Siria: attacco di Usa, Gb e Francia contro le armi chimiche

L’ATTACCO

Nella tarda serata di ieri – mentre in Italia erano le 3:oo –  Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno fatto scattare la rappresaglia militare in Siria per eliminare l’arsenale chimico in possesso del regime di Damasco. Il Pentagono ha fatto sapere che tre erano gli obiettivi delle forze alleate. Un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche e un importante posto di comando nei pressi di Homs.

Per l’azione sarebbero stati adoperati 100/120 missili angloamericani da crociera (Tomahawk), lanciati da alcuni aerei bombardieri, navi e sommergibili militari stanziati nella zona. Il Governo francese avrebbe poi mobilitato cinque super moderni caccia Rafale e due aerei di ricognizione Awacs. L’Inghilterra avrebbe chiuso l’arsenale servendosi di quattro Tornado decollati dalla base cipriota di Akrotiri, mettendo a segno l’operazione contro un’istallazione vicino Homs.

IL DISCORSO DI TRUMP

 

«Cari concittadini. Poco fa ho dato ordine alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi di precisone verso obiettivi collegati alle armi chimiche del dittatore siriano Bashar al Assad». È con queste parole che il Presidente americano Donald Trump ha annunciato la rappresaglia di Usa, Gran Bretagna e Francia contro la Siria. Lo ha fatto in diretta tv nella serata di ieri, intorno alle 3 del mattino (ora italiana) mentre i primi missili cadevano sulle città bersaglio.

Nel drammatico discorso alla Nazione, Trump ha sottolineato la necessità di reagire contro i crimini del regime. «Un anno fa Assad lanciò un selvaggio attacco chimico contro la sua stessa popolazione innocente. Lo scorso sabato il regime di Assad è ricorso nuovamente all’uso di armi chimiche per ammazzare i civili. L’azione ha rappresentato una significativa escalation dell’uso di armi chimiche da parte di quel terribile regime». Il Presidente ha spiegato l’obiettivo principale dell’azione delle forze alleate: fermare le azioni non di un uomo, ma di un “mostro”. Così viene etichettato il dittatore siriano, soprattutto con specifico riferimento all’attacco chimico alla città siriana di Duma, avvenuto la scorsa settimana. «Creare questo deterrente è negli interessi vitali degli Stati Uniti di America».

Nelle prime ore della mattinata odierna, il numero uno del Pentagono, James Mattis, ha rincarato la dose. «Lo scorso anno il regime di Assad non ha compreso bene il messaggio», ha aggiunto l’ex generale americano riferendosi all’attacco Usa in Siria dell’aprile del 2017. «Così questa volta abbiamo colpito in maniera più dura insieme ai nostri alleati. E se Assad e i suoi generali assassini dovessero perpetrare un altro attacco con armi chimiche, dovranno rispondere ancora di più alle loro responsabilità».

Il discorso di Donald Trump: https://www.youtube.com/watch?v=3-ubtxbDVcY

LE DICHIARAZIONI DI LONDRA

«Abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad», ha affermato Theresa May durante la conferenza stampa di stamattina dal cuore della City. Nel precisare che l’intento non è quello di rovesciare il Governo dittatoriale di Damasco, la premier ha poi ribadito la legalità e la giustizia dell’attacco. «Non vogliamo intervenire in una guerra civile e non vogliamo rovesciare il regime. È stato un attacco limitato, con dei limiti chiari, per evitare escalation ed altre morti civili». La May quindi giustifica i raid di questa notte in territorio siriano sulla base degli importanti precedenti del regime nell’uso delle armi chimiche.

Controversa è la questione sulle prove. In merito, Londra aggiunge di avere la certezza che il regime siriano sia responsabile degli attacchi chimici a Duma. «Sappiamo con certezza che è stato il regime siriano». Prove che, tuttavia, vengono contestate da Mosca che afferma l’inesistenza delle stesse. Dal Cremlino si osa sino ad asserire una presunta macchinazione ad opera del Regno Unito per poi andare contro Siria e Russia.

La guerra delle parole e delle dichiarazioni è aperta. «Le armi chimiche non possono essere utilizzate e questo vale non solo per la Siria, ma anche per le strade britanniche», ha aggiunto la numero uno di Downing Street. Chiaro è il riferimento all’avvelenamento dell’ex spia russa, Serghei Skripal, a Salisbury. «L’intera comunità internazionale non resterà ferma tollerando l’uso di armi chimiche». La premier ha anche difeso la sua scelta di sfuggire ad un dibattito parlamentare sull’intervento militare: «Credo che sia stato giusto agire come abbiamo fatto e nei tempi in cui lo abbiamo fatto».

LA CONDANNDA DI MOSCA

«Le azioni degli Usa e dei loro alleati non resteranno senza conseguenze», ha affermato Anatoly Antonov, ambasciatore russo a Washington. La versione del Cremlino risulta essere diversa rispetto a quella avanzata dalle forze alleate. Secondo Mosca, stretta alleata di Damasco, i raid di Usa, UK e Francia avrebbero preso di mira quattro aerodromi delle forze siriane.

A condannare l’operato angloamericano è stato proprio il Presidente russo, Vladimir Putin, che ha definito “un atto di aggressione” l’azione di Washington, Londra e Parigi. «La Russia ha intenzione di chiedere una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per discutere l’attacco della coalizione occidentale in Siria». Così diceva nelle prime ore della mattinata. Presto accontentato. Il Consiglio Onu, difatti, si sta riunendo (d’urgenza) proprio in queste ore per discutere su quanto accaduto. Stando a quanto affermato da Mosca, si sarebbe violato clamorosamente il diritto internazionale. Questo per via della mancanza di un mandato esplicito da parte dell’Organizzazione che avallasse l’attacco congiunto.

LE REAZIONI NEL MEDIO ORIENTE

Forti reazioni si registrano anche in Medio Oriente. La guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha definito Trump, Macron e May “criminali”. «Dichiaro fermamente che i Presidenti di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno commesso un grande crimine. Non otterranno alcun beneficio. Proprio come non lo hanno ottenuto in Iraq, Siria e Afghanistan, negli ultimi anni, commettendo gli stessi atti criminali». Sulla stessa lunghezza d’onda si trova anche Teheran, altro grande alleato di Assad. Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha detto che “gli attacchi di Usa e alleati porteranno distruzione e devastazione in Medio Oriente”.

«L’uso di armi chimiche ha superato la linea rossa che l’umanità non vuole più accettare». Così ha commentato il Ministro della Sicurezza israeliano, Yoav Galant, mostrando la linea di pensiero di Gerusalemme. Israele ha infatti elogiato l’operato franco-angloamericano osservando che la Siria continua ad agire e ad essere una base per azioni assassine.

La coalizione alleata incassa anche l’appoggio della Turchia e della Nato. A tal riguardo ricordiamo che appena dieci giorni fa Ankara ospitava Russia ed Iran per il tavolo sulla Siria, ribadendo la sua condanna verso l’uso di armi chimiche. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto oggi modo di plaudire l’intervento americano definendo l’azione “legittima”. L’agenzia turca Anadolu ha poi riferito di una telefonata tra Erdogan e la premier britannica Theresa May. Questa avrebbe illustrato l’azione di stanotte in risposta all’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad.«Bisogna evitare l’escalation», ha commentato il leader. «Serve una soluzione politica».

 – Antonio Giuffrida

Credits: Ansa, BBCNews, Corriere della Sera, La Repubblica, SkyTG24

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