Le donne iraniane e il calcio: quando la passione supera anche i divieti.

Cinque ragazze, qualche barba finta e tanta passione per il calcio. Non sarebbe niente di particolarmente eclatante. Io stessa sono andata diverse volte allo stadio, ma soffermiamoci su una delle parole che ho precedentemente citato: la barba. Perché dovrebbe servire una barba finta per entrare in un semplice stadio?

La risposta è più o meno semplice e molto scontata. Ciò di cui sto per parlare non è successo in Italia, in Europa o in America. Neanche in Russia o in qualche paese asiatico. Ma, come se la cosa stupisse, in una repubblica islamica, l’Iran.

Forte delle sue “idee” riguardo il ruolo della donna nella società, l’Iran è l’unico Paese al mondo che vieta al gentil sesso di andare allo stadio. Non è concesso neppure se scortate da un uomo. Insomma per una tifosa iraniana lo stadio è proprio un miraggio.
Questo divieto nasce dopo la rivoluzione khomeinista nel 1979 e da un paio d’anni ha coinvolto anche le partite di pallavolo maschile.  Alla base di questo “regola” vi è una giustificazione che potrebbe sembrare quasi legittima, ovvero proteggerle dalle violente manifestazioni verbali tipiche del tifoso di calcio. Dunque un motivo “di sicurezza”.
Ma anche dalla visione, moralmente deplorevole, di un uomo in pantaloncini.  Secondo il presidente della Federazione del pallone dell’Iran, Mahdi Taj << lo stadio non è un posto adatto alle donne>> . Questo basterebbe a chiudere ogni dibattito in merito.

La questione “stadio” è ancora aperta

L’argomento è tornato alla ribalta di recente, in occasione della partita di qualificazione per i Mondiali tra Iran e Siria. Tra il pubblico erano presenti molte donne siriane. Come non ribellarsi  di fronte all’evidenza?
Il capitano della nazionale iraniana di calcio, Masoud Shojaei, non ci sta. È il primo sportivo a chiedere apertamente che il divieto venga abolito.  Altre personalità avevano avanzato tale proposta, come il ministro Abdolhamid Ahmad nel 2014, ma senza successo.  Nel 2016 per Iran-Serbia vennero venduti biglietti anche alle donne a Teheran. Andarono a ruba. Ma tutte in nero, il divieto di esultare e un settore riservato.

Ma pochi giorni fa, sempre Teheran è stato teatro di un coraggioso travestimento. Shabnam, Leili, Zeinab, Zahra, Mohadeseh sono questi i nomi delle tenaci ragazze che hanno deciso di sfidare il divieto e le possibili conseguenze. Grazie ai loro baffi e barbe finti sono riuscite ad accedere al Azadi Stadium di Teheran e a tifare per il Persépolis.
Davvero necessario un gesto tanto estremo? Com’è possibile che ad oggi ancora le donne vengano private di semplici e innocenti svaghi?

Ha un sapore amaro comprendere che, in Iran come in tanti altri paesi islamici ,il cammino della donna verso l’emancipazione è ancora lungo e tortuoso.

Crediti foto: Mohammad.h.ph.

Mohadeseh.mahdavifar

Fonti:

 

Erika Giacira

Erika Giacira

Classe '98, frequento il primo anno di Lettere Moderne presso l'Università di Catania. Scrivo di tutto ciò che cattura la mia attenzione.

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