“The Hate You Give”, quando la paura uccide

“Ragazzo di colore ucciso: era disarmato, ma il poliziotto aveva paura di venire attaccato”

Quante volte avete sentito una notizia simile a questa?
Cambia il nome del ragazzo, la sua provenienza, l’età, ma le dinamiche sono quasi sempre le stesse. Un abuso di potere da parte della polizia che crede di avere il diritto di uccidere una persona per paura di essere attaccato.
Paura che nasce dal colore della sua pelle.
The hate you give”, libro di Angie Thomas, analizza proprio questo problema, utilizzando una narrazione semplice, adatta ai giovani lettori, vissuta dal punto di vista di una testimone. Testimone ma comunque vittima.

(“The hate you give“, edito da Giunti nel 2017. È in produzione un film tratto dal romanzo.)

Starr Carter ha sedici anni, è in macchina col suo amico Khalil quando una volante della polizia li ferma, non spiegando nemmeno il motivo. Quando il ragazzo dà le spalle all’agente per aiutare la sua amica, quello gli spara.
Il romanzo segue la vita della ragazza dopo gli eventi, dal suo coraggio nel testimoniare e ciò che ne consegue, inclusa l’ingiustizia e le rivolte di quartiere.

“Sembra  che non facciano altro che parlare di quello che potrebbe aver detto, fatto o non fatto.
Non sapevo che un morto potesse essere incriminato per il suo stesso omicidio.”

Col suo stile chiaro e giovanile il romanzo sputa in faccia la realtà dei fatti. Il razzismo è così radicato nel mondo che è difficile vedere la verità. Discriminazione, luoghi comuni, accuse e atti di supremazia nascono tutti dallo stesso luogo, la paura del diverso.


La tematica è tra le più attuali, tant’è che vengono nominati alcuni ragazzi realmente uccisi dalla polizia, casi che spesso passano in sordina ma trovano spazio su Twitter, grazie anche al movimento #BlackLivesMatter.
Solitamente proteste pacifiche simili alla March for our lives per il guncontrol.

Come possono cambiare le cose?

E’ difficile dare una risposta, perché prima di tutto bisognerebbe cambiare un pensiero, sradicare la paura e ogni forma di razzismo.
Pur non essendo semplice, ci sono passi che possono farci avanzare. Un esempio è questo libro, una denuncia che vuole aprire gli occhi su una realtà troppo taciuta.

Un altro esempio è il cinecomic Marvel Black Panther, che con metafore nemmeno troppo velate mostra come la popolazione nera sia sempre stata considerata inferiore, senza nulla da offrire.
Nella cornice marvelliana lo stato più povero del mondo è in realtà quello più avanzato tecnologicamente, il suo popolo è unito e forte, va contro i pregiudizi esterni.
Il film ha avuto un forte impatto – con incassi di 630 milioni di dollari – ed ha unito le comunità nere di tutto il mondo al grido di Wakanda forever.

Giulia Licciardello 

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