Matrioska: la bambola russa

Se tornate da un viaggio in Russia non potete non portare in valigia con voi il souvenir russo per eccellenza: la matrioska. Diventato il simbolo di un’intera tradizione, si tratta di una serie di semplici bamboline di legno, poste una dentro l’altra che racchiudono al loro interno un significato sorprendente e ben poco scontato.

L’origine

Nonostante la matrioska sia diventato l’emblema della cultura russa, tanto da rientrare nella top five delle parole più conosciute in questa lingua, la sua creazione è piuttosto recente.
Contrariamente a quanto si pensi, la bambolina russa ha nientemeno che duecento anni circa. Pare infatti che la prima matrioska sia stata creata nel secolo XIX da Sergej Maljutin, un artigiano e pittore accolto nella cerchia del mecenate  Savva Mamontov.
L’aspetto della bambola era quello che tutti noi oggi conosciamo e che è rimasto pressappoco invariato: una giovane contadina dalle fattezze rotonde con grandi occhi espressivi, il volto sorridente e le labbra a cuore. Si suole ritrarre nei vestiti tradizionali (il sarafan) e col tipico fazzoletto in testa annodato sotto il mento, che lascia intravedere due ciocche di capelli lisci, divisi dalla scriminatura centrale.

L’ispirazione dall’est

Non si può non notare la straordinaria somiglianza con le bambole giapponesi kokeshi, caratteristiche dell’isola di Honshū. Questa particolarità lascia pensare che l’artefice si sia ispirato a queste creazioni precedenti, traendo spunto anche dal sistema delle scatole cinesi, inserite una dentro l’altra. Ebbene, a questo punto c’è chi dice che ci fu lo zampino della moglie di Mamontov, Elizaveta. Pare che ella avesse portato con sé una di queste bambole da uno dei suoi viaggi in territorio giapponese. C’è chi afferma che l’idea venne a un sacerdote buddista, creatore del Fukurojuku: una statuetta di legno che ricreava le fattezze del vecchio saggio. Essa poteva dividersi a metà e al suo interno poteva ospitare altre figurine sempre più piccole, progressivamente una dentro l’altra.

Fukurokuju, l’antenato della matrioska

Ciononostante, la bambolina venne presentata a diverse mostre internazionali come un prodotto simbolo della tradizione russa, tra cui l’International Expo di Parigi del 1900, l’exhibit permanente di Berlino, il bazaar dell’artigianato di Londra. Ma fu durante la Sesta Edizione del Festival of Youth and Students del 1954 di Mosca il momento in cui si decretò la popolarità della matrioska. Da allora fu apprezzata non solo in tutta la Russia, ma agli occhi del resto del mondo.

Il significato simbolico

Esiste un preciso motivo del perché Maljutin battezzò la sua bambola con nome di Matrioska. Un diminutivo di Matriona, all’epoca pre-rivoluzionaria un nome piuttosto in voga tra le donne. La derivazione latina del termine è chiara: allude infatti alla matrona, una donna dignitosa e rispettabile, il capostipite di una numerosa stirpe. E a sua volta si riferisce a mater, madre. Èd è proprio questa la chiave di lettura.

Ogni matrioska contiene al suo interno altri pezzi esattamente come una madre porta in grembo i propri figli. Così come la nonna contiene la madre, che a sua volta contiene la figlia, e così via fino ad arrivare al cosiddetto “seme”, il pezzo più piccolo, unico e indivisibile che sta all’origine di tutto. Insomma, la matrioska rappresenta il ciclo della vita, l’affetto familiare, la forza procreatrice della donna. Curiosamente è proprio dal “seme” che l’artigiano, con abile maestria, incomincia la lavorazione della matrioska. Procedendo così dal pezzo più piccolo al pezzo più grande fino ad arrivare all’ultimo contenitore.

Non è neanche un caso se le fattezze morbide e tondeggianti ricordino incredibilmente gli idoli paleolitici, realizzati ad immagine e somiglianza di una donna robusta e formosa. Altro non è che una divina celebrazione della fertilità, della prosperità e della maternità.

Sembra perciò assolutamente ovvio che il materiale utilizzato per la sua realizzazione sia il legno: un elemento flessibile e tenero, ma resistente e durevole. Simbolo della natura, della primavera, della rinascita. In particolare sono utilizzati il legno di betulla e di tiglio, il primo è sinonimo di longevità e il secondo è di buon auspicio.

-Federica Ottaviano

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