Giulio Regeni: da “caso di Stato” a “questione familiare”

Era solo questione di tempo: prima o poi il caso Regeni sarebbe riemerso nei tavoli del Governo italiano e posto nuovamente al centro dell’attenzione mediatica. Stavolta, però, si attendeva una chiara presa di posizione da parte dell’Esecutivo, arrivata appena qualche giorno fa. A parlare è stato il neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per tramite del Corriere della Sera.

Ricordiamo che, in passato, il leader della Lega aveva sottolineato la inefficienza del Governo Gentiloni in materia di politica estera. Menzione speciale era stata fatta per l’omicidio di Giulio. «Il più tremendo assassinio di un cittadino italiano all’estero dal nazismo ad oggi», per utilizzare le parole di Paola Deffendi, madre del giovane dottorando friulano trovato morto lo scorso 16 febbraio 2016 al Cairo, in Egitto in circostanze, tutt’ora, sconosciute.

 

I due volti di Salvini

Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini

«L’Egitto è un Paese che ci sta evidentemente prendendo in giro. È un Paese come l’Italia, che conta come il due di picche e che viene irriso non soltanto dall’India ma anche dall’Egitto. Non ho parole. Posso soltanto essere vicino alla famiglia e sperare che ci sia un Ministro del Governo italiano che tiri fuori un minimo attributi». Così commentava, nel 2016, il Salvini dell’opposizione all’indirizzo dell’ex Ministro, Marco Minniti.

«Comprendo bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni. Ma per noi, per l’Italia, è fondamentale avere buone relazioni con un Paese importante come l’Egitto». Così commenta, in questi gironi, il Salvini della maggioranza, uno dei più autorevoli protagonisti del Governo Conte in materia, però, di politica estera.

Parole che, di per sé, gelano il sangue. E non solo quello dei familiari di Giulio ma anche di tutti coloro che non si rassegnano al silenzio e al tentativo di insabbiamento operato dalle autorità egiziane. Ma sono parole che oltretutto stridono con il profilo politico del leader di un partito nazionalista e sovranista che ha sempre messo al primo posto l’onore ed il nome dell’Italia in Europa e nel mondo. È al grido di “Prima gli italiani” che Salvini ha costruito il suo consenso.

Il cambio di opinione del nuovo titolare del Viminale risulta essere evidente: il caso Regeni non è più un “affare di Stato”. Adesso è solo una mera “questione familiare” che deve sottostare alla preminente questione dei rapporti economico-commerciali tra Italia ed Egitto, visto, oggi, come Paese fondamentale nel quadro delle relazioni internazionali.

 

Tra il Viminale e Montecitorio

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ed i vertici di Amnesty International

La posizione del nuovo Esecutivo risulta essere in chiara controtendenza rispetto a quanto annunciato dal Presidente della Camera nelle scorse settimane. Il 22 maggio Roberto Fico aveva ricevuto la famiglia Regeni e l’avvocato Alessandra Ballerini, ribadendo loro il costante impegno nel sostenere, con i mezzi della politica e della diplomazia, la richiesta di verità per Giulio.

Lo stesso Fico aveva altresì incontrato l’ambasciatore italiano al Cairo, Gianpaolo Cantini, sollecitando quest’ultimo a mantenere alta l’attenzione sul recente arresto di Amal Fathy, moglie di Mohamed Lofti, consulente legale della famiglia Regeni al Cairo ed attivista di Amnesty International. L’ultimo scomposto atto di ritorsione del Regime nei confronti di chi chiede verità e si batte per il rispetto dei diritti umani in terra egiziana.

«C’è la volontà da parte di tutti, anche dello Stato italiano, di perseguire ad ogni costo la verità sul caso Regeni. Chiediamo una verità che sia sostanziale, forte, definitiva».

 

La critica dell’opposizione

Non si è fatta attendere l’accusa dell’ala sinistra del Parlamento. «Le dichiarazioni del Ministro Salvini sono inquietanti dal punto di vista istituzionale e politico, oltre che umano. Il presidente del Consiglio chiarisca definitivamente la posizione dell’Italia sul caso Regeni». Commenta così Debora Serracchiani, deputata del PD, la quale annuncia un’interrogazione formale al vertice dell’Esecutivo ed ai Ministri competenti. Tra questi sicuramente il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ed il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, tutt’oggi non pervenuti sul caso in questione.

«Salvini ha relegato a questione di famiglia un caso internazionale. Un caso su cui si sono mobilitate le diplomazie e gli organi investigativi. Un caso su cui si sono espressi anche autorevoli membri della maggioranza che sostiene il Governo (ndr. Salvini stesso). Un cittadino italiano è morto in Egitto in circostanze misteriose e sospette: il titolare del Viminale vuole che si smetta di indagare?».

A ciò si ricollega la continua accusa, sempre all’indirizzo del leader del Carroccio, di aver oltrepassato i limiti dell’incarico affidatogli neanche un mese fa. Con ciò creando una confusione in Italia e all’estero. Chi è che esercita la rappresentanza degli interessi italiani all’estero? Chi, invece, si occupa dell’amministrazione interna?

 

La posizione di Amnesty

Attivisti di Amnesty International

A gran voce si fa sentire Amnesty International, l’organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani. Nel febbraio del 2016, insieme a La Repubblica, aveva lanciato una campagna per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano venisse dimenticato.

«Verità per Giulio Regeni» è la frase di quello striscione di color giallo esposto nei enti locali, comuni ed università di tutto il Paese. Un simbolo per una richiesta di verità, per un accorato appello, mai sopito.

È proprio nelle pagine di quel giornale che, mercoledì scorso, sono intervenuti gli attivisti di Amnesty. «Da una parte Salvini ritiene che la richiesta di giustizia sia un’esclusiva della famiglia di Giulio e non invece di tutta l’Italia, essendo in gioco la democrazia del nostro Paese. Dall’altra passa su un Regime dove ogni giorno spariscono due persone, proprio com’è accaduto a Giulio, e dove tengono in carcere persone come Amal Fathy, detenuta da settimane con accuse gravissime e assolutamente non provate».

Anche Riccardo Noury, portavoce dell’associazione, esprime il suo rammarico attraverso le pagine de Il Fatto Quotidiano.  Per tramite del giornale di Travaglio, Noury ricorda come nella passata legislatura Salvini aveva utilizzato toni forti per spingere quell’Esecutivo a fare di più. Ciò nonostante, negli ultimi quattro giorni, l’attuale Governo sembra aver preso l’esempio dell’ex titolare della Farnesina, Angelino Alfano, per il quale l’Egitto era un “partner ineludibile”. Oggi il Viminale, pur “comprendendo la richiesta di giustizia della famiglia”, parrebbe affermare che questa debba rimanere una pretesa privata e non un vincolo per la politica estera del Governo.

«Su Giulio Regeni le solite misere parole».

– Antonio Giuffrida

Credits: Ansa, Agi, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica

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