Bob Dylan ha lanciato una marca di whiskey

Da cantautore e premio Nobel a produttore di superalcolici

Definire Bob Dylan un semplice cantautore è limitante. Non è sufficiente ridurlo alla dimensione della musica per comprendere il suo personaggio. Eppure, l’aggiunta del tassello imprenditoriale al profilo di questo particolarissimo personaggio è giunta quantomai inaspettata.

In effetti, il premio Nobel per la Letteratura aveva sollevato non poche critiche. Comunque, sebbene fosse il primo non-scrittore a vincere il premio, un nesso con la sua attività si trovava. Bob ha fatto dei suoi testi, ancor più dei suoi arrangiamenti, un manifesto della sua natura, del suo modo di essere.

Galeotto “Bootleg” e chi lo scrisse

A dirla tutta, a creare l’occasione per cominciare questa avventura nel mondo degli alcolici è stata proprio la sua musica.
La sua raccolta- cofanetto “The Bootleg Series“, in diversi volumi – contenenti tutti musica meravigliosa – è l’incriminata fautrice del risvolto alcolico di Dylan. Un noto imprenditore americano del settore, Marc Bushala, è grande fan del cantautore, ma a convincerlo di entrare in affari con la “Voice of a Generation” è stata una scoperta a dir poco casuale e bizzarra.

Dylan, al momento della registrazione di The Bootleg Series, depositò il nome “Bootleg Whiskey“. In inglese, bootleg significa sia registrazione illegale, che alcol di contrabbando: tipico del cantautore, un beffardo gioco di parole. Gioco di parole che, però, ha illuminato Bushala sul destino dei propri affari e deciso di coinvolgere Bob in questo ambizioso progetto imprenditoriale.

Le porte del Paradiso

Al momento della scelta del nome, pochi dubbi da entrambe le parti: la marca si sarebbe chiamata “The Heaven’s Door Spirits“. Per i meno appassionati del re del folk, fu proprio lui a scrivere la mitica Knockin’ on Heaven’s Door, e non i Guns ‘n’ Roses, la cui cover ebbe comunque un successo planetario.

 

La produzione

La prima produzione della casa prevede tre bottiglie, contenenti altrettante tipologie del superalcolico: un Tennessee bourbon liscio, un whiskey di segale e uno a doppia canna.

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Non appare immediata la presenza di Dylan dalla visione della bottiglia. Infatti, la firma del cantautore è visibile soltanto sul retro dell’etichetta, quando la bottiglia sarà, ormai, vuota. Insomma, dopo una buona dose di un buon whiskey americano, che lo stesso cantautore ha definito in modo chiaro in un comunicato del New York Times:

«Volevamo creare una collezione di whiskey americani che, a suo modo, raccontasse una storia. Ho viaggiato per decenni e ho provato alcuni dei migliori liquori che il mondo del whiskey ha da offrire. Questo è un ottimo whiskey»

Ai seguaci più appassionati, si sa, non sfugge neanche un dettaglio: è nella decorazione delle bottiglie. Queste sono ispirate alle sculture in metallo realizzate proprio da Bob Dylan nel Black Buffalo Ironworks, il suo laboratorio. Il suo particolare progetto prevede la creazione di pezzi d’arte mediante la fusione di vecchi oggetti trovati in fattorie e cantieri.

Ovviamente, Bob non si è solo prestato “artisticamente” al progetto: insieme all’imprenditore Bushala ha costituito una società che ha raccolto presso gli investitori 35 milioni di dollari.

Informazioni per l’acquisto

Per possedere una delle già iconiche bottiglie prodotte da Bob, qui nel vecchio continente dovremo pazientare. Al momento, la decisione della società del cantautore è di commercializzare il prodotto solo negli Stati Uniti, almeno in questa prima fase.

I prezzi di ciascuna variano dai 60 ai 90 dollari. Sono state messe in produzione, invece, alcune bottiglie in edizione limitata le cui decorazioni sono composte da acquerelli firmati Bob Dylan (quello che si dice un artista eclettico). Queste verranno messe all’asta, con l’obiettivo di raggiungere il massimo profitto dall’unicità del prodotto.

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Sulle note di Bootleg Series, vol. 1-3, vi invito a brindare al re del folk, magari con un sorso del suo ottimo whiskey.
Cheers, my friends!

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