Il furto della democrazia

Una situazione di stallo

Sergio Mattarella
Fonte: wikipedia.org

Conclusasi la direzione PD che ha sancito la chiusura totale e incondizionata verso il M5S, sembra che non ci siano più margini per accordi governativi fra le diverse forze politiche. Due mesi dopo il voto espresso dagli italiani non appare possibile che i principali partiti italiani riescano a trovare alcuna intesa. Neppure su pochi e isolati temi. E si parla già di ritorno alle urne. L’ipotesi più accreditata è quella secondo cui Mattarella imporrà se non altro il cambiamento della legge elettorale e prima della fine dell’anno si voterà ancora una volta. Si tratta di una situazione di stallo senza precedenti. Ma è possibile parlare di una responsabilità dei partiti, derivante dalla loro incapacità di trovare un accordo? In sé, probabilmente no. Non si può certo imporre di dare la fiducia a un Governo sgradito. Eppure sono stati proprio i partiti a generare questo cortocircuito.

 

La legge elettorale

Ettore Rosato, che ha dato il nome alla legge elettorale
Fonte: nextquotidiano.it

Infatti, a loro va attribuita l’approvazione del Rosatellum, l’attuale sistema elettorale che ha reso pressoché impossibile la creazione di una maggioranza. Sembra evidente che, avendo i partiti scelto una posizione di totale chiusura reciproca, il sistema elettorale più opportuno sarebbe stato quello maggioritario. Per evitare, cioè, una crisi come quella che si è puntualmente verificata, sarebbe bastata una legge elettorale capace di consegnare al primo partito o alla prima coalizione – qualunque esso/a fosse stato/a – i numeri sufficienti dei seggi per creare un Governo. Ma così non è stato. E perciò il Rosatellum, sistema misto ma prevalentemente proporzionale, approvato appena lo scorso novembre, adesso deve essere nuovamente cambiato. E questa Legislatura si trascinerà esclusivamente per partorire una nuova legge elettorale. Si sarebbe potuto introdurre un sistema adeguato a novembre, ma non è accaduto, benché fossero già evidenti i limiti del Rosatellum, in tema di governabilità. Non troppa lungimiranza.

Le responsabilità

Il punto è che, una volta compiuta questa scelta, era dovere dei partiti prendersi delle responsabilità. Accettare di scendere a compromessi con le altre forze se necessario, visto che si era approvata una legge elettorale che richiedeva questo sforzo per funzionare. Ma tutti hanno fatto un passo indietro. E tutti hanno negato la propria responsabilità in questa situazione. Le colpe, come sempre, sono state scaricate sui propri avversari politici – a destra, a centro o a sinistra, indifferentemente – e sugli elettori. Molti hanno criticato le scelte di voto dei cittadini, quasi non fosse un loro diritto quello di esprimere una preferenza. Inetti e sciagurati, sono accusati di non aver offerto un quadro capace di mandare qualcuno al Governo. Si è anche parlato di “popolocrazia”. Una sorta di sistema distorto in cui il capriccio della plebe mette i bastoni tra le ruote al corretto funzionamento delle istituzioni.

La democrazia

Copertina del libro ‘Popolocrazia’ di Diamanti-Lazar
Fonte: lafeltrinelli.it

In verità, apprezzabili o meno che siano da chi le guarda, le scelte del popolo sono la nostra legge e in quanto tali vanno rispettate. O almeno, è questo che dovrebbe dire democrazia. E parlare di popolocrazia o di populismo non cambierà le cose. Sicuramente la linea di demarcazione fra democrazia e populismo si riduce sensibilmente quando lo Stato non è capace di offrire una adeguata istruzione e cultura ai propri cittadini. Ma questa non è colpa del popolo. Potremmo dire che la democrazia, quando non è oggetto di una adeguata manutenzione, quando non è quotidianamente protetta, apra le porte al populismo. Bisognerebbe valorizzare il confronto e la dimensione collettiva. Sarebbe preferibile cercare, entro certi limiti, una composizione fra interessi non coincidenti piuttosto che affermarne alcuni a discapito di altri. Ma cosa hanno fatto i partiti per custodire questa democrazia e il corretto funzionamento delle istituzioni?

