Qualcuno salvi i docenti

Lo sblocco della contrattazione collettiva dei dipendenti pubblici

Lo scorso aprile è stato firmato il testo del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca, per il biennio 2016/2018. L’accordo firmato dall’Aran e dai sindacati di settore prevede un aumento salariale per i dipendenti pubblici, nonché il pagamento degli arretrati degli ultimi anni. Un contratto che avrà attuazione a partire dal mese di giugno e che era atteso dal personale scolastico da circa dieci anni. Era il dicembre 2009, infatti, quando il Governo, a causa della crisi economica, optava per il blocco della contrattazione per tutto il pubblico impiego. Tale soluzione finalizzata alla contrazione della spesa pubblica doveva inizialmente avere una durata triennale. Ma dal 2013 la misura è stato progressivamente prorogata di anno in anno, fino al 23 giugno 2015. In tale data, la Corte Costituzionale dichiara illegittima la prosecuzione del blocco, conducendo alla ripresa della contrattazione, coronata dalla firma del nuovo contratto, lo scorso dicembre.

Le critiche dell’Anief

Logo dell’Anief

Negli scorsi giorni, un’analisi di Italia Oggi ha calcolato che, nel settore scolastico, al netto di ogni detrazione, l’aumento degli stipendi ammonterà a circa 50€, per tutte le qualifiche. Siamo tuttavia lontani dagli 85€ di media che erano stati precedentemente promessi. Marcello Pacifico, presidente dell’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), ha definito abissale la differenza fra ciò che i lavoratori avrebbero dovuto percepire e ciò che sarà percepito. Pacifico denuncia la necessità di un aumento più cospicuo anche alla luce del fatto che, parallelamente, nel settore privato, gli stipendi hanno registrato un maggiore incremento. Conclude affermando che “è lampante che per avere giustizia sul fronte stipendiale non rimane che attivare la battaglia nei tribunali”.

Lo stipendio di un docente

Lo stipendio netto di un docente oscilla da un minimo di 1.200€ a un massimo appena inferiore ai 2.000€. Incidono, naturalmente, sulla retribuzione il tipo di scuola – primaria, media, superiore – e l’anzianità di servizio. Non è un caso che, oggi, la via dell’insegnamento non sembri essere particolarmente allettante per chi inizia a inserirsi nel mondo del lavoro. Salvo vocazioni, chi ha la possibilità di imboccare un percorso alternativo, spesso lo preferisce. E non solo per motivazioni economiche. L’insegnamento è anche caratterizzato da lentissimi tempi di inserimento all’interno delle strutture pubbliche, come testimoniano i numerosi precari, nonché i dati anagrafici. In Italia, più del 40% degli insegnanti ha un’età compresa fra i 50 e i 59 anni, mentre sono quasi il 20% quelli con più di 60 anni. Si tratta di percentuali fra le più alte d’Europa, che si scontrano con l’esiguo numero di insegnanti under 40: circa uno su dieci.

Svalutazione a tutto tondo

Fonte: ilgazzettinovesuviano.com

Come se questo non bastasse, il ruolo del docente non viene valorizzano su nessun altro piano. Esso è svalutato innanzitutto dalle stesse istituzioni: piogge di documenti e riunioni hanno progressivamente tolto centralità all’aspetto più umano dell’insegnamento e, quindi, alla persona stessa del docente. Ma questa è anche svalutata dai genitori degli studenti, che ne mettono spesso e volentieri in dubbio la competenza e la professionalità, in difesa dei figli. Questi ultimi, di riflesso, inevitabilmente si uniscono al giudizio di disvalore e sono i primi a sminuire il ruolo dell’insegnante e il rispetto che gli sarebbe dovuto. I recenti episodi di bullismo di cui tanto si è parlato, non ne sono forse la dimostrazione? Non è difficile capire che risulti così un lavoro poco soddisfacente.

La dimenticata importanza degli insegnanti

Eppure ci sarebbe tanto bisogno di insegnanti motivati e convinti della propria attività. Ci sarebbe bisogno di affidare un compito tanto delicato a persone competenti e realizzate, di aumentarne non solo la retribuzione, ma anche il prestigio. Perché sono i docenti coloro che plasmeranno il futuro, numerose generazioni di ragazzi che svolgeranno le professioni più disparate. E sono i docenti – e non i piani dell’offerta formativa – che determinano la qualità dell’istruzione e la cultura media della popolazione. In un’epoca in cui tanto ci si lamenta della poca erudizione, della diffusa ignoranza, di un esiguo numero di laureati, la soluzione è investire nella scuola a tutto tondo, compresi i docenti. Limitarsi a vacue prediche verso le nuove generazioni non potrà cambiare nulla. Se si spera di accrescere l’educazione, il rispetto, la criticità, oltre che la cultura dei ragazzi; se si vuole far crescere un paese, si deve passare dagli insegnanti.

Un auspicio per il futuro

E allora non ci si può che augurare – non senza un pizzico di scetticismo – che questo nuovo contratto collettivo altro non sia che un primo, piccolo passo di un più lungo cammino. Un cammino che riconduca i docenti al centro dell’organizzazione scolastica, per garantirne una maggiore realizzazione e soddisfazione. Solo così potremmo porre fine al burnout degli insegnanti. Il fenomeno, cioè, degli insegnanti bruciati, vittime di uno stress e di un malessere che conducono ad un vero e proprio crollo emotivo, o talvolta fisico. Solo così potremo garantire un miglioramento delle qualità dei docenti, in un circolo virtuoso, che renda migliore il futuro di tutti, specialmente degli studenti.

-Francesco Runello

Francesco Runello

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l'ateneo di Catania. La mia più grande passione è la scrittura, che mi ha condotto a scrivere articoli e un romanzo. Ho collaborato con alcune testate online parlando di arte e cultura. Da marzo 2018 affronto temi politici e sociali nella redazione di Millennials.

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