Il Bel Paese – Sciacca (cronaca di un lungo viaggio in auto)

Con Mauro ci siamo conosciuti anni fa. Un gigante buono di quasi due metri che ogni volta che mi abbraccia per salutarmi mi incrina un paio di costole. È nato a Sciacca, in provincia di Agrigento, o Girgenti, se preferite. Un paese di circa quarantamila abitanti, famoso per il suo carnevale.

Io, prima di conoscere lui, Sciacca non l’avevo mai sentita nominare. Una grave mancanza.

Questa cittadina da un lato ha il mare e dall’altro, particolarità di quest’isola, si alza una collina. Con i suoi quasi 400 metri sorge quella che i locali, forse con eccessivo ottimismo, chiamano Monte San Calogero, ma in ambienti più formali è conosciuto come Monte Kronio. Di San Calogero prende anche il nome “La Stufa”, un impianto termale antichissimo, conosciuto già dai sicani, gli abitanti storici di questa parte della regione.

Carnevale di Sciacca 2011

 

Sul come siamo arrivati lì in un viaggio attraverso metà Sicilia, è un’altra storia.

Eravamo seduti al bar. Quando un siciliano racconta una storia solitamente c’è di mezzo un bar e almeno un paio di caffè. Poi, di contorno, possono anche esserci delle persone, qualche amico.

Dario ha lo sguardo perso nel vuoto, è una sua caratteristica. Fissa il vuoto per qualche secondo, poi ti guarda con l’aria di chi la sa lunga e ride. Non si cura della tua domanda.
Ma allora? Per me possiamo andare“, dice Salvo gesticolando vivacemente con le mani. “I biglietti costano poco, ci facciamo questo giro“.
Siamo seduti sotto la veranda, fa fresco. Sono uscite le date del tour di Museica e i fan del cantante pugliese sono usciti allo scoperto. La data migliore, per noi siciliani, è a Sciacca. Agrigento.

Decisi per il sì, facciamo i biglietti. Paghiamo 18 euro e ci sentiamo felici per quel prezzo chiaramente politico.
Studiamo il percorso su Google Maps. Quattro ore.

È agosto. Fa caldo e i negozi sono quasi tutti chiusi.
Entriamo in un panificio e la proprietaria è confusa dalla nostra presenza lì. Non abbiamo un bell’aspetto, abbiamo fatto una levataccia e siamo comunque in ritardo.
Ci fermiamo per un caffè, facciamo il punto della situazione che dura circa trenta secondi e verte su cosa ascoltare in auto.

Sì, perché in fondo i viaggi in auto si riducono sempre a questo: che musica ascoltare?

Caparezza non mi piace perché è troppo politico, troppo politico, troppo politico…

Siamo decisi e compatti nel non voler ascoltare Caparezza. “No no, niente Capa“, dice Salvo. “Se no poi finisce che non ne possiamo più e non ci godiamo il concerto“. Nessuno ha la forza per controbattere e quindi ci arrendiamo alla sua playlist. Si passa da De Andrè ai Rammstein, ma non mancano i Pink Floyd e il Casto Divo.
Accoppiate improponibili, ma funzionano.

Maciniamo chilometri. Io, buttato sui sedili posteriori, sono in dormiveglia. Il vantaggio di essere alto solo un metro e settanta-e-qualcosa si fa sentire. Dario, con il suo metro e novanta, soffre da impazzire. È il nostro guidatore designato, ma stoicamente decide di non fare alcuna pausa.
Salvo è sul sedile passeggero, si occupa della musica e ogni tanto controlla il navigatore.

La strada è praticamente deserta e troviamo anche dei lavori in corso. Una piccola deviazione, niente di che. Accanto a noi sfreccia un enorme camper. Vediamo i loghi e capiamo che è quello della band al completo. Dario suona il clacson a tutto spiano e nel silenzio e nella pace si sente soltanto il nostro saluto.
Non ricambiano.

Arriviamo a Sciacca e siamo folgorati da questa splendida cittadina. Io c’ero stato anni prima, ma non ricordavo fosse così bella.
Fermiamo l’auto. Scendiamo e le gambe sembrano non voler collaborare. Ci guardiamo in faccia, sembriamo distrutti.
Lasciata la macchina andiamo in spiaggia.

“Cosa ti manca della Sicilia?”
“U scrusciu du mari”

Mi addormento.
Mai idea fu più stupida. Il sole batte forte e mi ritrovo completamente ustionato.

Nel frattempo Mauro ci raggiunge. La sua accoglienza è squisita e si offre di ospitarci, offerta che cogliamo al volo, felici di non doverci accampare con la tenda.

Cala la sera. Abbiamo disfatto i bagagli e ci prepariamo.
Le mie spalle sono rosso fuoco, dello stesso colore della maglietta che avevo comprato in occasione del primo tour di Museica.
Il concerto si svolge in piazza, a quanto pare fa parte di una serie di festeggiamenti e concerti. Ci sono persone di tutte le età e accanto a delle ragazze con i capelli tinti di blu vediamo una madre con i bambini.

Caparezza

 

Troviamo un angolo. Il concerto inizia ed è uno show.
Io ho la metà dei suoi anni e non riesco a stargli dietro mentre canta e salta per tutto il palco.

Siamo stremati. Mi butto a letto e mi addormento al volo.

La mattina ci alziamo. I genitori di Mauro ci invitano a fare colazione. Persone splendide, ci dicono di trattenerci, ma dobbiamo andare.

Riprendiamo l’auto e vediamo scorrere davanti a noi il mare. Non abbiamo visto la Scala dei Turchi, ma rimedieremo. Non si può stare molto senza questa meravigliosa terra.

(Scorsa settimana avevo detto che avrei parlato di Venezia, ma se n’è occupata la nostra Maya Rao in questo articolo)

Crediti foto: Antonio Cinotti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          –  Dino Greco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *