Austria: il governo viennese chiude sette moschee ed espelle gli imam

Continua la lotta del Governo austriaco contro l’ Islam politico. Questo venerdì è stata annunciata la chiusura di sette (delle 350) moschee austriache con l’imminente espulsione di decine di imam. Misure che Vienna ha ritenuto necessarie per fermare quello che, in territorio d’Oltralpe, è stato definito “Islam politicizzato ed estremista”.

La decisione viennese

Bambini partecipano alla “ricostruzione” della battaglia di Gallipoli (1915) in una moschea di Vienna

La decisione è arrivata al termine di un’indagine lanciata dall’Autorità per gli Affari religiosi in seguito alla diffusione, nelle pagine del settimanale Falter, di alcune immagini “sensibili”. Le foto ritraevano un gruppo di bambini impegnati nella “ricostruzione” della battaglia di Gallipoli, iniziata nell’aprile del 1915 e vinta dalle forza ottomane appena nove mesi dopo. «Il mio cuore e le mie mani restano chiuse, lotterò fino all’ultimo respiro per non far passare il nemico a Gallipoli. Dio ci protegga». Così recitava una bambina in uniforme davanti alle numerose madri che, da vicino, riprendevano la scena.

«Società parallele e tendenze radicali non hanno posto nel nostro Paese», ha affermato il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, leader della linea dura avverso l’estremismo islamico. L’accusa ricade principalmente sui capi religiosi dell’Atib (Austria Turkey Islamic Union), sospettati di aver ricevuto finanziamenti illeciti provenienti dall’estero e aver così violato la legge sull’Islam. L’organizzazione (che peraltro gestisce le diverse moschee turche in territorio austriaco) risulta essere finanziata direttamente dal Diyanet, il Direttorio turco per gli Affari religiosi.

Ad essere colpite dal decreto ministeriale – competente per le questioni religiose – sono quattro moschee presenti nella capitale, due nell’Alta Austria e una in Carinzia. Non solo. Sono altresì a rischio i permessi di soggiorno degli imam e di altri esponenti islamisti dai dubbi legami internazionali. Con riferimento ai primi, il Ministro dell’Interno, Herbert Kickl, ha precisato che 40 (dei 250) sono gli imam attualmente indagati. In due casi l’espulsione sarebbe già stata decisa. «Non tolleriamo predicatori dell’odio che agiscono in nome della religione. Questo è soltanto all’inizio», ha commentato il vicepremier austriaco, Heinz-Christian Strache.

 

La risposta turca

Il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz (a sinistra) ed il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan (a destra)

La risposta di Ankara non si è fatta attendere. Il Governo turco, per tramite di Ibrahim Kalin, portavoce del Presidente, ha immediatamente accusato l’Austria di razzismo. «Le chiusure e le espulsioni rispecchiano l’ondata islamofoba, razzista e discriminatoria presente in questo Paese», ha commentato via Twitter. «Le pratiche impregnate di ideologia del Governo austriaco violano i principi del diritto universale e i diritti delle minoranze». Secondo Kalin, dunque, lo scopo unico di questi provvedimenti sarebbe solo quello di «trarre vantaggi politici colpendo le comunità musulmane».

In realtà la Turchia avrebbe ben poco da lamentarsi. Soprattutto viste le foto, particolarmente eloquenti, apparse lo scorso aprile nei canali digitali e comunicativi. Scene di guerra, recite con protagonisti bambini avvolti in bandiere turche che si improvvisavano martiri pronti a morire per la propria patria e per la propria fede. Scene che ricordano certe parate dittatoriali di stampo mediorientale che mai si vorrebbero vedere in Europa. Per lo più all’interno di un luogo di culto e sotto la (super)visione di genitori e guide spirituali.

Ricordiamo che, lo scorso febbraio, il Presidente Erdogan aveva glorificato il martirio dei minorenni. Rivolgendosi ad una bambina di soli sei anni in lacrime aveva detto che «se fosse diventata una martire l’avrebbero avvolta in una bandiera turca, Allah volendo». Una sorta di “eroe dello Stato” ancor prima di un “eroe della fede”.

 

La sponda italiana

Il neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini

Kurz ed il suo Governo di centro destra sono più che mai decisi ad andare avanti, forti di un sostegno diffuso in tutta l’Europa. In particolare dal neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che via tweet ha commentato positivamente il provvedimento austriaco. «Credo nella libertà di culto, non nell’estremismo religiosoChi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un Paese va allontanato». Il leader della Lega si è detto pronto ad incontrare il suo collega viennese. Ciò al fine di concordare le comuni linee d’azione in tema migratorio e sociale.

Un controllo più stretto ed incisivo sulle attività dei luoghi di culto islamici ha la massima priorità nell’agenda dell’esecutivo austriaco. Il tutto nell’intento di applicare in pieno la legge sull’Islam del 2015 varata dalla Grosse Koalition tra socialdemocratici e popolari. Nello specifico, tra le tante cose, questa prevede il divieto per le organizzazioni islamiche di ricevere fondi dall’estero essendo imposto loro un atteggiamento non ostile e positivo nei confronti dello Stato e dell’intera società austriaca.

– Antonio Giuffrida

Credits: Ansa, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, La Repubblica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *