Alle Gole dell’Alcantara rivive l’Inferno di Dante

Se dovessimo scegliere degli italiani che hanno fatto la storia nel mondo, sicuramente uno di questi sarebbe Dante Alighieri con la sua Divina Commedia (Inferno, Purgatorio e Paradiso) ad oggi letta e studiata in innumerevoli università, scuole di ogni ordine e grado e ristampata in centinaia di idiomi in giro per il globo. 

Per queste ed altre ragioni, mettere in scena il Sommo Poeta può essere rischioso. 

È una sfida che spaventa le compagnie teatrali più di quanto non le alletti, portando talvolta a risultati incapaci di rendere giustizia a versi altissimi.

Non è stato sicuramente questo il caso degli spettacoli andati in scena alle Gole dell’Alcantara.
Dal 27 luglio al 12 agosto, a più riprese e sotto la regia di Giovanni Anfuso, gli ottimi attori della compagnia hanno allietato gli spettatori con una trasposizione dell’Inferno dantesco che vale la pena di andare a vedere.

Lo scenario sembra ritagliato apposta tra le rocce delle Gole dell’Alcantara. Il fiume fa sia da palco che da demarcazione, e la short-version dell’Inferno dantesco è ricca di pathos e suggestioni. 

I momenti scelti per la rappresentazione sono i più iconici: dall’incontro di Dante con Virgilio, al dialogo con Paolo e Francesca; dall’ingresso con gli ignavi, alla città di Dite. La cosa che, però, colpisce di più sono i personaggi: si è già detto di Francesca, che catalizza le attenzioni del pubblico con la storia del suo amore (Paolo resta lontano dalla scena, ma riempie lo spazio silenziosamente), ma a colpire per potenza narrativa è indubbiamente il Conte Ugolino, che sollevando la testa dal turpe pasto, fa immedesimare lo spettatore nella propria disperazione. 

 Per trucco e abiti colpisce particolarmente Caronte che, uscito dagli anfratti, è esattamente il traghettatore che tutti abbiamo sempre immaginato sin dalle letture scolastiche dell’Inferno. 

E come tale, merita un applauso un po’ più forte. 

A chiudere la rappresentazione, la statuaria figura di Lucifero, apparso prima che i due protagonisti escano fuori “a riveder le stelle”. Unica pecca di uno spettacolo che ha colpito per luci, colori, attori, costumi e location: dura poco.

Pur essendo un tempo ‘equo’ per gli spettatori (che in piedi non resisterebbero di più), non rende giustizia a dei bravi attori e ad un’ottima regia.  In definitiva, è un’opera da vedere e da amare, rigorosamente con i cellulari spenti. 

-Simone Dei Pieri

copyright foto: Giuseppe Mazzola

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