Fuori Tema: Biancaneve e la cocaina

Ci sarebbero numerosi riferimenti, nella pellicola della Disney, che legano la principessa ad una delle più famose droghe oggi in circolazione. Una storia a dir poco allucinante che è un perfetto esempio di messaggio subliminale.

C’era una volta

La storia della dolce principessa e dei sui piccoli amici è una delle fiabe più famose al mondo. Pubblicata per la prima volta dai fratelli Grimm nel 1812, riprende alcuni racconti del folclore popolare tedesco.
Non era però pensata per un pubblico “innocente”: inizialmente veniva raccontata la storia di una bambina di sette anni che era costretta a fuggire dalle grinfie di una perfida madre (e non matrigna) che voleva ucciderla per asportarle polmone e fegato, da cucinare con l’aggiunta di sale e pepe. Una mammina premurosa insomma.
La versione più conosciuta, e meno sanguinolenta, è l’adattamento fatto dalla Disney nel 1937 con la produzione del celebre lungometraggio “Biancaneve e i sette nani”. Il film, tutt’oggi considerato un capolavoro indiscusso del cinema d’animazione, ha accompagnato la crescita di migliaia di bambini portando alla ribalta globale la fiaba. Proprio nella versione Disney ci sarebbero i riferimenti al mondo della cocaina.

Polvere d’angelo

Secondo il professore Mitchell Stephens, docente di storia della televisione presso la New York University, i nomi dei sette nani sarebbero un chiaro riferimento a tutti gli effetti che lo stupefacente può causare su una persona.
È così che Cucciolo, il cui nome inglese (“Doopey”) significa “sfatto”, diventa la rappresentazione della trascuratezza e dell’instabilità emotiva tipica della dipendenza da cocaina. L’intrattabile Brontolo rappresenterebbe l’astinenza dalla sostanza mentre Eolo simboleggerebbe i danni che sniffare provoca all’apparato orofaringeo. Il più erudito dei sette, Dotto, simboleggerebbe la sensazione di onniscienza ed onnipotenza tipicamente che riscontrata in chi assume per lo stupefacente. Il nano Gongolo sarebbe la rappresentazione del temporaneo stato di eccitamento ed euforia provocato dall’assunzione della sostanza. Invece Mammolo ritrae gli stadi “post-trip”, quelli in cui il soggetto evita rapporti sociali. Infine Pisolo sarebbe la raffigurazione della stanchezza e dei dolori articolari che affliggono i cocainomani.

Bella Storia 

Il nome della protagonista, inoltre, è associato nel gergo di strada proprio alla cocaina. Rivelazione interessanti, vero? Peccato sia una bufala totalmente inventata. Non esiste traccia di uno studio del professor Stephens (che è effettivamente un docente dell’università statunitense) sui legami tra Biancaneve e la cocaina. Già nel 2009 il sito di fact-checking Snopes.com aveva etichettato come “FAKE” la storia. Insomma chi ha inventato questa leggenda ha un’immaginazione degna di Pinocchio, ciò che lascia di stucco è il numero di persone che continuano a credere alla faccenda. Ancora oggi si trovano online articoli di giornali come “Libero” e “LaStampa” che sostengono sia tutto vero.
Non è nemmeno strano capire il perché: ognuno di noi può essere etichettato in una qualsivoglia maniera solo perché ostenta un atteggiamento ritenuto “particolare”. Andando a scavare per bene riusciremmo a ritrovare disturbi mentali e dipendenze varie in ogni cartone animato mai prodotto!

Fake News

Magicabula

Viviamo in un’epoca in cui le “Fake News” inondano quotidianamente le nostre vite. Potrei citare le indagini sull’elezione di Trump o le migliaia di casi su meme politicamente schierati fatti appositamente per far indignare la gente. Questa stessa redazione è stata creata pensando ad un’informazione corretta ed accurata, in contrapposizione alle bufale. Ma non servirebbe, se siete arrivati a leggere fin qui vuol dire che vivete in questo secolo e sapete già tutto (e fate parte di quella piccola porzione di utenti che non si ferma al titolo dell’articolo).
Se i bambini, però, sono giustificati nel credere alle favole (in quella meravigliosa fase della vita in cui si riesce ancora a sognare) per gli adulti non dovrebbe valere lo stesso.

– Claudio Abramo

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