Gopniki: 100 anni di un fenomeno made in Russia

Col termine “gopnik” si identifica in maniera spregiativa un giovane di basso rango sociale e culturalmente povero. Ma non solo. Breve storia di una subcultura che ha spopolato in Russia e nelle ex repubbliche dell’URSS negli anni ’90, e che resiste ancora oggi.  

Se si chiedesse a un russo oggi di descrivere un gopnik, questi immaginerebbe subito un rozzo masticatore di semi di girasole, che sputacchia qua e là insulti e imprecazioni. Con questa parola totalmente intraducibile in altre lingue, si concretizza una figura che rispecchia la cultura slava più underground che possa esistere al mondo.

In principio però, il “gopnik” era una prerogativa solo di Pietrogrado.  Un secolo fa, sotto questa etichetta, si raggruppavano semplicemente i clochard. Era il GOP (Gorodskoe Obščestvo Prizrenija, Società Comunale di Carità) ad occuparsi di loro,  e da qui la loro denominazione di GOPniki. 

Prima della Rivoluzione, la loro povertà li costringeva a rubare o a chiedere l’elemosina, ispirando chiaramente compassione. Successivamente, nell’ambiente rivoluzionario, quella categoria andò a identificarsi nel sottoproletariato; erano tutti cittadini coesi nell’ideale, così caro nel 1917, del prendere e dividere tutti i beni privati. Un ideale non sempre però concretizzato in maniera positiva: è con questa scusa che il popolo dei gopniki divenne a tutti gli effetti una piccola società di delinquenti. Se ci si volesse fare un’idea più precisa del gopnik post-rivoluzione, si può analizzare la figura di Šarik, protagonista del capolavoro bulgakoviano Cuore di cane. 

Improvvisamente dopo la guerra, il vocabolo non solo si diffuse al di fuori di San Pietroburgo, ma assunse una accezione sempre più dispregiativa. La Russia sovietica aveva tolto la Società Comunale di Carità e la gente associava al “GOP” sia una casa di accoglienza per barboni sul viale Meždunarodnyj, che l’Associazione Cittadina del Proletariato in piazza Vosstanie. Dalla pietà si è passati al disgusto e alla paura verso di loro. Erano, a tutti gli effetti, i nuovi teppisti sovietici, pronti a terrorizzare chiunque fosse “straniero”.

Durante gli anni ’80 i gopniki divennero un tutt’uno con le classi sociali più basse. Quella era l’epoca delle sottoculture giovanili, e in qualche modo queste si coalizzarono tutte contro di loro. L’odio e il disprezzo la fecero da padrona, perché ciò che spaventava era il “diverso” dalla norma: i gopniki, appunto.

Solo negli anni ’90 i gopniki si crearono una identità precisa, anche nel vestiario e nei comportamenti. Avere un atteggiamento da teppistello, commettere piccoli reati e immaginare la prigione un luogo tutto sommato “romantico” erano i tratti distintivi del gopnik per eccellenza. Assumere questi determinati comportamenti permettevano all’individuo in questione di acquisire “valore” di fronte ai suoi simili. La posizione preferita per sedersi? Accovacciandosi in squat. La loro uniforme? Cappellino e tuta Adidas, con le righe trasversali. Very bossy.

«Nello stesso modo in cui il tirannosauro attraverso l’evoluzione è diventato una colomba, il gopnik ai nostri occhi è ormai diventato un ragazzo magrolino con un taglio di capelli stupido, che si presenta a tutti come fosse un brand manager, ma in realtà lavora in un negozietto di telefonia, dove riesce a intascare abbastanza soldi per comprare una Nissan Almera di seconda mano per poi amarla più di ogni altra cosa al mondo» è un altro identikit fornito da una nota rivista umoristica russa.

Oggi questo fenomeno 100% slavo è quasi a tutti gli effetti un culto. Si sprecano i riferimenti a loro (per schernire, o per lasciarsi semplicemente influenzare da una sana voglia di trash) in tutti i campi: dalla musica alla politica. Alcuni esempi? I protagonisti del videoclip “Vip”, della band russa  “Leningrad”, sono proprio una coppia di gopniki. Ma il termine è stato usato anche per offendere avversari politici: da quelli ucraini, passando per Putin fino agli attivisti di Maidan. Un vero e proprio insulto che viene utilizzato per chiunque si comporti in maniera aggressiva e sgregolata. Ma in fondo,il gopnik si nasconde in ogni turista russo in giro per il mondo: lo si riconosce dai suoi abbinamenti improbabili fatti da pantaloni sportivi e ciabatte, ubriachi di cognac, molestando a destra e a manca con i loro scherzi gli altri vacanzieri ignari.

Chiara Grasso

 

 

Chiara Grasso

Chiara Grasso

Catanese trapiantata a Bologna, sono una specializzanda in letteratura russa e inglese. Amo viaggiare, leggere, scoprire e, naturalmente, scrivere: di cultura, di moda e di tutto ciò che fa tendenza.

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