Non fare il portoghese! – La curiosa storia di un modo di dire

La nostra quotidianità è dominata da parole e battute di cui a volte non comprendiamo il senso. Come l’espressione “non fare il portoghese”, una frase divertente che non è nata in Portogallo.

Scroccone!

Un modo di dire conosciuto da nord a sud. “Fare il portoghese” è diventato oramai d’uso comune e il significato è cosa nota: serve ad indicare tutti coloro che usufruiscono di un servizio senza pagare quanto dovuto. Come ad esempio chi sale in autobus, tram o metro senza pagare il biglietto, mischiandosi tra gli utenti per sfuggire ai controllori.
Quello che non tutti sanno è la storia di quest’espressione, che ha più a che fare con le brutte abitudini degli italiani che non dei portoghesi.

Un re generoso

Tutto ha inizio nei primi decenni del XVII secolo. Il re del Portogallo, Giovanni V di Braganza, guidava all’epoca una delle nazioni più floride del continente grazie alle enormi ricchezze provenienti dal Sud America. Oro, diamanti e minerali preziosi del Brasile inondarono il piccolo Stato affacciato sull’Atlantico a tutto beneficio del sovrano e della sua corte.
Ma tanta ricchezza è nulla se non puoi sfoggiarla. I primi anni del settecento furono caratterizzati da enormi spese da parte dei Braganza che, tramite i loro ambasciatori in giro per l’Europa, finanziarono opere monumentali al fine di dimostrare la potenza e lo splendore di Lisbona.

Giovanni V di Portogallo
Un ritratto di Giovanni V di Portogallo

Mossa politica

Non era solo una questione di prestigio, ma soprattutto una precisa logica politica. Il monarca aveva accentrato la sua politica estera sulla neutralità, in modo da proteggere il suo paese da eventuali “tubolenze” delle grandi potenze continentali. Sovvenzionando eventi mondani, i lusitani riuscivano a vendersi come “amici” di tutti. Anche la corte del Papa a Roma usufruiva di simili sovvenzioni. Tra l’altro il Portogallo era un paese a maggioranza cattolica, legittimare il proprio potere attraverso il benestare del pontefice era fondamentale per Giovanni V.

Teatro Argentina

Le iniziative dell’ambasciata del Portogallo nell’Urbe furono molteplici. Gli eventi più importanti in città avevano in un modo o nell’altro il sostegno della corona portoghese. Tutto, ovviamente veniva offerto: pranzi e cene all’aperto, monumenti e opere teatrali tutto gratis. La cosa piacque talmente tanto al popolo romano che diedero un soprannome al re Giovanni V: er Magnifico.
Lo stesso ambasciatore convinse anche una famiglia nobiliare romana a costruire un maestoso teatro in  Largo Argentina. La piazza era un luogo di ritrovo della comunità portoghese residente nella città eterna.

Facciata del teatro Argentina
Facciata del teatro Argentina

Tutto a sbafo

In occasione dell’opera inaugurale (nel 1732), piuttosto che inviare i biglietti omaggio, l’ambasciata diede ordine alle casse di far entrare gratuitamente tutti i cittadini portoghesi. Bastava semplicemente che questi dichiarassero la loro nazionalità all’ingresso.
Quest’iniziativa ebbe un notevole successo tanto da essere riproposta in altri spettacoli, con le stesse modalità. La notizia si diffuse in tutta Roma e centinaia di romani cercarono di approfittarne. In molti si finsero sudditi lusitani e cercarono di entrare agli eventi legati alla corona portoghese. Una situazione che aveva del comico perché la maggior parte di quei furbetti non conosceva neanche una parola in portoghese, eppure cercavano di parlarlo in maniera goffa.

Insomma una storia tutta italiana legata più alla furbizia romana che alla capacità dei cittadini portoghesi di non pagare quanto dovuto senza farsi scoprire. Magari la prossima volta che non avete intenzione di comperare un biglietto del bus cercate meno di fare gli italiani!

 

-Claudio Abramo

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