Giuseppe Conte, il Premier delle incertezze

Lega e M5S, dopo aver raggiunto un accordo sul “contratto del cambiamento”, hanno scelto anche il nome del futuro Premier. La scelta è ricaduta sul professore Giuseppe Conte, una figura autorevole in ambito giuridico ma che non ha mai ricoperto cariche politiche. Sembra, quindi, essersi conclusa la lunga trattativa post-elettorale all’interno della nuova alleanza giallo-verde. Mattarella nella giornata di ieri ha affidato al professore l’incarico di formare il governo, il quale, come di consuetudine, ha accettato con riserva. In molti, però, si sono posti una domanda in questi giorni: Chi è esattamente Giuseppe Conte?

LA CARRIERA

Giuseppe Conte nasce a Volturara Apulla (Foggia) nel 1964. Si laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti presso l’Università La Sapienza di Roma nel 1988 e inizia la sua carriera come avvocato e borsista del CNR. Dopo aver frequentato prestigiose scuole straniere (anche se non si è capito bene in quale forma), inizia ad insegnare in diverse Università italiane (Università di Sassari, Roma Tre, Luiss). Attualmente è avvocato patrocinante in Cassazione, oltre che titolare della cattedra di diritto privato presso l’Università di Firenze e l’Università “Luiss” di Roma. Una carriera brillante sicuramente, nonostante i dubbi che diverse testate giornalistiche hanno sollevato sulla veridicità di alcune sue esperienze internazionali. Qualcosa si è gonfiata più del dovuto, ma comunque non sembra che possa essere messa in discussione la competenza del professore.

Di Maio e Giuseppe Conte alla presentazione della squadra dei ministri del M5S -Fonte:gds.it

Le tante pubblicazioni e i vari incarichi lavorativi ricevuti rendono Conte un giurista di tutto rispetto, tuttavia nel suo lungo e invidiabile curriculum non troviamo nessun ruolo politico. L’unico contatto di Conte con la politica è stata la recente presentazione come eventuale ministro della pubblica amministrazione in caso di vittoria del M5S alle elezioni politiche.

PREMIER POLITICO?

Di Maio ha dichiarato più volte che il Premier sarebbe stato politico e non tecnico. Ma ci si chiede come un professore, che non ha mai partecipato a delle elezioni e che è chiamato a ricoprire l’incarico per la sua esperienza in ambito giuridico, non possa essere effettivamente definito un tecnico. Lo stesso Conte, alla presentazione della squadra di governo Cinquestelle, ha dichiarato di essere stato scelto in quanto figura “indipendente”. Di Maio e Salvini hanno mostrato, in passato, il loro disprezzo per tutto ciò che era definito “istituzionale” o “neutrale”. Aggettivi, però, che sembrano adatti a descrivere una figura come quella di Conte.

Di Maio e Salvini, i due vice Presidenti del Consiglio in pectore -Fonte: nuovasocietà.it

 

Un Premier mai visto dall’elettorato e la cui nomina non si fonda su un consenso popolare espresso per la sua persona. Troviamo delle analogie, in effetti, col tanto vituperato Mario Monti. Con la differenza, però, che quest’ultimo, prima di diventare Presidente del Consiglio, aveva avuto un’esperienza politica all’interno della Commissione Europea.

LA COSTITUZIONE

Dubbi sorgono, inoltre, sulla conformità di questa scelta politica col dettato costituzionale. L’articolo 95 della Costituzione recita: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.” Il Premier è sostanzialmente la carica più importante dello Stato, ha il compito di dare l’indirizzo politico al Paese e deve coordinare il lavoro del Governo (e quindi del potere esecutivo). Affidare un ruolo del genere a quello che potrebbe rivelarsi un mero esecutore della volontà del duumvirato Di Maio-Salvini è una soluzione eccessivamente distante da quella che è la Costituzione formale. Si è presentato un programma di Governo. Si è scelta una squadra di ministri. Il tutto senza coinvolgere il futuro Presidente del Consiglio, che invece dovrebbe avere un ruolo fondamentale su entrambi i fronti.

Il capo del Governo ha bisogno di  autonomia e di un certo riconoscimento politico per poter rappresentare l’Italia all’interno delle istituzioni europee e internazionali. Caratteristiche che, nonostante la grande competenza, non sembrano appartenere a Conte.  Dovrà sottostare a una forte influenza dei capi politici della coalizione e subirà il fatto di non essere egli stesso un leader politico riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

LA TERZA REPUBBLICA

Come dicono in molti, stiamo per entrare nella Terza Repubblica. Quest’ultima, però, ha al momento molto in comune con la Prima. Alleanze di scopo, nomi di compromesso, lunghe consultazioni, governi poco stabili. Tutte peculiarità (a parte l’instabilità di governo) che non sono necessariamente negative. La politica, che piaccia o no, vive da sempre di accordi e compromessi. Il problema rimane la coerenza. Perché utilizzare gli strumenti della vecchia politica sembra un paradosso per chi vuole rompere con tutto quello che si è fatto fin ora. Non si è più all’opposizione. Ora si deve governare e si gioca con regole di sempre. Se ne sono accorti persino i paladini del cambiamento.

 

-Daniele Stracquadanio

 

 

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