L’eccesso di burocrazia rallenta l’economia

Con il termine burocrazia si intende un insieme di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo. Un fine raggiunto mediante criteri di razionalità, imparzialità e impersonalità.

Il termine burocrazia fu definito da Max Weber come il potere degli uffici; un potere che si organizza e struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli ben definiti nel tempo e immodificabili da parte dell’individuo che ricopre la carica.

Come è strutturata la burocrazia

Esiste una piccola e grande burocrazia. La piccola è quella con cui entriamo a contatto giornalmente: ossia il modulo da compilare, la coda allo sportello postale e cosi via. La grande burocrazia invece è la ragnatela fatta di leggi, norme, regolamenti che avvolge l’Italia. Nella piccola burocrazia troviamo i piccoli burocrati, cioè quegli impiegati dei ministeri, comuni o enti pubblici. Invece nella grande burocrazia troviamo coloro che di fatto scrivono le leggi e le amministrano a livello più elevato. I grandi burocrati dovrebbero in teoria seguire le direttive del governo, ma in pratica godono di una notevole autonomia.

Tornando all’Italia, si può affermare che vi è troppa burocrazia, che fa perdere tantissimo tempo e ridurre l’efficienza economica. Inoltre la nostra burocrazia oltre ad essere lenta, non è di certo trasparente, macchiata da corruzione e incapacità.

La burocrazia italiana è molto estesa

Il grado di intensità burocratica secondo Cottarelli, può essere misurato dal numero di leggi, regolamenti e procedure con cui il cittadino ha da fare. L’italia in questo non è affatto messa bene.

In Italia secondo uno studio condotto da due docenti di diritto amministrativo, Marcello Clarich e Giorgio Mattarella, nel 2007 vi erano 21691 leggi statali vigenti. Secondo questo studio, il numero di leggi in Italia costituiva il doppio od il triplo rispetto agli altri paesi Europei. Ma negli ultimi anni, mediante alcuni interventi taglia-leggi si sono ridotte pressochè a poco più di 10000. Chiaramente è sempre un numero alto se confrontato con altri paesi Europei, anche perchè in Italia non abbiamo soltanto le leggi statali ma abbiamo anche quelle regionali.

I due docenti notano come tutte queste leggi rappresentino un’eredità passata, difatti fanno notare come il nostro parlamento non sembra essere molto attivo rispetto a quello dei nostri partner Europei. Clarich e Mattarella fanno notare che anche se sono state prodotte meno leggi, esse sono molto più lunghe e complesse.

Di conseguenza le nostre leggi sono tante, lunghe e difficilmente comprensibili. Questo problema si riflette sulla già affermata inefficienza amministrativa. La nostra pubblica amministrazione è nota ad ogni singolo italiano per la sua efficienza, anche se risulta difficile addittare la colpa ad un sistema legale-regolamentare complesso o a delle carenze nell’organizzazione e nei metodi di lavoro.

L’attività imprenditoriale è compromessa dall’inefficienza burocratica

Questa complessità del sistema legale e le difficoltà che ne conseguono nell’applicazione fanno si che in Italia sia molto difficile svolgere l’attività imprenditoriale. E questo è un grosso problema, senza attività imprenditoriale dinamica, il paese non riesce a crescere, mancando di produttività.

Il riferimento utilizzato a questo proposito è la classifica stilata dalla Banca Mondiale “Doing Business” dove si considera lo svolgimento dell’attività imprenditoriale nei vari stati. Questa classifica si avvale dell’utilizzo di molti indicatori come quanto sia complessa l’interazione tra impresa e burocrazia  in un dato paese.

La Banca Mondiale guarda per ogni paese la vita di un’impresa; si guarda ad esempio a quanto tempo occorre per aprire un’impresa, per ottenere permessi di costruzione ecc…

Nella quindicesima edizione della classifica stilata nel 2017 l’Italia si colloca al 46esimo posto su 190 paesi. E’ molto preoccupante il fatto che ricopriamo gli ultimi posti quando ci confrontiamo con i paesi avanzati. Siamo particolarmente indietro quando si parla di tempi, costi e complessità nell’ottenere permessi.

I costi della burocrazia

La burocrazia comporta tre tipi di costi:

  • I primi costi sorgono per le imprese dalla necessità di compilare moduli e interagire con l’amministrazione pubblica.
  • Poi vi sono quelli che derivano da ostacoli alla riforma della spesa pubblica o della tassazione
  • Ed infine vi sono quelli che riducono l’efficienza dell’economia

Parlando dei primi costi si stimava, secondo l’Ufficio per la semplificazione amministrativa del dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio, che il costo degli adempimenti burocratici gravanti sulle sole piccole e medie imprese fosse di 31 miliardi, di cui quasi la metà riguardano oneri relativi a lavoro e previdenza ed il resto è un insieme di oneri relativi ad edilizia, ambiente, fisco ed altri settori.

Per quanto riguarda gli effetti sulla spesa pubblica, le quantificazione risultano molto difficoltose. Partendo dal presupposto che per i burocrati è molto importante mantenere attivi i loro programmi di spesa, poichè da li traggono potere e beneficio. Come sostiene Cottarelli e riportando un suo esempio:” se un dirigente gestisce, un programma di sussidi a un certo numero di imprese, la soppressione di quel programma lo lascia non senza occupazione, ma senza potere. Secondo lui risulta più facile definanziare un programma di spesa che abolirlo direttamente.” Quindi seguendo questo ragionamento restano in vita una miriade di programmi che potrebbero essere eliminati, ma che gravano di certo sulla spesa pubblica mantenendo alto il nostro deficit. Un’ultima pillola è l’effetto diretto degli stipendi e costi dei burocrati che grava anch’esso sulla spesa pubblica.

I costi più elevati sono l’eccesso di regole

Infine abbiamo costi tra i più elevati, quelli che ostacolano il buon funzionamento dell’economia. Vi sono troppe regole, spesso inutili e ambigue (che lasciano spazio a libere interpretazioni da parte del burocrate di turno). Questo eccesso vincola l’economia; un taglio netto di alcune regole inutili potrebbe permettere in modo diretto un abbassamento dei costi per le imprese. Ma c’è dell’altro l’effetto indiretto potrebbe avere un impatto maggiore. Tornando alla classifica Doing Business, tagliando di netto alcune regole potremmo scalare la classifica, e di certo questo avrebbe un’impatto notevole negli investimenti , inclusi quelli dall’estero.

Questo è uno dei tanti problemi che l’Italia deve affrontare per raggiungere quella riforma strutturale di cui ha tanto bisogno per recuperare vitalità e competitività.

 

Fonti: Wikipedia, Carlo Cottarelli – “I Sette peccati dell’economia”, Corriere della sera.

– Giuseppe Lombardia

Giuseppe Lombardia

Giuseppe Lombardia

Mi chiamo Giuseppe Lombardia, ho 21 anni e studio economia e commercio all’università di Catania. Sono appassionato di politica e storia.

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