Bernard Madoff e la più geniale truffa finanziaria della storia

Oggi è soltanto un numero. Il carcerato 61727-054, ospite di un penitenziario di media sicurezza a Butner, nella Carolina del Nord. Ma dietro questa cifra anonima si cela l’identità del più noto criminale ad aver mai varcato i cancelli del penitenziario per colletti bianchi. Bernie Madoff, che per decenni è stato ai vertici della finanza americana, gestore ricercato da un’elite internazionale che grondava premi Nobel e sofisticati miliardari.

Chi è Bernard Madoff?

Soprannominato “Jewish Bond”  (obbligazione ebraica), Madoff nasce da modesta famiglia ebraica e simboleggia perfettamente il self made man del capitalismo americano, venuto dal nulla e valutato quasi un miliardo di dollari tra ville, yacht e investimenti. Artefice della truffa del secolo, per decenni ha eluso i controlli delle autorità e alla fine è stato tradito solo da se stesso, dall’impossibilità di perpetrare l’inganno. Un inganno, conti alla mano, da 18 miliardi se si contano i capitali che si è fatto affidare e ha fatto sparire. E che cresce a 65 miliardi sommando i rendimenti fasulli che garantiva. L’inganno di un uomo solo, che è riuscito a scuotere la credibilità dei mercati e delle autorità incaricate di sorvegliarli.

Con i soldi risparmiati da lavoretti estivi, nel 1960 tenne a battesimo un penny stock trader, una società di compravendita di titoli da pochi centesimi. Il suocero Saul, che aveva solida reputazione come contabile, lo aiutò con un prestito e con la presentazione a potenziali clienti. Madoff mostrò talento: per farsi strada adottò nuove tecnologie informatiche di trading, che saranno alla base della creazione del Nasdaq, di cui successivamente diverrà presidente.

Lo schema Ponzi

Il giorno prima di essere arrestato, Madoff confessò ai figli Mark e Andrew che la sua società di brokeraggio e consulenza, la Bernard L. Madoff Investment Securities, si basava completamente su un gigantesco “schema Ponzi“. Tale sistema deve il suo nome ad un italiano che agli inizi del ‘900 lo testò per primo su grande scala. L’italiano promise fraudolentemente agli investitori alti guadagni pagando gli interessi maturati dai vecchi investitori con i soldi dei nuovi investitori. Rispetto agli altri “hedge fund”. Madoff non vantava profitti del 20-30%, ma si attestava su un più credibile rendimento del 10% annuo, costante nonostante l’andamento del mercato. In altre parole, Madoff versava l’ammontare degli interessi pagandoli con il capitale dei nuovi clienti.

Il sistema saltò nel momento in cui i rimborsi richiesti superarono i nuovi investimenti. Nell’ultimo periodo le richieste di disinvestimento avevano raggiunto una tale cifra – circa 7 miliardi di dollari – che Madoff non fu più in grado di onorare la remunerazione degli interessi promessi con le risorse finanziarie disponibili. Il resto è cronaca giudiziaria: i figli si rivolgono ai magistrati e un anno dopo Madoff, dichiaratosi colpevole, patteggia e viene condannato a 150 anni di carcere, la pena massima, in un’aula che lo vede impassibile ma circondato da lacrime e forti emozioni.

Modus operandi

All’interno della sua società, parallelamente all’attività di brokeraggio, Madoff aprì una sezione di consulenza e di gestione del risparmio. In questa divisione lavoravano soltanto i suoi familiari e altre persone di assoluta fiducia. Madoff offriva ai suoi clienti rendimenti garantiti intorno al 10%: cifre piuttosto alte, ma non impossibili e di sicuro distanti dal fantasioso 400% di Ponzi. Le persone si avvicinavano a Madoff pensando anzi che quel rendimento fosse una sorta di garanzia: rinunciare ad alti rendimenti per minimizzare i rischi.

Quest’idea di “investimento sicuro” fu rafforzata da un trucco che Madoff fu molto abile a sfruttare: farsi gestire i soldi dalla sua società sembrava impossibile. Chi voleva entrare tra i suoi investitori doveva “conoscere qualcuno che conosceva Bernard”. Un banchiere disse che Madoff era come “una popstar”: era elusivo, non partecipava alla vita pubblica ed era difficilissimo da raggiungere per i suoi clienti. Non pregava la gente di finanziarlo: si comportava al contrario come quello che doveva essere pregato perché accettasse di investire i risparmi di qualcuno. Si trattava però di un’atmosfera artefatta: in realtà Madoff non era così selettivo e prima dell’arresto aveva oltre 5000 clienti.

La sua società aveva alle dipendenze numerosi agenti il cui compito era setacciare i country club, i circoli di golf e altri ritrovi per ricchi dove individuare nuovi potenziali investitori da avvicinare. Una volta abboccati, i “pesci” venivano ricevuti direttamente nella tana del lupo. Madoff illustrava con calma e pacatezza i rendimenti che avrebbe procurato, garantendo che si trattava di rendimenti modesti ma assolutamente garantiti. In questo modo Madoff riuscì ad avere in gestione denaro da personaggi molto famosi – come Steven Spielberg e Kevin Bacon – e da numerose associazioni benefiche.

Il castello di carta

Ognuno di questi clienti affidava a Madoff una cifra da gestire. In genere Madoff cominciava le trattative dicendo sempre: «Iniziamo da una piccola cifra, poi se entrambi saremo soddisfatti passeremo a qualcosa di più corposo». In realtà quel denaro non veniva investito né veniva fatto fruttare in alcun modo. Finiva su un conto corrente della Chase Manhattan Bank, da cui lo stesso Madoff prelevava quando i clienti chiedevano la restituzione dell’investimento o i dividendi.

Tutti a Wall Street immaginavano che ci fosse qualcosa di sinistro dietro gli “investimenti sicuri” di Madoff, anche se nessuno sapeva cosa. Le grandi banche, in un contesto prossimo alla crisi finanziaria del 2008, si limitarono a prendere le distanze in attesa che qualcosa venisse fuori. 

Nel dicembre del 2008 lo schema Ponzi di Madoff si esaurì. Come era accaduto quasi un secolo prima a Charles Ponzi, gli interessi da pagare ai vecchi clienti erano divenuti molto più alti dei nuovi investimenti, complice anche il crollo della banca Lehman Brothers fallita pochi mesi prima. Qualche giorno prima di essere arrestato, Madoff pagò un ultimo bonus di produzione a sé e tutti i familiari. Poi annunciò ai suoi figli che la sua società era basata su una gigantesca truffa e che il denaro era finito.

Nel contesto di un mercato dinamico come quello dei “feeder fund” è sottile il confine tra vittima e carnefice. Nella fattispecie, ritrovamenti e restituzioni del capitale investito sono frutto di complesse ricerche e, ad oggi, il fascicolo su Madoff non è ancora stato chiuso. Quello che è tuttora difficile da restituire è sicuramente la fiducia nella sicurezza dei mercati e nella finanza.

 

 

– Antonio Salerno

Antonio Salerno

Antonio Salerno

Curiosone. Amo leggere, scrivere, allenarmi, affrontare nuove sfide e condividere le mie esperienze. Scrivo per passione, ma anche perché ritengo la scrittura una potente forma di apprendimento. Mi interesso di economia politica, geopolitica, economia aziendale, marketing, finanza, politica.

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