Artico Vs Trump – un iceberg col volto presidenziale

Una ong finlandese sta raccogliendo fondi per incidere il volto del presidente USA sulla parete di un iceberg. Una provocazione per dimostrare ai più scettici l’esistenza dei cambiamenti climatici: il suo scioglimento sarà la prova che il riscaldamento globale non è una fake news.

Opinioni discutibili

Dalla sua elezione il presidente Trump ha fatto molto parlare di sé per le sue posizioni scettiche circa il riscaldamento globale. Uno scetticismo funzionale alle esigenze elettorali: promettendo di non chiudere le miniere nel nord-est del paese eliminando i vincoli ambientali sul carbone, combustibile fossile altamente inquinante, è riuscito ad ottenere il voto di tutti i minatori che rischiavano di perdere il lavoro.
Durante un comizio a Youngstown, in Ohio, colui che sarebbe diventato il capo supremo del più potente paese del mondo fece una battuta diventata celebre:

“Ogni presidente del Monte Rushmore credeva nella protezione dell’industria americana. Ora vi chiedo se pensate che anche io un giorno sarò li”

Goliardia per una giusta causa

Partendo proprio da quelle dichiarazioni l’organizzazione finlandese Melting Ice ha avviato il Project Trumpmore, una raccolta fondi al fine di realizzare i sogni monumentali di “The Donald”. Accanto ai volti granitici dei quattro ex presidenti però non c’è spazio, si è optato quindi per un altro luogo: un enorme pezzo di ghiaccio galleggiante al Polo Nord.
Una scultura glaciale altamente scenografica che avrà un’altezza di 35 metri e una larghezza di 20, progettata con l’intenzione di diventare un simbolo tangibile del global warming. Una volta terminato, il monolite sarà sottoposto ad un continuo monitoraggio per stabilire se e quanto velocemente si scogliera. Il tutto trasmesso in diretta streaming, un modo per dimostrare anche ai più strenui oppositori l’esistenza del fenomeno.

Ghiacciaio

Sono in tanti


Trump non è il solo ad essersi detto “dubbioso” circa l’esistenza del problema. Secondo una ricerca condotta nel 2015 dal Pew Research Center di Washington, il 50% della popolazione statunitense non crede che l’uomo sia responsabile dei cambiamenti climatici. Per metà degli intervistati, il surriscaldamento è dovuto alla naturale variabilità del clima che non è influenzata dalle scelte dei cittadini.
Non c’è quindi da sorprendersi che, anche dopo l’investitura, le idee del tycoon non siano cambiate e abbiano effettivamente portato ad una riduzione dei limiti sul carbone. Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato il loro ritiro dagli accordi di Parigi, ritenendoli lesivi dei propri interessi nazionali. Trattati di straordinaria importanza che mirano alla riduzione degli inquinanti, evitando quindi l’eccessivo innalzamento della temperatura nei prossimi anni.

C’è chi dice sì

Il resto del mondo, quindi, sembra non essere dello stesso parere del presidente statunitense. In Europa la questione è molto sentita e per questo l’UE ha imposto severi limiti sulle emissioni nocive, al fine di tutelare la qualità dell’aria. Sono stati stabiliti degli obiettivi comunitari in varie materie ambientali, da raggiungere nei prossimi decenni. Nel dettaglio la commissione ha come target la riduzione del 40%, entro il 2030, delle emissioni di gas serra (rispetto ai livelli del 1990).
Anche la Cina non sta a guardare, incrementando progressivamente i già ingenti investimenti green. L’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, ha calcolato che nel biennio 2016-2017 il Dragone ha investito quasi 80 miliardi di dollari in energia pulita.

Ma allora perché in America non ci credono? Nicolas Prieto – responsabile di Melting Ice – ha spiegato: “Spesso le persone hanno bisogno di vedere con i proprio occhi per credere”.
Chissà se, guardando il proprio viso sciogliersi, anche Trump si farà convinto che non è una “cagata“.

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