Fuori Tema: L’altra faccia delle fiabe

Le fiabe, il più innocente degli intrattenimenti per i più piccoli. Racconti magici che hanno un posto speciale nel cuore di tutti noi. Però non tutti sanno che in origine erano veri e propri racconti dell’orrore pieni di violenza, stupri, massacri e morti bizzarre. Non chiamatele storie per bambini!

C’era una volta

Le fiabe sono racconti antichi che, in varie forme, si tramandano da millenni. Traggono la loro origine dai miti orali che si tramandavano i nuclei familiari generazione dopo generazione. Lo stesso termine deriva dalla parola latina fabula la quale deriva, a sua volta, dal verbo for faris, che significa “dire” o “parlare”. Successivamente furono trascritte: elementi delle fiabe moderne sono stati ritrovati su antichi documenti in Cina, India o in manoscritti risalenti agli Egizi. Nonostante ciò nessuno sa esattamente quando sono nate. Molti furono gli studi, tra il XIX e il XX secolo, che cercarono di risolvere il questo dilemma, senza riuscirci. Ciò che si sa è che le storie più note sono state scritte in periodi più recenti. Così come accadde con le cugine favole, alcuni scrittori ripresero le caratteristiche del folklore popolare e le usarono per scrivere nuovi testi.

Lezioni di vita reale

Oggi questi racconti continuano ad essere studiati ma da angolazioni diverse. L’attenzione dei ricercatori è posta su altro come la vita dello scrittore, l’ambiente in cui è vissuto o l’analisi della funzione sociale della narrazione. Aspetti che potrebbe spiegare come mai molti di questi hanno un’origine macabra.
Le versioni “moderne” vennero scritte a cavallo tra il 1600 e il 1800, periodi in cui la vita era molto difficile. Morte, miserie, fame e tradimenti erano all’ordine del giorno perciò le fiabe servivo ad educare i bambini alla dura realtà in cui vivevano. Adesso possono sembraci orribili, però sono storie basate sulla crudele quotidianità dell’epoca con elementi fantasiosi certo, perché erano pur sempre destinate ad un pubblico particolare, ma senza un lieto fine.
Quindi oltre a Biancaneve sono altre le storie, rese famose dai cartoni della Disney, che non hanno sempre avuto un “e vissero per sempre felici e contenti”.

Cenerentola

È una storia molto diffusa in giro per il mondo. Ne esistono diverse varianti che fanno parte del bagaglio culturale di molti popoli.
Quella dai risvolti più “dark” venne scritta dai fratelli Grimm: le sorelle di Cenerentola, per ingannare il principe, si tagliano talloni e dita pur di indossare la famosa scarpetta. La versione più nota, da cui è stato tratto un film della Disney, venne pubblicata da Charles Perrault nel 1697. Entrambe le versioni, di Perrault e dei Grimm, contengono però elementi de “La Gatta Cenerentola” del 1634, a firma di Gianbattista Basile.

In questa versione la governante di Zezzola, così è chiamata la protagonista, spinge la ragazza ad uccidere la matrigna malvagia e poi si sposa col padre. Dopo le nozze l’ex domestica, che aveva sette figlie, spedisce la ragazza nelle cucine e da lì in poi la storia prosegue come la conosciamo.

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La bella addormentata nel bosco

Nella prima versione che si possa considerare una fiaba, “Sole, Luna e Talia” pubblicata da Basile 1634, la causa del sonno è una scheggia. Era stato profetizzato, da alcuni indovini, che la principessa sarebbe morta a causa di un frammento di lino. Il re, quindi, bandisce da regno ogni lavorazione del tessuto ma la principessa, una volta cresciuta, trova un vecchio fuso con cui si ferisce e muore. Il re, sconsolato, adagia il cadavere della figlia in una stanza del castello e sbarra la fortezza. Un altro sovrano, anni dopo, trova per caso il vecchio castello abbandonato. Dopo esser entrato ed aver trovato la ragazza, la stupra (mettendola incinta) e se ne va. Nove mesi più tardi nascono due gemelli che succhiano la scheggia dal dito della madre e la riportano in vita. Dopo varie peripezie, la donna ritrova il re-stupratore e si sposano.

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La sirenetta

La versione da cui è tratto il cartone, venne scritta Hans Christian Anderson.
La dolce sirena, innamorata di un principe umano, baratta la sua lingua per avere due gambe. Nonostante il sacrificio, il ragazzo si innamora di un’altra spezzando il cuore alla sirena. A quest’ultima viene offerta l’opportunità di tornare ad essere uno spirito del mare: se lei uccide il principe e facendo grondare il sangue sui suoi piedi questi si trasformeranno in pinne. Alla fine la sirenetta non accetta e muore trasformandosi in schiuma dopo essersi buttata in mare.
Finale diverso nel racconto popolare Undine, da cui deriva il testo. In questa versione il principe sposa la sirenetta (dopo che questa ottiene le gambe) per poi tradirla con la ex-fidanzata. Per la legge del mare, in una rivisitazione del delitto d’onore, il cavaliere deve morire per mano della moglie. Così la sposa lo uccide con un bacio velenoso.

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Pocahontas

È l’unica fiaba che racconta di fatti realmente accaduti. Nel 1607 l’esploratore inglese Jonh Smith venne catturato dalla tribù dei Powhetan, mentre era in missione in Virginia. Nei suoi racconti inizialmente dichiarava di esser stato tratto bene dagli indigeni. Le sue storie iniziarono a diffondersi in Inghilterra e per “venderle” inizio ad “abbellire” i suoi rapporti. Disse che la figlia del capo tribù Pocahontas, che all’epoca aveva 10 anni circa, evitò che l’esploratore venisse giustiziato. Quando la ragazza ebbe 17 anni venne rapita dagli inglesi come riscatto. Suo marito venne ucciso e lei fu ripetutamente violentata. Alla fine si convertirà al cattolicesimo e finirà in sposa ad un coltivatore di tabacco che, nel 1615, la porterà in Inghilterra. Qui scopre che gli inglesi progettano di sterminare le tribù d’America e, prima che possa tornare in dietro, venne uccisa. Aveva solo 22 anni quando è morta.

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– Claudio Abramo

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