Trattativa Stato-Mafia: Luci e ombre di una sentenza storica

 

Lo scorso 19 Luglio, anniversario della strage di via D’Amelio, sono state depositate le motivazioni della sentenza della corte d’assise di Palermo. Dopo 5 anni il processo sulla trattativa Stato-Mafia giunge al termine. La sentenza, nella quale sono stati coinvolti  alti  funzionari dell’Arma dei Carabinieri, ex Senatori e boss di Cosa Nostra, ha accertato in via giudiziaria l’esistenza di accordi fra la criminalità organizzata ed esponenti dello Stato italiano.

LE CONDANNE

La Corte, lo scorso 20 Aprile, aveva condannato il boss Leoluca Biagio Bagarella (28 anni); il fedelissimo medico di Riina Antonino Cinà (12 anni), l’ex Senatore Marcello Dell’Utri (12 anni); gli ex vertici del Ros Mario Mori (12 anni), Antonio Subranni (12 anni); l’ex capitano dei Carabinieri Giuseppe De Donno (8 anni). Gli imputati condannati sono stati riconosciuti colpevoli del reato violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato (art 338 c.p.). Hanno, cioè, intimidito il governo con la minaccia di altre stragi, per interrompere l’offensiva che lo Stato stava portando in quegli anni alla criminalità organizzata . Assolto l’ex ministro Nicola Mancino, al quale veniva contestato il reato di falsa testimonianza.Massimo Ciancimino, invece, è stato condannato a otto anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro.

CONTENUTO DELLA SENTENZA

Nelle oltre 5000 pagine di argomentazioni vengono ricostruite le fasi della trattativa. Mentre magistrati e politici saltavano in aria tra il ’91 e il ’92, membri delle istituzioni si sarebbero accordati con la Mafia, cedendo alle richieste di Riina e degli altri boss. Tra queste “la revoca e gli annullamenti del 41 bis”e “la mancata perquisizione del covo di Riina”. Ad iniziare la trattativa furono i Carabinieri del Ros di Palermo, che si erano fatti avanti ricevendo da Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, un papello con le richieste di Cosa Nostra per fermare le stragi. Dopo il terremoto di Mani pulite, la trattativa fu continuata con Forza Italia, il partito che si stava in quel momento affermando nella scena politica italiana. Al centro di questa nuova fase vi sarebbe stato Marcello Dell’Utri, collegamento fra la criminalità e il governo Berlusconi.

CRITICHE

La sentenza, tuttavia, non è stata immune da critiche, anzi più parti hanno fatto riferimento a dei vuoti sostanziali del suo impianto argomentativo. Ad esempio, non vi sarebbero prove concrete riguardo al fatto che Riina sapesse della scoperta della trattativa da parte di Borsellino e della sua opposizione a un dialogo tra lo Stato e Cosa nostra. O ancora, nel delineare il ruolo di Dell’Utri nella prosecuzione della trattativa, non si farebbe riferimento a prove reali, ma solo a “ragioni logico-fattuali“. Inoltre, sono stati criticati i riferimenti a soggetti terzi (come Berlusconi), esterni al processo e quindi senza possibilità di difendersi.

Berlusconi e il suo ex braccio destro Dell’Utri -Fonte:Adnkronos.com

IMPORTANZA STORICA

Al di là delle riserve che possono essere fatte alla sentenza, appare chiaro che una trattativa Stato-Mafia ci fu. Risultano, peraltro, dalle indagini diverse fonti che renderebbero verosimili scenari ancora più inquietanti. Scenari in cui Cosa Nostra sarebbe stata il braccio armato di un disegno più ampio. Solo una parte di un oceano sommerso fatto di accordi collusivi tra criminalità organizzata, alti funzionari dello Stato, massoneria ed esponenti della destra eversiva, conclusi per sovvertire le istituzioni democratiche del Paese.

Una di queste fonti è un documento acquisito nel processo dall’inchiesta “Sistemi criminali“,  nel quale viene riportata una importante confessione del boss Leonardo Messina. L’ex uomo d’onore ha fatto riferimento a svariate riunioni tra i capi dell’organizzazione nelle quali si discuteva proprio di un progetto politico finalizzato alla creazione di uno Stato indipendente del Sud. In tal modo Cosa Nostra si sarebbe fatta Stato con un progetto concepito dalla massoneria. Un’altra fonte è una dichiarazione il pentito Spatuzza:“La genesi di tutto è quando si decise di non uccidere più Falcone a Roma con quelle modalità e si torna in Sicilia. Lì cambia tutto e poi non c’è solo mafia”. Proprio quello che c’è stato in quegli anni oltre la Mafia continua tuttora ad essere una zona oscura della storia Repubblicana.

 

-Daniele Stracquadanio

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