Il recinto come casa. Storia di un archetipo e della sua evoluzione

Ecco la storia del recinto, modello di costruzione presente nelle abitazioni romane ed islamiche; archetipo rivisitato nel corso del tempo per progettare nuove architetture moderne ed introverse, le quali si chiudono verso l’esterno.

Noi sappiamo che per definizione quello del recinto non è altro che uno spazio circoscritto e chiuso da elementi ben visibili di protezione.

Ma cosa succede quando il recinto viene anche abitato?

Recinto. Elemento di protezione

Nel libro Le città invisibili Italo Calvino afferma:

Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone

Fin dall’antichità per esempio le città venivano protette da delle mura di cinta, le quali servivano per proteggersi dall’attacco delle popolazioni nemiche. In questo modo le mura di cinta erano un elemento funzionale, il quale però caratterizzava anche la forma stessa della città.

Nella storia della progettazione però l’archetipo del recinto non viene utilizzato solamente nella costruzione di città (quindi a livello urbano), ma anche nella progettazione di abitazioni, nuclei abitativi di famiglie, non più popolazioni, dove si definisce in maniera chiara un dentro e un fuori ,spesso ostile, che viene quindi allontanato dalla vita privata della famiglia.

Recinto. Elemento progettuale

Nel libro La città antica, opera risalente al 1864, lo storico francese Fustel de Coulanges nomina l’enceintes (traduzione francese di recinto) per indicare la casa dei Romani. E’ proprio nell’antica Roma, infatti, che viene abitato lo stesso elemento architettonico che separa la corte privata dalla strada pubblica.

La Domus

L’elemento architettonico sopra descritto è proprio la Domus, antica abitazione monofamiliare in cui anticamente stavano le ricche famiglie patrizie.

La casa Romana è infatti un recinto rettangolare; solitamente con una profondità di 20-30 m e il lato corto di 12-18 m, il quale  si affaccia sulla strada. Anticamente questa architettura era costituita da un solo piano con poche bucature verso l’esterno ed un affaccio completo verso l’Atrium.

L’Atrium era infatti l’antica corte interna, centro della struttura e della vita privata della famiglia; proprio qui anticamente veniva posto il Laruum, un piccolo tempio per i Lares antenati che vegliavano sulla famiglia.

L’Atrium aveva anche una grande importanza dal punto di vista funzionale dato che qui, grazie ad una grande vasca chiamata Impluvium, veniva raccolta l’acqua piovana.

 

La casa islamica

La tipica abitazione islamica è un altro esempio di architettura che segue l’archetipo del recinto. Qui infatti la parte muraria è spesso assente di aperture e non esiste alcun riferimento con il mondo esterno, territorio solitamente arido, il quale risulta estremamente ostile nei confronti del nucleo familiare per ragioni ambientali e climatiche.

Quando vi è un clima caldo secco per aumentare il comfort possono essere prese determinate scelte progettuali. Si sceglie un orientamento vantaggioso che favorisca l’azione refrigerante dei venti estivi, si inserisce un cortile interno, il quale fa fronte alle diverse escursioni termiche e che presenta spesso una vasca o della vegetazione col fine di mantenere costante il grado di umidità; infine spesso si utilizzano dei colori chiari per non immagazzinare troppo calore.

Come nella Domus , l’elemento centrale è la corte la quale è l’affaccio di almeno due livelli sui quali si dispongono stanze lunghe e strette. Inoltre la corte non funge solo da collegamento tra una stanza e l’altra, questa diventa un vero e proprio punto di ritrovo collettivo, dal momento che non esiste uno spazio come il nostro soggiorno.

La copertura della casa islamica è inoltre un tetto a terrazza, dove per esempio possono essere stesi i panni. Per filtrare un’ulteriore volta l’interno dall’esterno queste terrazze vengono spesso circondate da dei muri che impediscono un contatto visivo tra il nucleo familiare e le persone circostanti.

Recinto. Riferimento per nuove architetture

Il tema del recinto non viene sicuramente abbandonato nei tempi moderni, anzi quest’ultimo viene rivisitato da molti architetti per progettare le loro opere.

Mies Van der Rohe

L’architetto tedesco nel Padiglione Barcellona (Barcellona, 1929) presenta un recinto stavolta frammentato.

Luis Barragàn

Nell’opera Fontana degli amanti (Città del Messico, 1964) i muri frammentati ,come delle quinte, circoscrivono lo spazio della fontana e lasciano intravedere al visitatore scorci di paesaggio.

 

-Gabriella Arcidiacono

 

 

 

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