EDITORIALE – Coalizione PD – M5S? L’unico coerente resta Salvini

A un mese e 23 giorni dalle ultime elezioni, l’Italia non ha ancora un nuovo Governo. Dalle urne è uscito fondamentalmente vittoriosa la coalizione del centrodestra, composta da Fratelli d’Italia (partito di Giorgia Meloni), Forza Italia (di Silvio Berlusconi, che ha candidato come Premier Tajani) e Lega (di Matteo Salvini). Il partito che ha preso più voti nel centrodestra è stato proprio la ex Lega Nord.

La Lega, però, non è anche il partito che ha preso più voti in assoluto: questo è infatti il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Emblematiche sono state le parole di Di Battista, durante i primi exit poll del 4 marzo: “Se i dati saranno confermati si tratterà di un trionfo del M5S, di una vera e propria apoteosi, che dimostra – riporta il fattoquotidiano.it la bontà del nostro lavoro e dimostra che tutti quanti dovranno venire a parlare con noi, e questa sarà la prima volta. È questa è la migliore garanzia di trasparenza del popolo italiano. Dovranno venire a parlare con noi usando i nostri metodi di correttezza, di trasparenza”.

Eppure oggi la situazione sembra ben diversa: inizialmente si era parlato di un Governo basato su un’intesa tra Movimento e Lega. Tutto ciò poi saltò, principalmente a causa di alcuni contrasti tra Di Maio e Salvini. Mattarella, quindi, si giocò la carta del mandato esplorativo, affidandolo prima alla Casellati (presidente del Senato) e, dopo il tentativo infruttuoso di questa, a Roberto Fico (presidente della Camera). Il suddetto, tuttavia, è andato a sondare il terreno per un’eventuale coalizione tra il Movimento e il Partito Democratico, che al momento vede il suo portavoce in Maurizio Martina.

La posizione del Partito Democratico

Il PD, in occasione delle ultime elezioni, ha preso una percentuale di voti davvero bassa per la caratura di partito che tende a rappresentare. Alla luce di questo risultato, nella legislatura entrante dovrebbe semplicemente andare all’opposizione. Peraltro non si può dire che questa bassa percentuale sia casuale: la campagna elettorale condotta è stata banale e poco vicina al ceto medio – basso, che – ormai senza fiducia nella sinistra – ha virato per il Movimento 5 Stelle. Poche volte il PD è sceso nelle piazze ad ascoltare gli elettori, al contrario di Lega e Movimento 5 Stelle che – rei o meno di demagogia – hanno attratto a se i voti della gente comune.

Renzi da leader demolitore è diventato leader demolito. Non scordiamo inoltre che i pentastellati hanno basato buone parte della loro campagna elettorale – così come il centrodestra, sia chiaro – sul remare contro Renzi stesso, la Boschi ed il suo partito. I social network hanno poi ingrandito ed esasperato il tutto: a ridosso del 4 marzo, saltavano fuori notizie di ogni genere. “Piove Governo Ladro”, recita un vecchio detto.

Ad ogni modo, perchè il Movimento non è riuscito a trovare una intesa con la Lega? E perchè ha virato proprio sul PD, invece di riprovare a trovare un punto di incontro? Certo la ferma posizione di Di Maio di non governare con una coalizione, avente come membro portante Silvio Berlusconi, ha influito non poco, ma non si può dire che la colpa del mancato Governo sia solo della Lega. I programmi elettorali dei partiti in questione erano molto affini: anti europa e totalmente in contrasto con leggi passate durante i governi Renzi e Gentiloni. Eppure un nemico comune non è bastato. 

PD e M5S insieme?

In seguito alla notizia dell’ipotesi di governo M5S – PD, Di Maio ha iniziato a perdere consensi. Gli elettori grillini non vogliono assolutamente che il loro leader, osannato come salvatore dell’Italia, si allei con il Partito che, a loro avviso, ha rovinato lo Stivale. E come si fa del resto a divenire alleati con chi si è demonizzato per anni, senza essere tacciati di incoerenza? Con Renzi che si è fatto da parte, la palla è passata a Martina. Il reggente del PD, o convinto dal video di PIF (si scherza?) o forte del fatto che pur avendo perso le elezioni il suo partito riveste comunque il ruolo di ago della bilancia, sta aprendo le porte ad un’alleanza con il Movimento, complice anche il lavoro di intermediazione svolto da Roberto Fico.

I primi malumori in casa PD non sono mancati. Lo stesso ex Ministro Carlo Calenda ha dichiarato che – in caso di una eventuale alleanze – così com’è entrato tra le fila dei Dem, ne sarebbe uscito. Ma cosa succederebbe se davvero si formasse l’Esecutivo ipotizzato poco sopra? Probabilmente al primo passo falso, il Movimento tornerebbe ad accusare il PD, ricominciando la sua dura lotta contro quel partito che – a conti fatti -sarebbe stato la chiave per arrivare al Governo. Per una poltrona si sta iniziando a ritrattare tutto, ad esempio l’uscita dall’Europa; senza scordare poi il cambio di programma post elezioni da parte dei pentastellati, riportato da Il Foglio (CLICCA QUI per saperne di più).

La coerenza di Matteo Salvini

In tutta questa accozzaglia di mandati esplorativi e strane alleanze, l’unico a restare coerente è stato niente poco di meno che Matteo Salvini, forse il più criticato per le sue dichiarazioni spesso troppo forti. Di fatti, un eventuale governo PD – M5S difficilmente arriverebbe a completare la legislatura. Il rischio che cada perché i due partiti tornino a scontrarsi è estremamente alto. Considerando che molti elettori sono passati ai 5 stelle perché stanchi del PD, nulla escluse che si stanchino anche del partito di Grillo e passino al nuovo onesto di turno, per l’appunto Salvini.

Per farla breve, un ipotetico governo PD – M5S aprirebbe soltanto le porte ad una futura schiacciante vittoria del CDX e ad i sogni di Salvini di divenire Premier. In una lotta politica dove ognuno cambia posizione ed idea in base a come tira il vento, quasi come fosse una bandiera, il leader del Carroccio non ha mai ritrattato radicalmente le sue posizioni, mantenendo fede a quanto promesso all’elettorato. E di questo gliene si deve dare dovutamente atto, a prescindere dal proprio pensiero politico.

Sono orgoglioso di chi va a votare
e crede ancora che qualcosa possa davvero cambiare,
anche se al seggio elettorale quella “X” della mia generazione
è solo un “sì” per scegliere il male minore
– Ensi, Orgoglio e Vergogna

Francesco Raguni

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