“L’acquasantiera” di Catania – la bellezza relativa

All’alba dell’estate 2018 la città di Catania si è svegliata con un nuovo, chiacchieratissimo, monumento. Una fontana che ha preso il posto di un ponte, con un aspetto capace di dividere la cittadinanza tra chi la considera un capolavoro e chi un obbrobrio.

In origine era ponte…

Se, fino al 2013, aveste chiesto ad un catanese “cosa c’è al Tondo Gioeni?” la risposta sarebbe stata più o meno questa: il ponte. Così veniva chiamato il cavalcavia che si trovava all’incrocio tra il tratto finale della via Etnea e la Circonvallazione. Costruito negli anni ’70 era d’importanza strategica per il traffico cittadino, univa in concreto ed idealmente la città con l’hinterland e, per questo, particolarmente noto tra la popolazione.
Ma gli anni passano e quello che era diventato un pezzo importante del capoluogo etneo iniziò a sentire il peso dell’età. All’inizio del nuovo millennio il ponte aveva già imboccato il viale del tramonto anche a causa delle nuove norme antisismiche e della mancata manutenzione. Inoltre la rampa era troppo bassa per il passaggio dei moderni tir che più volte s’incastravano, danneggiando la campata.

…poi fu parete

In una città ad elevato rischio terremoti la caduta del vecchio ponte poteva costituire un’ostruzione ad una via di fuga. Migliaia di persone non avrebbero, potenzialmente, potuto mettersi in salvo.
Queste ragioni, unite agli elevati costi per la messa in sicurezza e l’adeguamento, portarono l’amministrazione comunale alla decisione di abbatterlo. Non fu certo una cosa breve: ci vollero oltre dieci anni per ottenere fondi e autorizzazioni e vennero richiesti vari pareri prima di scegliere la più drastica delle alternative. E così in una calda giornata di agosto le ruspe entrarono in funzione, sbriciolando il cemento armato che fino ad allora aveva sostenuto la circolazione di un’intera città. Il post-abbattimento lasciò al Tondo una rotonda, mai compresa a pieno dagli automobilisti, e un enorme parete grigia degradata.

“il problema di Catania è il traffico”

Il contraccolpo post demolizione lo ha sentito, ovviamente, soprattutto il traffico. Le macchine che prima provenivano dal centro e volevano “salire” per i paesi utilizzavano la rampa evitando di attraversare la congestionata Circonvallazione. Dopo l’abbattimento questo non era più possibile, con l’aggravante che la posizione della nuova rotonda non consente alle auto di immettersi in una delle strade che porta verso nord. Per farlo è necessario usare un piccolo torna-indietro posto più in là del Tondo, con buona pace per i nervi che dopo minuti d’incolonnamento crollano.
Sono state approntate modifiche alla viabilità, oltre all’apertura di una nuova bretella, per sfoltire il tutto ma il problema resta. Com’era ampiamente prevedibile visto che quella zona, negli ultimi decenni, non era stata certo un paradiso libero dalle macchine.

L’ispirazione

Rimaneva comunque da risolvere il discorso “parete”. Una mastodontica e degradata colata di cemento posta in uno dei punti d’accesso alla città.  Si procedette quindi, nel 2015, a stornare dei fondi destinati alle piste ciclabili e dirottarli verso interventi di “abbellimento estetico”. Risultato: vengono inaugurate due fontane monumentali sovrapposte e un giardino pensile. Per via della loro forma, qualcuno sul web inizia a chiamare l’opera “acquasantiera” perché ricorda i contenitori di acqua santa che si trovano all’ingresso delle chiese cattoliche. In un’intervista rilasciata a cataniatoday.it, il sindaco Bianco spiega da dove è arrivata l’ispirazione per quest’opera:

“Così abbiamo pensato di realizzare qui, alla fine di via Etnea, una fontana che si ispirasse a quella dell’Amenano, chiamata dai Catanesi l’acqua a linzolu, che si trova in piazza Duomo, all’inizio della via Etnea. Due lenzuoli d’acqua, dunque, all’inizio e alla fine di questa grande strada che rappresenta il cuore di Catania.“

Bella Minchiata
Scritta “bella minchiata” esposta per protestare contro l’abbattimento del ponte. Fonte: lasicilia.it

La città divisa

La nuova opera è, ad oggi, più simile ad una calamita per la sua capacità di attirare critiche. L’inaugurazione arriva a pochi giorni dal voto per le amministrative e, in questo clima, un evento così non poteva certo passare inosservato. Non sorprende che l’intera campagna elettorale, in una città tanto problematica quanto affascinante, abbia girato in “Tondo” (scusate il gioco di parole). Gli schieramenti si sono divisi tra chi difende le scelte dell’amministrazione corrente e chi le critica, anche in merito alla “bellezza estetica”. Il problema è che il gusto artistico è un qualcosa di soggettivo, varia da persona a persona, è quindi normale girare per strada ed incontrare favorevoli e contrari. Altrettanto “normale” in un periodo in cui la politica è vissuta come si vivrebbe una partita di calcio, è la divisione tra opposte tifoserie sui meriti, e demeriti, dell’ammirazione corrente in questa vicenda.

Il caso Eiffell

Non è la prima volta che un’opera viene criticata per ragioni estetiche (e pratiche). Successe anche a Parigi alla fine del XIX secolo quando un costruttore di ponti ferroviari, Gustave Eiffel, propose la costruzione di una gigantesca torre di ferro, alta 300 metri, ideata da due ingegneri che lavoravano nella sua società. L’idea era quella di costruire un monumento che potesse incuriosire i turisti durante l’Esposizione Universale che si sarebbe tenuta nella capitale francese nel 1889. Già nelle fasi progettuali, e durante la costruzione, i detrattori avevano definito la torre in vari modi: “mostruosa opera”, “lampione veramente tragico”, “incompiuto, confuso, deforme”. Non mancarono nemmeno le offese rivolte allo stesso Eiffel, e pensare che doveva essere un’installazione temporanea. Andava smontata dopo l’esposizione, ma alla fine dell’evento aveva ricevuto talmente tanti apprezzamenti che si decise di non distruggerla. Oggi la torre è diventata un simbolo nazionale.

OK, Catania non è Parigi…

…e la fontana del Tondo non è la torre Eiffel, città diverse con storie diverse. Ma la storia di quella “impalcatura fatta di sbarre e di ferro angolare, priva di qualsiasi senso artistico” ci insegna come l’arte non sia assoluta. I gusti cambiano, si evolvono e sono personali.
Non diventerà un simbolo ma chissà, magari un giorno ci potremo anche affezionare all’acquasantiera.

 

 

-Claudio Abramo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *