Il loto d’oro: la pratica dei piedi fasciati in Cina

Si chiama loto d’oro l’antica usanza cinese di fasciare i piedi delle donne, sin dalla tenera età, perché rimanessero piccoli e graziosi agli occhi dell’intera società cinese. Il nome deriva dall’incedere insicuro e oscillante delle donne, a cui veniva praticata questa menomazione fisica, che ondeggiavano come i fiori di loto mossi dal vento. Seppur la visione sembra poetica, nella realtà si trattava di una tradizione barbara e crudele. Una vera tortura perpetrata in nome della bellezza. Un chiaro esempio dell’oppressione femminile, curiosamente tramandata di madre in figlia e perpetrata dalle donne sulle donne, vittime e carnefici di se stesse.

Storia e origini

La pratica del loto d’oro nacque nell’impero cinese tra i secoli IV e il VII ma si diffuse largamente sotto la dinastia Song nel secolo X. Probabilmente le concubine imperiali e le danzatrici iniziarono a fasciarsi i piedi per poter danzare meglio. Presto le altre donne di corte, per fattori estetici, presero a imitarle fino a farne un fenomeno di grande portata, che coinvolgeva ogni ceto sociale. Solo nell’Ottocento, quando la Cina risentì degli influssi della cultura occidentale, si iniziò a ostacolare tale pratica. Si dovette aspettare il Novecento perché si emanassero editti proibitivi e perché i cinesi abbandonassero questa usanza fortemente radicata nella loro cultura.

Scarpa caratteristica indossata dalle donne sottoposte alla pratica del loto d’oro

Tecnica

Il processo estremamente doloroso richiedeva dai tre ai dieci anni di tempo. Quando le bambine raggiungevano i cinque anni d’età le loro madri iniziavano la pratica. Lavavano loro i piedi, tagliavano le unghie e cospargevano di olii e allume. Per dare la forma desiderata al piede ripiegavano le quattro dita al di sotto della pianta (ad eccezione dell’alluce che costituiva la punta del piede). Avvicinavano l’alluce al tallone, inarcando il collo del piede, fasciavano strettamente con bende e obbligavano le loro figlie a camminare, perché le ossa delle dita si spezzassero sotto il loro peso. Giorno dopo giorno venivano disinfettate le ferite e ripulite da sangue e pus, e si procedeva a stringere ulteriormente le fasce. Il processo non  si arrestava fino a che il piede non avesse raggiunto una forma arcuata e puntuta e la lunghezza di circa otto centimetri, mantenuta anche in età adulta.

I motivi dietro la pratica del loto d’oro

Se all’inizio era il senso estetico a fare da forza motrice, successivamente la pratica del loto d’oro da semplice moda divenne divenne simbolo del proprio status sociale. Poiché la fasciatura dei piedi comportava l’impossibilità lavorativa (e non solo), soltanto alle donne appartenenti a famiglie con una certa stabilità economica poteva essere imposta. Inoltre, più piccolo era il piede, più chance si avevano di trovare un marito facoltoso che assicurasse un futuro ricco e prospero.

Ben presto però altri fattori entrarono in campo. Il confucianesimo esaltava la pratica del loto d’oro in quanto prova di sottomissione nei confronti dell’uomo. Saper fabbricare e ricamare le scarpette caratteristiche era una prova inconfutabile di abilità tessili e casalinghe, nonché di pazienza e docilità di carattere. E, per ultimo, le conseguenze che la pratica portava. Ovvero la totale dipendenza dall’uomo, l’impossibilità di allontanarsi da casa e di prendere parte alla vita pubblica e sociale.

Erotismo

Al di là del prestigio sociale, i piedi piccoli erano sintomo di bellezza e un parte del corpo considerata estremamente sensuale. Purché rimanessero avvolti nelle loro scarpette apposite o nelle fasce (altrimenti, avrebbero sortito l’effetto opposto), costituivano un elemento di seduzione a tutti gli effetti. Ma per quanto bizzarra possa sembrare l’ossessione per il piede piccolo, non è poi così diversa dall’abitudine occidentale di indossare tacchi alti, scomodi e limitanti. Difatti, la donna che li porta sembrerà avere i piedi più minuti, assumerà un andamento sinuoso, e modellerà i muscoli delle gambe, costantemente in tensione. Ciò comunque non la rende meno spaventosa.

Oggi le donne rimaste in vita, prove viventi di questa antica pratica, sono ormai anziane. In qualche villaggio remoto nel vasto territorio cinese, molte ormai incapaci di camminare, sono le ultime testimoni di un’era che presto svanirà per sempre.

-Federica Ottaviano

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