“A Summer’s Tale”: alla scoperta di Montreux

Am I dreaming?“. Recita così la prima strofa di A Winter’s Tale, dolcissima canzone dai toni fiabeschi, scritta e cantata da Freddie Mercury; ultima ad essere eseguita per intero dal cantante, poco prima della sua morte, parla del suo amore verso la piccola splendida Montreux.

In effetti, arrivarvi è quasi come entrare in un sogno. I più vi arrivano in treno, ma coloro che ancora resistono e viaggiano in macchina, vengono ampiamente ricompensati dai paesaggi svizzeri che la circondano. Immense campagne, accomunate da quel color oro tipico del periodo della metà d’agosto. Ed infine, quasi per caso, si arriva nel piccolo centro abitato, dove si viene accolti da chi, se non lo stesso Freddie? Si vede ergersi, in lontananza, il suo pugno bronzeo alzato in eterno, di fronte all’immensità del Lago di Ginevra.

Ed è quando vi si arriva davanti che, fan o no della storica band, si resta ammaliati dalla statua creata da Irena Sedlecka, inaugurata cinque anni dopo la morte dello storico frontman.

La statua è letteralmente circondata dal blu – il Lago di Ginevra è davvero immenso, spettacolare. Non vi era posizione migliore dove posizionarla: è una “breathtaking scene”, continuando a citare la canzone, nel posto che Freddie Mercury amava più di tutti.

È difficile allontanarsi dalla statua – sembra continuare a portare l’attenzione verso di sé, nonostante l’attraente promenade sul lungolago. Ci si stacca a fatica, cominciando a godere di ciò che caratterizza la piccola Montreux.

Camminando per il lungolago, ci si trova di fronte a luoghi davvero caratteristici – piccoli caffé, grandi ristoranti in un curioso stile arabeggiante; nulla stona, sembra tutto perfettamente assorbito e bilanciato nella realtà della cittadina. A neanche quattrocento metri, poi, si arriva all’altra pietra miliare della storia della band inglese – i Mountain Studios, acquistati nel 1978 e teatro dei più grandi successi di vari artisti durante gli anni a seguire. Gli Studios, infatti, oltre ad ospitare i Queen stessi, annoveravano tra le loro presenze anche band come gli Yes. Oggi trasferiti, ospitano la Queen Studio Experience, una mostra che ripercorre i momenti più importanti della band, in un posto dove si può realmente sentire la presenza di Freddie Mercury.

La parte più bella dei Mountain Studios è sicuramente quella esterna – come mostrato dall’immagine, i fan amano lasciare un segno del proprio amore infinito per la band; lo stesso fenomeno accade da sempre sulla porta della casa londinese di Freddie Mercury, le cui porte vengono cambiate quasi ogni mese – e conservate.

Montreux è in tutto e per tutto la città dei Queen: vi si organizza ogni settembre il memorial per il grande frontman, scomparso troppo presto; chi l’ha amato o ha amato la sua musica, può per un pochino sentirsi parte della grandissima comunità “queeniana”, visitando nel frattempo la Duck House, la casa svizzera di Freddie. Allo stesso modo, la città ospita vari eventi musicali, come il Jazz Festival, che richiama ogni anno grandissimi artisti da ogni parte del mondo.

Andarsene da Montreux è sicuramente la parte peggiore. Un posto “so quiet and peaceful, tranquil and blissful”, dove si sente quel “kind of magic in the air” è difficile da trovare in qualunque altra parte del mondo. Ci sono teorie al riguardo delle ceneri di Freddie Mercury, che prevedono che siano state sparse in questo luogo magico. La verità non si saprà mai; eppure, vivendo anche solo per un giorno la bellissima e calma realtà di questo piccolo paradiso terrestre, ci si trova a comprenderne il perché. Montreux, che si sia fan dei Queen o meno, è davvero un luogo fiabesco – e se non si ha la possibilità di visitarla subito, basta ascoltare le parole di A Winter’s Tale per visualizzarla nella propria mente, blu ed infinita come poche.

 

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