Mercato del lavoro e Rivoluzione Industriale: la ricerca OCSE

Lavorare nella Rivoluzione Industriale 4.0

Non sarà un cambiamento repentino, questo è certo, ma l’applicabilità delle nuove tecnologie (l’Intelligenza Artificiale in particolare) a diversi settori del mercato del lavoro preoccupa molti addetti ai lavori, tanto da attirare l’attenzione dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che ha da poco rilasciato un’interessante ricerca in merito.

La ricerca

I ricercatori dell’OCSE hanno raccolto i dati di 32 dei Paesi membri dell’organizzazione per esaminare lo stato dell’arte dei rapporti fra lavoro e tecnologia. L’analisi, poi, ha proceduto ad esaminare in quale percentuale l’avvento dell’innovazione avrebbe avuto un impatto su quei mercati. Introducendo le tecnologie più avanzate, quante posizioni lavorative diverrebbero obsolete in questi Paesi?

Dal lavoro svolto emerge che alcuni Stati saranno più pronti di altri ad affrontare “l’avvento dei robot”. Le ricercatrici Ljubica Nedelkoska e Glenda Quintini hanno dichiarato: “In generale, il mercato lavoro nei Paesi Anglo-Sassoni, del Nord Europa e in Olanda presenta aree di automazione minori rispetto ai paesi dell’Est Europa, del Mediterraneo, di Germania, Cile e Giappone“. 

I risultati

Il peggior punteggio si riscontra in Slovacchia, dove l’OCSE ha registrato il 33% di possibilità di automazione, o di interi processi o nella loro larga parte. A seguire, il 25% in Slovenia, e il 23% in Grecia. 

La medaglia d’oro alla lungimiranza, invece, spetta alla Norvegia. Nella terra scandinava, soltanto il 6% circa dei lavori presenta alte possibilità di automazione. Altri casi virtuosi sono il 7% della Finlandia, e l’8% della Svezia.

La media registrata fra tutti i 32 Paesi è del 14%.

Interessante è il caso degli Stati Uniti, casa della mitica Silicon Valley, in cui il 10% del mercato del lavoro è ad alto rischio. La percentuale, però, sale al 40% considerando i lavori ad alto rischio non di estinzione, ma di cambiamento: l’impatto, forte, si registrerà anche lì.

Il bel Paese, fra gli ultimi ma non fra i peggiori, registra una percentuale di aree di possibile automazione, e quindi di possibile cancellazione di posti di lavoro intorno al 30%.

L’analisi, oltre a porre l’accento sull’importanza dell’innovazione, lancia un nuovo chiaro allarme politico: ogni promessa di aumento dei posti di lavoro è una bugia, e ogni strategia economica vana.

La soluzione, però, esiste: istruire la popolazione, indicarle le competenze necessarie per fronteggiare l’alba di un nuovo mondo, anche del lavoro. Bisogna non che si prometta, ma che le si accompagni in questo difficile periodo di transizione che, tipicamente, ogni Rivoluzione Industriale ha affrontato.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              – Giulia Carnevale

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