Africa 2.0: la rivoluzione è appena iniziata

La notizia è di poche ore fa: sarà il Mozambico ad ospitare il “XII USA-Africa Business Summit”, nel giugno del 2019. Lo hanno confermato fonti vicine al governo statunitense e alle autorità mozambicane. Il vertice, nato con lo scopo di favorire la partnership tra gli Stati Uniti e i paesi del continente nero, tornerà ad essere organizzato sul suolo africano dopo un tour nordamericano che lo ha visto fare capolinea, due anni fa, a Washington DC.

La Corporate Council on Africa (CCA), associazione di imprese e start up interessate a sviluppare relazioni commerciali con l’Africa, nonché organizzatrice dell’evento, ha comunicato con entusiasmo la ratifica degli accordi con le autorità statunitensi.

Il Summit rappresenta una vetrina significativa per tutto il continente, non solo per il Mozambico, allo scopo di puntare i riflettori sulle eccellenze dell’Africa 2.0 e convincere i 2000 delegati attesi che investire in Africa si può. E non solo. Convincere la platea di imprenditori e guru dell’alta finanza che Africa è sinonimo di opportunità, innovazione, fermento creativo, valore aggiunto.

Non una chimera. Non una promessa. Ma realtà tangibile, che da anni strizza gli occhi ai mercati asiatici, da Singapore ad Hong Kong, ai nuovi mercati sudamericani fino alla Scandinavia, perché Johannesburg e Oslo non sono mai stati così vicini. Una terra in fermento, con investimenti più che triplicati negli ultimi due anni.

Sono anni che la Rivoluzione digitale ha attecchito nei vari scenari africani. Sembra quasi che le opportunità offerte dal XXI secolo stiano trasformando il continente più velocemente di quanto abbiano fatto il vapore o il carbone in Europa, offrendo opportunità di sviluppo, crescita e profitto mai viste prima.

Africa, oggi, è sinonimo di “software house“, tante piccole realtà distribuite in Camerun, Nigeria, Uganda e Kenya che operano nel settore della fornitura di software all’avanguardia per aziende europee, americane ed asiatiche. Poli d’eccellenza, accorpati a scuole di specializzazione e campus stagionali, in cui crescono e prosperano alcuni tra i migliori ingegneri informatici del mondo.

Africa, oggi, è sinonimo di “mobile money“,il trasferire denaro con un click via SMS, prepagate, senza l’ausilio di una connessione internet, fenomeno che ha definitivamente fatto tramontare il sogno di molti istituti bancari d’oltreoceano di porre radice sul suolo africano e istruire la popolazione sul funzionamento della banca tradizionale. In Africa si fa credito e assicurazione senza bisogno della banca fisica, ma mediante l’ausilio di servizi talmente efficienti da far rabbrividire i grandi colossi dell’e-commerce mondiale, per intenderci.

Flutterwave” è una di queste realtà, e il suo fondatore, poco più che ventisettenne (!), dopo che la sua creatura ha sfondato il muro degli 1,2 miliardi di dollari di transazioni, ha affermato “Se ce la faremo, potremmo ispirare una nuova generazione di africani a rigirare la questione. Anzichè ‘cosa può fare il mondo per l’Africa?’ a ‘cosa può fare l’Africa per il mondo?’. Meraviglia.

Il CEO di “Flutterwave”, Iyinoluwa Aboyeji

Africa, oggi, è anche sinonimo di ingegneria infrastrutturale, produzione elettrica, droni per trasporto medico e soccorso rurale. E ancora, l’Africa sta diventando il più grande incubatore di start up del pianeta: l’Uganda è uno degli Stati con la più alta percentuale al mondo di persone che svolgono attività imprenditoriale; in Kenya e Sudafrica sono presenti due tra le più grandi Silicon Valley del mondo, con decine di migliaia di ricercatori impegnati quotidianamente nei più disparati rami, dall’ingegnaria alimentare alla telemedicina.

E ancora, si parla di realtà impegnate a combattere la mortalità, infantile e non, come “Totohealth”; a sviluppare un’agricoltura sostenibile, come “Farmerline”; a garantire istruzione e accesso agli e-book scolastici, come “Kytabu”; a portare, mediante una tecnologia solare all’avanguardia, energia elettrica lì dove ancora manca, come nel caso della kenyota M-KOPA. La lista è infinita, e ingloba anche lo sport, il trasporto urbano, la manifattura e la tecnologia aerospaziale.

L’Africa non è solo povertà e miseria. È tanto, tanto altro. Si prospetta una rivoluzione, costruita non col sangue, ma fondata su idee ed innovazione. Pensateci, potremmo beneficiarne tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *