Il fu Costa Gravas: storia di una morte (e risurrezione) telematica

Costa Gravas è vivo

Il post fasullo

Non è durato molto, giusto una manciata di minuti, ma nel pomeriggio del 30 agosto il regista greco-francese Costa Gravas è stato dato per morto dai media di tutto il mondo. La notizia era stata divulgata tramite un account Twitter fasullo, che si spacciava di essere Myrsini Zorba, ministra della Cultura greca. Solo quando questa fake new si è divulgata a macchia d’olio, lo stesso Costa Gravas ha telefonato in diretta ad un notiziario greco e ha descritto il fatto come uno “scherzo di cattivo gusto”. Le testate giornalistiche si sono dunque affrettate a correggersi, mentre il Ministero della Cultura confermava la falsità dell’account divulgatore.

L’autore della notizia

Tommaso Debenedetti
Fonte: businessinsider.com

Si è poi scoperta l’identità dell’ideatore di questa bufala. Si tratta di Tommaso Debenedetti, un giornalista italiano che ha fatto delle notizie false il suo cavallo di battaglia. Debenedetti ha inventato la sua prima notizia nel 2000 – in quel caso si trattava di una intervista allo scrittore statunitense Gore Vidal – e da allora non ha più smesso. Negli anni ha così falsamente intervistato altri scrittori del calibro di Philip Roth e José Saramago, basandosi esclusivamente sulle sue conoscenze pregresse e sull’immaginazione. La sua fama cresce tanto che nel 2011 viene intervistato da Antonio Gnoli per La Repubblica sotto il titolo “La mia vita da falsario”. E fin da allora colpisce la consapevolezza di Debenedetti quando, parlando del suo futuro, dice “Non credo che qualcuno sia ancora interessato alla mia firma. Non è finito il mio lavoro giornalistico, è finita la mia carriera da giornalista”.

Il punto debole dell’informazione telematica

Consapevolmente o meno, Debenedetti centra un punto non irrilevante. Con la sua attività mette alla berlina le fondamenta della comunicazione telematica e virtuale, del giornalismo moderno. Privo di una testata, ha continuato a diffondere notizie false attraverso altri canali, su tutti i social network, come nel caso di due giorni fa. È sufficiente un account fasullo per far morire uno scrittore 85enne senza che nessuno verifichi che sia vero. Ogni giornale ha abboccato. E questo è possibile solo per la moderna concezione dell’informazione, che deve essere immediata, istantanea, rapida. Dare la notizia in pasto ai fruitori è tutto ciò che conta, poco importa se questa dovesse poi essere imprecisa o totalmente falsa. E così sparisce anche la verifica dell’attendibilità della fonte, anche qualora non richiedesse sforzi eccessivi, perché riportare l’informazione detta da altri o sentita dire diventa la prassi. Quale diventa allora la differenza fra il giornale e il pettegolezzo?

Tecnologia è ambiguità

Non si tratta che dell’ennesima controindicazione della moderna evoluzione tecnologica, che ci permette di godere di sempre maggiore comodità e velocità comunicativa, ma che paga in incertezza e umanità. Casi come quelli del “fu Costa Gravas” sono dovuti a una chiara incapacità di bilanciare questi diversi valori. Ed eccoci giunti alla parola magica che sfugge sempre al mondo moderno, il mondo delle esagerazioni e delle iperboli: bilanciamento. Sì, perché il problema dell’attendibilità delle notizie permarrà per sempre, ma se si sacrificasse un minimo della comodità e della frenesia mediatica, se non altro, potremmo parlare di situazioni episodiche, casi sporadici. E non di fabbricatori seriali di fake news, perché questo è Debenedetti. Cominciando da semplici interviste ad artisti, passando per pirandelliani decessi, per giungere fino a dove? La prova di quanto sia facile, oggi, rendere vero il falso.

Francesco Runello

Francesco Runello

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l'ateneo di Catania. La mia più grande passione è la scrittura, che mi ha condotto a scrivere articoli e un romanzo. Ho collaborato con alcune testate online parlando di arte e cultura. Da marzo 2018 affronto temi politici e sociali nella redazione di Millennials.

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