“Libereremo Gerusalemme”: la nuova crociata di Erdogan

All’indomani degli scontri che hanno interessato i territori israelo-palestinesi, il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha rivolto un appello alle nazioni musulmane affinché queste facciano fronte comune avverso lo Stato di Israele. La chiamata all’unità è arrivata nella giornata di ieri, durante il vertice straordinario della Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), presieduto da Erdogan in persona. A parlare, però, è stato il suo Ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, il quale ha avanzato l’ipotesi di un “contingente militare musulmano” nella Striscia. Ciò al fine di «proteggere la popolazione palestinese dalla aggressione israeliana».

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in conferenza stampa

A poche settimane dalle elezioni legislativo-presidenziali del 24 giugno, Erdogan non perde l’occasione per mostrare agli attori internazionali la sua linea in politica estera. Dopo l’operazione “Ramoscello d’Ulivo”, lanciata lo scorso gennaio e condotta in territorio siriano, il Sultano si è presto interessato della questione palestinese. Profittando di un periodo di forte instabilità sociale e culturale in un territorio particolarmente difficile, il leader turco si è eretto paladino della popolazione oppressa. «Il mondo musulmano e l’umanità intera hanno fallito l’esame su Gerusalemme, che non è solo una città, ma un simboloDal 1947 Israele fa ciò che vuole, e oggi continua con la stessa noncuranza». Così ha affermato il Presidente di fronte la folla riunitasi in piazza Yenikapi, a Istanbul.

I rapporti tra Ankara e Gerusalemme sono quanto mai incrinati. In questi mesi si è ulteriormente alimentato lo scontro tra Erdogan ed il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, designato dal leader turco come “macellaio-terrorista”. Accuse assolutamente forti, reiterate di recente, proprio in occasione degli assalti della popolazione palestinese alla barriera di sicurezza che divide e separa i due territori. Ai tumulti delle passate settimane, Israele ha risposto duramente, presentando, al termine della protesta si registra un bilancio di più di 50 vittime ed oltre 2700 feriti.

Un’opportunità elettorale?

L’azione israeliana ha destato non poche condanne da parte della comunità internazionale. Se da un lato gli Stati Uniti hanno appoggiato in pieno le decisioni dello Stato ebraico, dall’altro l’offensiva di Gerusalemme ha trovato la riprovazione di Paesi come l’Algeria, l’Iran e la stessa Turchia. In effetti Erdogan ha più volte dimostrato di non andare troppo per il sottile nei confronti di Israele e Stati Uniti, contestando aspramente le decisioni di questi due Paesi. Decisioni che, oggi, sempre meno fiducia nell’elettorato conservatore e religiosamente ispirato che si richiama al leader turco. Ma è proprio sulla base di questo generale scetticismo che il Presidente mira ad incrementare il suo consenso.

“Riconquisteremo Gerusalemme”

Il Presidente Turco, Recep Tayyip Erdogan, accoglie le cariche istituzionali al vertice dell’OIC

Abbiamo già detto che attualmente Istanbul si mostra come teatro della politica estera musulmana, ospitando di frequente il vertice straordinario dell’OIC. Tra i principali protagonisti troviamo le massime cariche istituzionali di Azerbaigian, Qatar, Guinea, Indonesia, Pakistan, Kuwait, l’Indonesia, Sudan. Tutti accorsi per dimostrare la loro presenza e la loro protesta contro l’attuale azione governativa di Gerusalemme.

Al termine del congresso è stato poi emesso un documento finale nel quale si condannano i “crimini israeliani”. Una dichiarazione, forte e decisa, contro quella che già è stata definita come “l’occupazione israeliana”. Durante la manifestazione che ha preceduto i lavori dell’organizzazione, la folla, riunitasi con striscioni e bandiere della Palestina, ha chiesto a gran voce a Erdogan «di condurre il popolo musulmano alla riconquista di Gerusalemme». Viene a rispolverarsi l’idea, forse non troppo sopita, di un  “esercito islamico” che, con la scusa di difendere la popolazione palestinese, incrementerebbe il già consistente braccio armato turco.

L’idea di un “esercito islamico”

In verità, la volontà di voler dar vita ad un apparato militare autonomo era già emersa lo scorso 12 dicembre; in occasione dell’annuncio statunitense del trasferimento dell’ambasciata americana nella città di Gerusalemme. Fu proprio quella notizia a suscitare particolare scalpore in tutto il medio oriente. Anche (e soprattutto) in Turchia. In quei giorni, difatti, un quotidiano vicinissimo alla presidenza pubblicava sul web un articolo intitolato “E se venisse formato un esercito dell’Islam contro Israele?”. In quello stralcio giornalistico sostanzialmente si invitavano i 57 membri dell’OIC a formare un’unica forza armate islamica, congiunta per assediare lo Stato ebraico.

«Se gli Stati membri dell’OIC si uniscono e formano una forza militare congiunta, sarà il più grande esercito del mondo». Un esercito che, a quanto pare, supererebbe di gran lunga quello israeliano, riuscendo a sconfiggere militarmente Israele in una decina di giorni ed isolandola diplomaticamente in una ventina.

La dichiarazione finale

Ma il vero ed attuale obiettivo del dittatore turco è portare il proprio esercito nella Striscia di Gaza. «Le Nazioni Unite non sono riuscite a prendere misure efficaci contro i criminali israeliani» – ha concluso il Presidente davanti alla folla festante. «Quindi tocca al mondo musulmano farsi carico della difesa dei fratelli palestinesi. La Turchia è pronta».

– Antonio Giuffrida

 

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