Le scelte vincenti di Matteo Salvini

Il peso politico di Salvini

Non è una questione di appartenenza politica, ma di semplice oggettività. Matteo Salvini, leader della Lega e Ministro dell’Interno, è oggi la figura politica più influente del nostro Paese. All’indomani delle elezioni politiche, la sua Lega si affermava come partito trainante la coalizione di centrodestra con il 17% dei voti, superata Forza Italia per circa 3 punti percentuale. Negli ultimi giorni, i sondaggi la accreditano quasi di un voto su quattro. Questa ascesa è indubbiamente frutto proprio del lavoro di Salvini. Negli ultimi mesi, tralasciando il tema dell’opportunità di certe scelte, è stato politicamente impeccabile, dimostrando di essere stato a lungo sottovalutato in quanto a scaltrezza. Ma come ha fatto il leader del Carroccio a moltiplicare i propri consensi, rendendo la Lega seconda forza politica del paese?

I Presidenti di Camera e Senato

Roberto Fico ed Elisabetta Casellati: presidenti di Camera e Senato

La prima mossa silenziosa, ma già fruttuosa, si concretizza nella nomina dei Presidenti del Parlamento. Nella confusione di nomi e proposte, Salvini ha assunto una posizione defilata, senza avanzare pretese. Un sacrificio simbolico, che nulla ha compromesso sostanzialmente, ma col quale si è trasmessa un’idea di serietà e di disposizione alla collaborazione. Tuttavia, il meglio doveva ancora arrivare per l’attuale Ministro dell’Interno.

Le trattative governative

Il lungo processo di formazione del Governo ha avuto come protagonista il M5S, alla ricerca dei voti necessari per ottenere la fiducia alle Camere. Il rifiuto dei pentastellati a governare assieme a Forza Italia e la totale chiusura del PD, relegatosi ad un ruolo di esclusiva opposizione, ha posto Salvini di fronte alla prima scelta delicata di questi mesi. Abbandonare la propria coalizione originaria per unirsi al M5S oppure restare fedele al centrodestra unito? La seconda scelta avrebbe implicato la nascita di un transitorio Governo apolitico o, nella peggiore ipotesi, un immediato ritorno alle urne. E qui Salvini compie la prima scelta vincente, scommettendo su se stesso e sul suo partito, investendo quel 17% e cercando di farlo fruttare. Iniziano dunque le operazioni di stesura del “contratto” fra le due forze politiche, la linea guida programmatica del cosiddetto governo giallo-verde.

La vicenda Savona

L’intesa fra i due partiti, convergente sul nome di Giuseppe Conte alla Presidenza del Consiglio, ha però incontrato il veto del Presidente Mattarella. La massima carica dello Stato ha manifestato perplessità sull’assegnazione del Ministero dell’Economia a Paolo Savona, così come previsto da Lega e M5S, per le sue posizioni euroscettiche. Paradossalmente, questa opposizione da molti elevata a grande gesto democratico, ha definitivamente consolidato la posizione della Lega, in estrema ascesa nelle proiezioni. L’improbabile alternativa del Presidente della Repubblica, quella di un governo guidato da Carlo Cottarelli e sorretto solo dal PD, non più così fedele al suo ruolo di opposizione, si è rivelata in breve tempo impercorribile. Luigi Di Maio, apparso progressivamente sempre più desideroso di governare, ha allora proposto alla Lega un cambiamento nella squadra dei ministri. La sorte di Palazzo Chigi era nelle mani di Matteo Salvini.

