Villa Savoye. Storia di un’architettura manifesto

Villa Savoye, è questo il nome di una delle più grandi opere del maestro Le Corbusier; ricordata ancora oggi in quanto esemplificazione dei 5 punti dell’architettura teorizzati dal suo creatore: pilotis, pianta libera, facciata libera, finestre a nastro e tetto-giardino.

Ecco la storia di un’opera divenuta nel tempo simbolo dell’architettura moderna e di una vera e propria rivoluzione architettonica.

La storia

Villa Savoye nasce dalla collaborazione di Le Corbusier, maestro dell’architettura razionalista, e del cugino Pierre Jeanneret. Questi progettarono la famosissima villa su commissione di Pierre Savoye, il quale aveva bisogno di una residenza estiva dover poter stare con la propria famiglia.

Tra il 1928 e il 1931 avvenne la costruzione della villa a Poissy, un comune francese poco distante dal centro di Parigi; ma ben presto a causa di diversi errori tecnici, come lo scarso isolamento, l’edificio dovette subire dei lavori di ristrutturazione.

Dagli anni Sessanta Villa Savoye si ritrovò in un totale stato di abbandono, finchè il comune di Poissy acquistò degli ettari del terreno dei Savoye per costruirvi un liceo. Successivamente vi fu un tentativo di demolizione impedito dall’intervento dello stesso Le Corbusier.

Infine dal 16 dicembre 1965 venne proclamata monumento storico della Francia.

I 5 punti dell’architettura

L’opera di Le Corbusier risulta essere un’esemplificazione dei 5 punti dell’architettura teorizzati dal maestro in relazione ai principi del Movimento Moderno.

I pilotis sono presenti al piano terra e separano l’intera struttura dalla distesa verde sottostante; l’area di progetto è situata infatti in piena campagna, vicino alla foresta di Saint-German. Grazie ai pilotis l’architetto svizzero riesce quindi ad evidenziare un chiaro rapporto tra ciò che è artificiale e ciò che è naturale, ponendo la geometria dell’uomo al di sopra di quella della Natura.

La presenza della pianta libera conferisce invece al progettista un’estrema libertà compositiva; questo è dovuto all’assenza di pareti portanti, le quali vengono sostituite da una struttura portante puntiforme in cemento armato.

La facciata libera è un’ulteriore conseguenza del tipo di struttura portante, la quale permette sia la presenza di facciate opache che di facciate occupate da finestre a nastro.

Infine la copertura della struttura presenta l’ultimo dei 5 punti dell’architettura, cioè il tetto-giardino, grazie al quale la presenza della Natura all’interno del progetto è significativa sia nel contesto che nel progetto stesso.

Il progetto

Al piano terra la pianta nasce da una maglia quadrata di pilastri equidistanti tra di loro. Nonostante la rigidità della parte portante l’edificio risulta essere estremamente flessibile, basti pensare alla membrana curvilinea del piano terra, pensata per l’ingresso in casa attraverso il proprio autoveicolo. All’interno della struttura chi vi entra nota subito la rampa centrale, la quale ha un’estrema importanza insieme alla scala a chiocciola, secondo elemento di collegamento verticale, che continua la rottura della rigidità della parte portante dopo la presenza della membrana curvilinea.

Al primo piano invece si nota una particolarità riguardante la divisione degli spazi; qui infatti ciò che è privato (camere e rispettivi servizi), viene separato da ciò che è pubblico (terrazzo e soggiorno) da una diagonale immaginaria. La cosa più interessante di questa scelta progettuale è il fatto che quest’ultima abbia il proprio centro nella rampa, elemento ,come accennato precedentemente, di fondamentale importanza all’interno del progetto.

Infine si ha la presenza del tetto-giardino; questo è delimitato lateralmente da una parete curvilinea con un’unica apertura, grazie alla quale la vista del visitatore viene proiettata verso la natura circostante.

Villa Savoye. Architettura dinamica

In quest’opera Le Corbusier propone chiaramente  un nuovo rapporto tra tra uomo e natura nell’era della macchina, non a caso al piano terra l’ingresso è pensato per l’arrivo di chi la abita attraverso un veicolo.

Chi abita la villa inizia infatti una vera e propria promenade architecturale guidando la propria macchina in mezzo a immensi spazi verdi. Dentro l’edificio invece il percorso continua grazie alla rampa, elemento centrale che porta al primo piano; quest’ultimo, distaccato dalla natura grazie alla presenza dei pilotis, rimanda il visitatore ad una costante vista del verde circostante grazie alle finestre a nastro. Infine il viaggio si conclude sul tetto-giardino dove la vegetazione del contesto viene inquadrata idealmente da un’unica apertura posta su un setto laterale curvilineo. Si ritrova quindi, per l’ultima volta, la vista della Natura ammirata dall’uomo in tutti i livelli della casa.

 

Gabriella Arcidiacono

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