miliardi di euro alla Grecia. A novembre dello stesso anno, emerge la crisi del sistema bancario irlandese che conta una perdita di oltre 85 miliardi di euro. Le istituzioni europee accompagnate dal FMI accordano un aiuto finanziario che ammonta a 85 miliardi.

La crisi si fa pericolosa, interviene la Troika.

Nel maggio 2011 UE, BCE, FMI la cosiddetta “troika” concedevano al Portogallo un aiuto di ben 78 miliardi di euro. Sono state varate da parte dei governi nazionali sotto richiesta dell’UE, manovre di contenimento della spesa( la cosiddetta austerity) che in principio fu attuata dai governi in difficoltà; in seconda fase, è stata adottata da tutti gli altri stati membri.  Se da un lato con l’austerity si ottenevano determinati risultati, d’altra parte questa manovra ha portato ad un rallentamento della crescita e alla recessione. L’UE è intervenuta mediante,il fondo europeo di stabilità finanziaria costituito dai membri dell’UE nel 2010. L’UE ha fornito aiuti, concedendo prestiti, ricapitalizzando banche e comprando titoli di debito sovrano; una misura che ha portato a bloccare temporaneamente l’emorragia.

Da qui in poi è scesa in campo la BCE con alcune contromisure risultate positive ed efficienti. Difatti hanno dimostrato come oramai la banca centrale e gli altri organismi internazionali abbiano in mano la gravità della crisi. Le condizioni di mercato eccezionali generate dalla crisi del debito sovrano hanno ostacolato, tuttavia, la trasmissione all’economia reale delle azioni di stimolo adottate dalla BCE. In particolare la frammentazione del mercato finanziario unico ha impedito alle misure di politica monetaria di generare un miglioramento delle condizioni di accesso al finanziamento per le banche dei paesi più esposti alla crisi.

La BCE interviene con un programma.

La BCE, nei primi mesi del 2015, ha attuato un nuovo programma EAPP ( cosiddetto “quantitative easing”), messo in atto a marzo dello stesso anno. Mediante questo piano la BCE immette nuova moneta nei mercati comprando i titoli di proprietà delle banche( che sono i principali acquirenti dei titoli). Coerentemente, il denaro ottenuto dalla vendita dei titoli, rende più semplice l’accesso al credito ai clienti della banca. L’attuazione di quest’ultimo programma ha causato la riduzione dei livelli dei debiti sovrani in tutta l’area eurozona. Di conseguenza, la percezione del rischio si è notevolmente attenuata. Il calo dei rendimenti di titoli pubblici ridurrà la spesa per il servizio del debito. Tutto questo renderà più agevole la realizzazione delle misure di contenimento del deficit da parte dei paesi con maggiori squilibri di finanza pubblica.

 

Giuseppe Lombardia

Crediti: Consob

Giuseppe Lombardia

Giuseppe Lombardia

Mi chiamo Giuseppe Lombardia, ho 21 anni e studio economia e commercio all’università di Catania. Sono appassionato di politica e storia.

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