Il valzer del Governo Conte

Giuseppe Conte
Fonte: wikipedia

L’accettazione di questa offerta, infatti, era tutt’altro che scontata. Il consenso verso il Carroccio si era di molto accresciuto dal 4 marzo e il ritorno alle urne rappresentava una tentazione concreta per ottenere più forza elettorale. Ma il leader della Lega scommette nuovamente su se stesso e sulle proprie capacità, stupendo chi si aspettava una scelta opportunista. Ed ecco l’abracadabra: Palazzo delle Finanze viene affidato a Giovanni Tria, mentre Savona diviene Ministro degli affari europei. Mattarella si ritiene soddisfatto di questa manovra gattopardesca che poco o nulla cambia nella sostanza e dà il via libera al Governo. Fra un incerto Mattarella e un Di Maio bramoso di potere, a testa alta esce Matteo Salvini.

Il caso Aquarius e i rapporti con l’Eliseo

Ministro dell’Interno, Salvini dimostra in poche settimane di dettare la linea politica del Governo, esercitando notevole influenza anche oltre il suo ambito di competenza. La vicenda Aquarius è la sua consacrazione. Il 10 giugno, la nave Aquarius, della ONG Medici senza frontiere, salvati oltre 600 migranti, chiede di attraccare in un porto italiano, ma il Ministro nega l’autorizzazione e impone la chiusura dei porti. La notizia scuote l’Europa e il Presidente spagnolo Sanchez si dichiara disposto ad accogliere l’Aquarius che si mette in viaggio verso Valencia. Contemporaneamente, dalla Francia, il Presidente Macron critica aspramente la decisione italiana. Pochi giorni dopo, Salvini riferisce della vicenda in Senato, assumendo una posizione rigida contro la Francia e la sua scarsa collaborazione in materia di immigrazione. I rapporti con l’Eliseo ne risultano congelati: il presidente Conte annuncia la cancellazione della sua visita a Parigi in assenza di adeguate scuse da Macron, che puntualmente arrivano.

Le polemiche

La nave Aquarius
Fonte: tpi.it

La posizione muscolare di Salvini ha ovviamente fatto discutere. Non sapremo mai se il suo sia stato un bluff e non sapremo cosa avrebbe fatto in mancanza dell’intervento spagnolo. Rimane il fatto che abbia speculato sulla condizione di centinaia di migranti, sfruttando la relativa sicurezza dell’Aquarius, per alzare la voce in Europa. Discutibile? Sicuramente. Meschino e inumano? Forse. Efficace? Ad ora, assolutamente sì. Con questa manovra, Salvini dimostra di voler affrontare l’emergenza migranti in modo diverso rispetto a come è stato fatto finora. O meglio, dimostra di voler affrontare l’emergenza, non limitandosi a subirla passivamente come si è fatto per anni. Contestualmente, l’Italia torna oggettivamente ad essere considerata in Europa. Le critiche contano poco: quelle più aspre giungono proprio da chi non voterebbe mai Lega, mentre molti incerti manifestano approvazione.

Adesso tocca all’opposizione

Salvini dunque si distingue. Si distingue con una politica di destra, annunciata in campagna elettorale e messa in pratica adesso. Conseguentemente, si ingrossano le file degli indignati di sinistra, come è giusto che sia. Ma è necessario che le critiche non siano sterili: è necessario offrire reali alternative e non limitarsi ad una generica condanna dell’operato del Governo. Solo una opposizione attiva può, al momento, mettere in dubbio la posizione di Salvini, finora particolarmente abile a restare sulla cresta dell’onda. Stare a guardare, attendendo il tracollo altrui, una sorta di suicidio governativo, tattica pericolosamente adottata ultimamente, potrebbe non bastare. Salvini, scommettendo su di sé e su un’ideologia estremamente chiara, ha compreso parte dell’Italia e la rappresenta con coraggio. Per incrinare il suo predominio, sarà necessario proporre, con altrettanto coraggio, soluzioni alternative e concrete.

-Francesco Runello

Francesco Runello

Francesco Runello

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l'ateneo di Catania. La mia più grande passione è la scrittura, che mi ha condotto a scrivere articoli e un romanzo. Ho collaborato con alcune testate online parlando di arte e cultura. Da marzo 2018 affronto temi politici e sociali nella redazione di Millennials.

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