Consiglio Ue: accordo migranti tra le incertezze dei centri di accoglienza

Il cauto ottimismo che sembrava aleggiare sul Vecchio continente in merito alla questione migratoria sembra dissiparsi col passare del tempo. Bastano poche ore per far ripiombare nel caso l’intera Europa che, ancora una volta, non riesce a trovare una soluzione adeguata e definitiva. Ma il punto cruciale sul quale si innestano le dichiarazioni contraddittorie dei vari leader europei è proprio l’apertura dei nuovi centri di accoglienza gestiti dalla stessa Unione.

Che il summit europeo sarebbe stato tutto in salita non era di certo una novità. Soprattutto a seguito del pesante scambio di accuse avvenuto, nelle scorse settimane, tra i vari partner europei. Da un lato, ci sono Paesi (come Italia, Grecia e Spagna) aperti ad un dialogo costruttivo e, al tempo stesso, riformatorio rispetto alle regole già scritte e tutt’ora vigenti. Dall’altro, ci sono Paesi (in primis quelli appartenenti al gruppo di Visegrád) fermi nelle loro posizioni. La Francia è tra quest’ultimi e non intende in alcun modo arretrate, forte della Convenzione di Dublino siglata (anche dalla stessa Italia) nel non troppo lontano 2013.

Il punto di vista francese

Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ed il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron

«Le regole di diritto internazionale e di soccorso in mare sono chiare: è il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo. Le nostre regole di responsabilità sono altrettanto chiare: si tratta del Paese di primo approdo nell’Ue. In nessun caso questi principi sono rimessi in discussione dall’accordo». Ed è così che Emmanuel Macron, rifacendosi al Regolamento di Dublino, si smarca, di fatto, da ogni responsabilità, lasciando questa sulle spalle dei Paesi di primo soccorso (quindi Italia, Spagna e Grecia). La principale conseguenza è proprio che quest’ultimi saranno i soli a reggere il peso degli sbarchi, mista, ovviamente, alla gestione delle domande dei richiedenti asilo. Insomma, a prima vista, sembra essere giunti ad un nulla di fatto. Almeno sulla questione dei soccorsi immediati.

Un diverso (e non meno complesso) ordine di problemi ruota attorno a quell’articolo 6 dell’intesa raggiunta dal vertice europeo, con la particolare attenzione di Francia e Italia. Un punto totalmente incentrato sull’apertura dei nuovi centri di accoglienza. A tal proposito Macron ha tenuto a precisare che questi «andranno fatti nei Paesi di primo ingresso. Starà a loro dire se sono candidati ad aprirli. La Francia non è tra questi». Un modo come un altro per dire che l’onere di costruire questi centri è demandata ai Paesi che sono più vicini al continente africano. Il tutto sulla base del solito criterio geografico che vede sfavoriti i territori che immediatamente si affacciano nel mar Mediterraneo.

La smentita italiana

Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, in conferenza stampa

«Macron era stanco, lo smentisco. Nell’articolo 6 non si fa riferimento ad un Paese di primo transito o di secondo transito. E non è scritto neanche nell’articolo 12 che tratta, invece, della riforma del Trattato di Dublino, su cui tutti siamo d’accordo». Così ha precisato il premier italiano, Giuseppe Conte, parlando proprio dei centri di accoglienza. Il nuovo Vertice del governo giallo-verde ha poi sottolineato la difficoltà di giungere a quei “principi significativi” che staranno alla base delle azioni condivise dei partner europei. Soprattutto con riferimento alle attività di SAR (Search and Rescue).

«I centri di accoglienza sono un qualcosa che si va ad aggiungere all’attuale gestione. Si tratta di un’opportunità che viene offerta ai Paesi che si offriranno. Nessuno è escluso, nemmeno la Francia. Qualche Paese ha già formalmente dato la disponibilità, ma non l’Italia». Il tutto è, quindi, imperniato su due criteri: base esclusivamente volontaria e gestione collettiva europea.

– Antonio Giuffrida

Credits: Agi, Ansa, Corriere della Sera, Il Giornale, La Repubblica, SkyTg24

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