 

Gli interessi del partito

La risposta è niente. Assolutamente niente. Tristemente, negli ultimi anni, i partiti non hanno mostrato alcun interesse per la ricerca di posizioni di compromesso, capaci di soddisfare anche più fronti dell’aula parlamentare. Si è sempre preferito l’assolutizzazione della propria posizione come inconciliabile rispetto a quella degli altri. Cosa che, se su alcuni temi può anche essere vera, certamente non lo è per altri. Non di rado si sono visti partiti offrire soluzioni per certi versi simili, ma chiamate con nomi differenti. E non di rado gli stessi partiti hanno lottato per la propria posizione e bistrattato quella altrui. Non si è più disposti a collaborare con nessuno, nemmeno per cause che si potrebbero ipoteticamente sposare. E questo accade perché si teme di essere tacciati di incoerenza dai propri elettori, perché si teme di perdere consenso.

Gli elettori

E in effetti il rischio esiste. Perché in un clima in cui i partiti si demonizzano vicendevolmente, supportarne uno significa anche odiare tutti gli altri. Nella mente di un cittadino medio sorge l’equivalenza secondo cui il proprio partito – se ne ha uno – sia sempre nel giusto e gli altri siano sempre nel torto. Molti tendono a generalizzare le valutazioni sui partiti. Così, perde importanza la specifica soluzione assunta da ogni forza politica con riferimento ad un tema. Ciò che conta è solo di che forza politica si tratti. Si sviluppa l’idea del proprio partito come di un organismo in cui riporre una fedeltà, talvolta anche cieca e incondizionata. Il partito da tifare, il partito come la squadra di calcio. E allora è naturale che, una volta diffusa una simile concezione, l’elettore veda nel compromesso con l’altro il più grande dei tradimenti possibili.

Il panorama attuale

Probabilmente andrebbe rivista la stessa mentalità dei partiti ed il modo in cui vivere la competizione elettorale. Bisognerebbe piegarsi maggiormente in favore delle istituzioni e non sacrificare le istituzioni per garantirsi una approvazione. O in alternativa si dovrebbe dar vita ad un sistema spiccatamente maggioritario, accettando di sacrificare la rappresentatività dei candidati voluti dai cittadini, poiché si è incapaci di coniugarla col funzionamento delle istituzioni. La situazione attuale è solo un furto della democrazia. Una democrazia affermata, riconosciuta, anche decantata, ma effettivamente priva di ogni potere. Non è possibile pensare di chiamare i cittadini alle urne ogni sei mesi perché gli eletti non sono capaci di creare un Governo per colpa delle stesse regole che avevano approvato pochi mesi prima. Significa riconoscere ai cittadini il potere di non potere. Significa che non c’è alcuna manutenzione della democrazia.

I prossimi mesi

Fonte: affaritaliani.it

Ma tant’è. Con elevate probabilità, il corpo elettorale dovrà esprimersi nuovamente in questo 2018. Difficile capire quale responsabilità politica dovrà essere fatta valere posta l’assenza di una vera attività governativa. Ancora più difficile è capire come riusciranno le diverse fazioni a trovare un accordo per una nuova legge elettorale. È, infatti, chiaro che ogni partito, spinto come sempre dal proprio interesse, cercherà di avere la legge che più gli permetta di uscire rafforzato dal voto. Il problema sarebbe ridimensionato qualora intercorresse molto tempo fra la creazione di questa legge e la tornata elettorale, ma nel nostro caso sembra che gli eventi non saranno troppo distanti. Dunque rimane da comprendere, vista l’elevatissima litigiosità dei partiti, quale soluzione potrà essere condivisa e approvata da un numero sufficiente di parlamentari. Una domanda, ad ogni modo, sorge spontanea: servirà a qualcosa votare, stavolta?

-Francesco Runello

Francesco Runello

Francesco Runello

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l'ateneo di Catania. La mia più grande passione è la scrittura, che mi ha condotto a scrivere articoli e un romanzo. Ho collaborato con alcune testate online parlando di arte e cultura. Da marzo 2018 affronto temi politici e sociali nella redazione di Millennials.

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