Unione Europea: la via della moneta unica

Oggi l’Unione Europea è sempre più criticata da neonati movimenti antieuropa che stanno ottenendo sempre un più largo consenso tra l’elettorato europeo. C’è stata già la Brexit, potrà essercene qualcun’altra, chi può dirlo. Magari la Grecia che sta attraversando un periodo nero o la nostra stessa Italia. Un bellissimo progetto dagli obiettivi nobili, nato dalle ceneri di un’Europa distrutta da un conflitto per dare una nuova direzione all’Europa. Tante nazioni accomunate da un unico imperativo categorico:”Mai più guerre in Europa”. Ed effettivamente se togliamo la parentesi della guerra in Jugoslavia, possiamo affermare che dal lontano 45′ la situazione è tranquilla.

Oltre a mantenere la pace, i vari paesi dell’Unione Europea hanno anche dato vita ad una integrazione economica, cooperando tra loro nella ricostruzione e anche dopo. Crearono un imponente mercato dove merci, capitali e persone potevano liberamente viaggiare eliminando tutte le barriere. Questa importante decisione ha favorito un notevole sviluppo di tutta l’area coinvolta. Ma questa integrazione economica si è fatta sempre più stretta fino a quando si è deciso di adottare una moneta unica per tutti: l’Euro.

Chiaramente non tutti gli appartenenti hanno aderito ma coloro che l’hanno adottata sono entrati a far parte dell’eurozona. Un progetto ambizioso che si è discostato molto dalla realtà.

Oggi l’Unione Euopea naviga in brutte acque, soprattutto dopo la crisi dei debiti sovrani che ha coinvolto l’intera area periferica dell’eurozona. Focalizzandoci sull’eurozona, con la perdita della propria moneta si è persa la possibilità di dirigere gran parte della propria politica monetaria. Persa la possibilità di adottare misure in modo autonomo ora ci si deve coordinare con altri stati. Insomma, ora ogni azione fatta deve essere un’azione collettiva.

L’azione collettiva ha comportato notevoli vantaggi ma anche molti costi

L’azione collettiva è determinate ma purtroppo tra i vari stati membri ci sono diversità di vedute a proposito di come si debba comportare lo stato determinate situazioni. Questo ha avuto due determinate implicazioni.

La prima è il principio di sussidarietà: le decisioni pubbliche andrebbero prese con il minor livello di autorità possibile. Difatti decisioni su cose locali dovrebbero rientrare nella competenza degli enti locali, e non essere prese da organismi nazionali o sovranazionali. Ma un’azione intrapresa da una comunità locale o di un governo locale ha spesso ricadute su altri. Per questo occorre un minimo di coordinamento e di azione da parte di un’autorità superiore.

All’inizio della sua creazione si temeva che con l’euro si sarebbero venute a creare esternalità con impatti significativi, ossia degli effetti negativi su altri. Però al momento dell’elaborazione delle regole, i padri della moneta unica ritenevano di poter controllare il tutto. Ma ad oggi cosi non è stato.

Un esempio può essere prendendo in considerazione la politica salariale tedesca che negli anni Novanta che per poter rendere competitiva la propria economia decisero di ridurre le retribuzioni. Questa politica è una rivisitazione della svalutazione competitiva, ovvero scaricare le difficoltà sugli altri. Praticamente con il tasso di cambio fisso dell’Euro la Germania non poteva svalutare ma poteva comprimere il costo della produzione mediante queste politiche di abbassamento salariale. Inutile dire che questo tipo di politica ha avuto una ricaduta su tutti i partner europei che non hanno potuto reagire poichè vincolati da determinati parametri e soprattutto con la moneta unica non potevano svalutare.

Le diverse strutture economiche dell’Unione Europea faticano a perseguire una politica comune

La seconda implicazione non presa in considerazione era che vi fossero delle notevoli differenze nelle strutture economiche dei vari paesi ma anche nelle opinioni sul funzionamento dell’economia stessa. Condividere una moneta unica ed una banca centrale unica può avere effetti disastrosi se non si tiene conto di questa importante implicazione. Ad esempio se la banca centrale fissa i tassi di interesse per controbilanciare il rischio di inflazione rispetto alla disoccupazione e se le condizioni economiche delle nazioni sono diverse, la politica per combattere l’inflazione può andare bene in una nazione ma sarebbe totalmente inadatta in un altro stato che deve combattere la disoccupazione.

Ma anche ipotizzando che le strutture economiche fossero simili, le stesse opinioni divergenti sul funzionamento dell’economia potrebbero portare a squilibri del genere.

Una moneta comune può migliorare il benessere e promuovere una maggiore integrazione?

Il premio nobel per l’economia(2001) Stiglitz ci dice che è possibile raggiungere una maggiore integrazione economica senza adottare una moneta comune. Questo è effettivamente accaduto. Se pensiamo agli Stati Uniti e Canada possiamo notare come i due paesi siano altamente integrati stipulando un trattato di libero scambio nel 1988.

Come spiega Stiglitz il Canada ha tratto un notevole vantaggio dal fatto di non condividere una moneta comune con il suo confinante. Infatti mantenendo la propria sovranità monetaria si è saputa adattare con flessibilità ad ogni shock a cui è stata esposta l’economia canadese. La flessibilità del dollaro canadese ha avuto un ruolo importante nel mantenere costante un flusso di esportazioni per sopperire alla spesa pubblica. Ma per non andare tanto lontano possiamo tranquillamente prendere un esempio in casa nostra, ossia la Svezia appartenente all’Unione Europea, ma non facente parte dell’eurozona.

Quest’ultima è cresciuta molto di più rispetto ai paesi dell’eurozona, difatti il professore Stiglitz azzarda l’ipotesi che sia appunto grazie al non condividere la moneta comune.

A distanza di un ventennio dalla sua creazione la moneta unica subisce innumerovoli critiche date dal suo funzionamento. Le cose non sono andate come furono progettate. Risuona ancora in Italia una vecchia frase detta da Prodi:”Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”. La frase purtroppo non ha avuto riscontro con la realtà.

Crediti immagine: Rischio Calcolato, wikipedia,Rai Storia

– Giuseppe Lombardia

Giuseppe Lombardia

Giuseppe Lombardia

Mi chiamo Giuseppe Lombardia, ho 21 anni e studio economia e commercio all’università di Catania. Sono appassionato di politica e storia.

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