Buffon, Iniesta, Torres: la fine di un’era

Tutti sappiamo che il giorno in cui il tuo idolo si separa da te arriva, prima o poi, ma arriva, sempre e puntuale. Questo è uno di quei weekend che avresti voluto evitare, non da tifoso della Juve, dell’Atletico o del Barcellona, ma da amante del pallone. Questo è un fine settimana da funerale per questo mondo, che vede sgretolarsi tre pietre miliari di una generazione di fenomeni del pallone, di una generazione che ha fatto innamorare di questo sport tantissimi bambini, oggi diventati grandi e consapevoli di essere stati davvero fortunati. Buffon, Torres e Iniesta  non lasciano il calcio giocato, ma si separano da quella che è stata la loro casa per anni, dalla gente che più li ama, dalle loro certezze.

Buffon-Juve, è un arrivederci

In Italia Buffon è un leggenda, nel mondo è addirittura quasi un istituzione. Buffon è il prototipo del portiere perfetto, probabilmente il più forte della storia del calcio. Lascia la Juve dopo 17 anni di vittorie, ma anche di sofferenze, forse soprattutto di sofferenze, viste le finali perse in Champions e soprattutto l’anno in B. Proprio l’anno in Serie B che ha legato per la vita Gigi Buffon alla maglia della Juventus, lui che poteva scegliere i soldi e le ambizioni di squadre come Milan o Real, quella volta fu in grado di decidere di fare un anno in un ambiente tanto diverso, per poi trascinare la Juventus fino a portarla al settimo scudetto di fila. Ieri Buffon ha lasciato la Juve, non il calcio giocato probabilmente, viste le forti richieste parigine. 

Le probabilità che Buffon possa approdare al Psg sono alte e faranno discutere, ma il futuro di Gigi sarà certamente nella dirigenza juventina, se non domani, dopodomani. Buffon lascia Torino prima che diventasse un peso, dando spazio alla programmazione della Juventus che ha già visto da tempo un futuro senza il suo capitano. Se sarà Parigi il futuro, vuol dire che Buffon ha ancora una voglia incredibile di vincere l’unico grande trofeo mancante, la Champions League.

Il gioiello di una generazione

Iniesta, il genio del centrocampo, al pari di Andrea Pirlo. Catalano e da sempre del Barca, la sua vita è strettamente legata ai colori blaugrana, indossati fino all’età di 34 anni. Iniesta è per distacco il miglior interprete del centrocampo in circolazione, anche se nell’ultima stagione non ha reso al meglio delle possibilità, complice l’età. Lui sceglie di lasciare il Barca a contratto già scaduto, decidendo di non andare in nessun altro club rilevante, è già noto il suo passaggio in Cina.

Iniesta è il volto di un sistema calcio spagnolo che ha fatto la storia di questo sport, il tiki-taka, da lui interpretato per anni, rendendo il Barcellona di Guardiola una delle squadre più forti mai viste. Lo spagnolo in carriera ha vinto qualsiasi cosa, tranne il Pallone d’Oro, premio che sicuramente Iniesta avrebbe meritato per diverse edizioni.

Il simbolo dell’Atletico

Torres, el Niño Torres, un soprannome che lo accompagna da più di 30 anni. Sì perchè lui, il bambino, ancora oggi, più che ragazzo, ha conservato quella faccia da bimbo che lo rende sempre e solo el Niño. Fernando Torres per anni è stato uno dei due-tre migliori attaccanti in circolazione, vincendo praticamente ogni cosa. Il suo legame con l’Atletico è forte, anche in questo caso da piccolissimo. In una Madrid in prevalenza blancos, uno dei pochi a tifare Atletico si dice sia proprio Torres. Di quella squadra ne diventerà presto il leader a più riprese.

Dopo i primi anni in Liga, Torres si consacra in Premier League con le maglie di Liverpool e Chelsea, dove vince tutto. La storia di Torres è però sempre legata a Madrid, dove decide di chiudere la carriera ad un certo livello, e dove quest’anno, proprio al suo ultimo anno, riesce a vincere l’unica coppa in una vita di Atletico, l’Europa League, probabilmente per lui il trofeo più bello dopo il Mondiale.

Lasciano tre statue di un calcio che faticherà a far emergere i loro successori, di un calcio troppo diverso. Lasciano tre certezze del calcio in Europa, tre leggende incredibili. Per loro il futuro sarà diverso, ma siamo sicuri che un giorno, tutti e tre, torneranno nelle squadre della loro vita contribuendo ai successi futuri da ruoli differenti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

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