Dear Evan Hansen, trasformare la malattia in arte

Se ne soffri, non ne parli. Chissà la gente cosa penserebbe di te.
Se non ne parli, non otterrai le cure necessarie. Non è una vera malattia, diranno. Se lo vuoi, puoi stare bene.

Le malattie mentali sono ancora considerate dei tabù o problemi di poco conto da molte persone.
Sono davvero pochi i malati che si rivolgono ad uno specialista e che si curano; il principale motivo è una scarsa informazione.
La malattia c’è, anche quando non si vede.

Non c’è abbastanza rappresentazione

Il disturbo depressivo, forse la malattia mentale più conosciuta, è spesso vista come una forte tristezza, ma è ben più grave di una semplice emozione. Non si cura semplicemente con “momenti felici”, ma con medicine e trattamenti adatti e differenti per ogni individuo.
Nella fiction la depressione viene rappresentata quasi sempre al solo scopo di mostrare un personaggio che tenta il suicidio, mentre si evita di mostrarne i sintomi. Perché?

(One day at a time, Netflix)

Nella serie tv Giorno per Giorno (One Day at a Time), Penelope è una portoricana nonché veterana di guerra e soffre di un disturbo depressivo per cui prende anti-depressivi e partecipa a terapie di gruppo.
Nell’episodio “Ciao, Penelope” [s02e09] viene mostrato cosa succede ad un soggetto affetto privo delle cure necessarie quando il problema viene sottovalutato.
Allo stesso tempo, si evidenzia la mentalità di chi non comprende la gravità dei problemi mentali. Dallo psicologo ci vanno los locos.

La gente mi dice “Sii felice, hai una vita fantastica!” e questo mi fa sentire ancora peggio perché questo lo so.
E allora perché non riesco ad apprezzarlo? Perché non sento nulla?

Un musical che apre gli occhi

Un altro disturbo più frequente di quanto si pensi è la fobia sociale, disturbo che molti scambiano per timidezza o asocialità.
La fobia sociale, invece, provoca ansia, non permette al malato di relazionarsi con gli altri nemmeno tramite semplici gesti e cerca di evitare molteplici situazioni: anche andare a scuola risulta complicato.


Nel musical Dear Evan Hansen, degli stessi autori di La La Land e The Greatest Showman, il protagonista soffre proprio di questa malattia e viene seguito da un terapista.
Il musical, che ha debuttato a Broadway nel 2016 e ha vinto sei Tony Awards su sei nomination, tratta tematiche forti come il disturbo sociale di Evan, il suicidio di Connor e il dolore delle famiglie coinvolte e lo fa parlando (o meglio, cantando) allo spettatore con sincerità e semplicità. Vuole colpire i giovani e mostrare loro che, nonostante tutto, i loro problemi possono essere ascoltati e risolti, ma bisogna affrontarli e parlarne, sia con un amico che con uno specialista.

Se vuoi parlarne, anche in silenzio qualcuno ti sentirà.

Ad eccezione delle canzoni “comiche”, tutte sono ricche di significato e potenza emotiva, e potete ascoltarle su Spotify.
Con i fazzoletti accanto per asciugarvi le lacrime, mi raccomando.
O in alternativa, potete aspettare la produzione londinese del musical, tra qualche anno. Per un assaggio, ecco qui.

 

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Dear Evan Hansen, trasformare la malattia in arte

  • Aprile 29, 2018 in 6:08 pm
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    Ho ascoltato Waving Through a Window interpretata da Owl city un po’ di tempo fa, mi sono incuriosito ed ho scoperto questo musical, devo dire che mi ha incuriosito davvero tanto.

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    • Aprile 30, 2018 in 12:57 pm
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      Conosco quella cover, bellissima! Anche se la voce di Ben Platt mi emoziona tantissimo in questo musical, sia in WTAW che in Words Fail.
      Sono contenta che ti piaccia!

      Rispondi

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