Continua la violenza israeliana lungo la striscia di Gaza

Rimane alta la tensione lungo il confine tra Gaza e Israele che, nel quinto venerdì di protesta, porta con sé nuove vittime. Lo scorso 30 marzo Hamas aveva annunciato la prima “Marcia del ritorno”, un’attività di protesta contro l’attuale governo di Gerusalemme volta a rivendicare le terre sottratte alla popolazione palestinese per la creazione dello Stato ebraico. Nel già triste bilancio dei caduti, il Ministero della salute di Gaza ha aggiunto, nella giornata di ieri, altri tre palestinesi. 233 sono stati i manifestanti feriti da proiettili israeliani, 70 gli intossicati da gas lacrimogeni.

Alle manifestazioni di questo venerdì hanno partecipato più di 10mila palestinesi, riunitisi in cinque punti diversi della frontiera che separa gli opposti schieramenti. Stando a quanto riferito dal portavoce militare di Israele, Jonathan Conricus, una decina di protestanti avrebbe cercato di abbattere i reticolati ed appiccare fuoco. Sarebbero poi stati fermati, in extremis, dalle milizie di Gerusalemme. Azioni, quindi, che avrebbero reso inevitabile uno scontro frontale e la risposta dei soldati. Una risposta avvenuta mediante l’uso di armi da fuoco.

La situazione

Un gruppo di manifestanti palestinesi fugge dal lancio di lacrimogeni da parte della forze armate israeliane

I leader di Hamas hanno spiegato come queste manifestazioni siano solamente una fase preliminare in vista di quel picco più alto atteso per il 14 maggio. Giornata in cui si festeggerà il 70esimo anniversario della nascita di Israele, definito dai palestinesi come Nakba, una “catastrofe”. Nello stesso giorno è previsto il già annunciato trasloco dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, città indicata dal Presidente Doland Trump come la capitale israeliana. Lo stesso tycoon, nel corso della conferenza stampa di questa settimana con la premier tedesca, Angela Merkel, ha rivelato la sua intenzione a voler partecipare all’inaugurazione della nuova sede diplomatica. La preoccupazione resta alta.

Intanto da Ramallah, capitale de facto dello Stato Palestinese, al-Habash, consigliere del Presidente palestinese Abu Mazen, si è rivolto agli abitanti di Gaza. In un appello verso la popolazione in rivolta il portavoce del Governo ha chiesto di non seguire la politica di “avventurieri” rivoltosi, evitando di “mandare i figli a morire”. Tuttavia, esattamente come accaduto nelle scorse settimane, gruppi di giovani hanno incendiato pneumatici lungo il confine facendo volare in cielo ombrelloni dipinti con svastiche.

La condanna di Amnesty International

Cecchini israeliani appostati lungo la frontiera

Amnesty International ha rinnovato il suo appello, rivolto ai Governi di tutto il mondo, di imporre un embargo globale verso Israele sulla fornitura militare. Una richiesta sollevata sulla base della sproporzionata risposta dello Stato ebraico alle manifestazioni di massa lungo il confine che separa la Palestina da Israele. A parlare è stata Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente. «Per quattro settimane il mondo ha guardato con orrore i cecchini israeliani e altri soldati, in piena protezione e dietro la recinzione, attaccare i manifestanti palestinesi con munizioni vere e gas lacrimogeni».

«Il tempo per le dichiarazioni simboliche di condanna è finito. La comunità internazionale deve agire concretamente e fermare la fornitura di armi e equipaggiamento militare a Israele». Proprio gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale fornitore israeliano di attrezzature e tecnologie militari, con l’impegno di fornire 38 miliardi di dollari di aiuti militari nei prossimi 10 anni. Accanto ad essi si trovano Francia, Germania, Regno Unito e Italia hanno concesso in licenza grandi volumi di equipaggiamento militare ad Israele.

Ricordiamo che, ad oggi, le forze armate di Israele hanno ucciso 35 palestinesi, ferendone oltre 5500. Un attacco omicida, stando alle parole di Amnesty che rincara la dose affermando come lo Stato ebraico stia rispondendo in modo assolutamente eccessivo. Parole forti quelle che si leggono dalla redazione delle candele in giallo. Assolutamente vere se si ha riguardo ad una situazione ormai divenuta fuori controllo.

– Antonio Giuffrida

Credits: Amnesty International, Corriere della sera, Il fatto quotidiano, La Repubblica

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