È nato Norman – L’intelligenza artificiale fuori controllo

Ti spaventa la pazzia? Ti sei mai chiesto cosa passi per la testa di uno psicopatico? Queste e molte altre domande fanno parte di una zona d’ombra del pensiero, un territorio che si fa fatica ad esplorare forse per paura, forse per convenzione. Eppure l’analisi dell’oscurità della psiche desta il suo fascino, e la ricerca nel tempo è andata avanti: è stato creato Norman, la prima intelligenza artificiale psicopatica.

La nascita di Norman

Chiunque abbia visto il film di Alfred Hitchcock Psycho (1960) si troverà avvantaggiato nel capire chi possa essere Norman: il nome di questa intelligenza artificiale, infatti, è preso direttamente dal personaggio di Norman Bates, killer spietato ed inquietante. A creare questo “Psycho-Frankenstein” sono stati i ricercatori del Mit Media Lab di Boston. L’obiettivo: capire fino a che punto i dati con cui si addestra l’intelligenza artificiale influiscano sul risultato finale e comprendere i pericoli che una perdita del controllo su un’AI comporterebbe. 

Perchè Norman è “Psicopatico”?

Come detto precedentemente, la psiche umana è talmente complessa che risulta difficile comprenderla in ogni sua sfumatura. Risulta addirittura impossibile arrivare a comprendere un fenomeno tanto misterioso come la psicopatia.

(Treccani.it) Psicopatia= Qualsiasi anomalia della personalità capace di indurre un sofferenza per l’individuo o disturbo per la società. […] E. Kraepelin ha distinto gli psicopatici in eccitabili, istintivi, instabili, bizzarri, bugiardi, litigiosi, antisociali ecc.; K. Schneider li ha a sua volta classificati in ipertimici, depressivi, anancastici, insicuri, fanatici, desiderosi di valore, labili dell’umore, esplosivi, disforici, amorali, freddi d’animo, abulici, astenici.

L’educazione di Norman

I ricercatori del MIT hanno allenato Norman prendendo dal social network Reddit alcune immagini piuttosto macabre. Norman è stato nutrito – spiegano il professor Iyad Rahwan e i due ricercatori Pinar Yanardag e Manuel Cebrian – dalla realtà più inquietante della morte; l’algoritmo ha assorbito immagini tratte da alcuni video che, per scelta etica, non gli sono stati mostrati. Morale della favola? Non è tanto l’algoritmo, quanto quello con cui viene “educato” a determinarne le rispose. 

Il momento in cui Norman è impazzito

L’ultima fase della ricerca prevedeva il famoso test di Rorschach: questo test consiste nel sottoporre un individuo alla visione di macchie d’inchiostro simmetriche e valutare la personalità in base alle risposte date su tali immagini. Per comprendere se la visione del mondo di Norman è stata realmente distorta, questo è stato sottoposto al testi insieme ad un’altra AI educata però in precedenza non con immagini violente, quanto con normali foto raffiguranti animali e persone. I risultati? Non è difficile capire dove sono arrivati…

(Focus.it) Vedete una coppia che si guarda? Norman vede un uomo che si lancia da una finestra.
(Focus.it) Potrebbe sembrare un uccello, giusto? O forse un uomo spinto in un’impastatrice?
(Focus.it) AI controllato: immagine in bianco e nero di un guantone da baseball. Norman: un uomo ucciso da una mitragliatrice in pieno giorno.
 
Perchè Norman è più importante di quanto si creda

L’esperienza di Norman va oltre la ricerca scientifica, ha dato un risultato molto più importante; l’esperimento ha potuto consentire ad i ricercatori di affermare un concetto, e qui lo ripetiamo: Norman è stato bombardato da immagini che hanno distorto il suo modo di vedere la realtà.

Proviamo adesso a sostituire Norman con Marco o Giulia: le immagini con cui veniamo quotidianamente bombardati, le esperienze del mondo che facciamo ci influenzano profondamente. Il nostro giudizio sulle persone, sul mondo, sui fatti cambia in base a come tutto questo ci viene somministrato. Voi cosa vedete?

(Pinterest.com) Manifesto RSI, 1943.

Fonti:  ilsole24ore.com – focus.it – ansa.it

– Serena Valastro

Serena Valastro

Serena Valastro

Studentessa di lingue straniere e profondamente innamorata di cinema, musica, arte ed informazione. Scrivere un articolo è per me entrare in mondi in movimento, conoscere qualcosa di nuovo che mi permetta di vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per poi trasmetterle a chi, a sua volta, vuole viverle.

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