La Cupola di Antonioni – Tra passione e architettura

La storia d’amore tra Michelangelo Antonioni e Monica Vitti fu, nel mondo del cinema italiano, una delle più famose degli anni Sessanta.

Proprio in quegli anni i due artisti collaborarono nella produzione del film Deserto Rosso, ambientato in parte in terra sarda. Non tutti però sanno che proprio in quel paradiso isolano nacque, come coronamento di questo grande amore, una villa a forma di cupola simbolo di passione ed innovazione architettonica!

Ecco la storia dell’architettura firmata Dante Bini!

Cupola su sfondo mediterraneo

Cupola nell’attuale stato di abbandono

Nel 1964 usciva nei cinema italiani Deserto Rosso, film del regista ferrarese Michelangelo Antonioni.

L’opera fu girata in parte nell’isola di Budelli, località sarda, con caratteristiche tipiche del paesaggio mediterraneo; fu alla fine quest’ultimo ad accogliere nel 1971 la Cupola nata come pegno d’amore del regista per la sua amata.

Nella Costa Paradiso fu edificata infatti, per volere di Antonioni, una Cupola commissionata all’architetto Dante Bini. Quest’ultimo si servì della tecnica Binishell per dar vita ad un’architettura che impressionò non solo Monica Vitti, bensì tutto il mondo dell’innovazione architettonica.

La Cupola risulta essere inoltre il simbolo di una perfezione geometrica ed artificiale inserita all’interno dell’irregolare (ma incantevole) territorio mediterraneo.

L’innovazione ha un nome ed è Binishell

La tecnica costruttiva, grazie alla quale prese vita la famosa Cupola, risulta essere estremamente innovativa se si considera che appartiene agli anni 60 del secolo scorso.

Per ottenere quest’ architettura in cemento Dante Bini si servì della tecnica del Binishell, la quale consiste in:

  • una gettata di cemento su una soletta circolare
  • il posizionamento di teloni aerostatici su quest’ultima
  • un’ultima gettata di cemento
  • il finale sgonfiamento della camera d’aria

Insomma la storia di questa Cupola, per gli amanti dell’architettura, risulta essere anche un simbolo di vera innovazione tecnologica.

Non a caso il grande Dante Bini nel libro ” A cavallo di un soffio d’aria: l’architettura autoformate ” scrive:

I giapponesi mi fecero capire che nel 1964, con la realizzazione della mia prima cupola autoformante, ero stato l’inconscio pioniere della nuova scienza delle costruzioni, quella che loro chiamavano mecatronica edile (meccanica ed elettronica applicate alle costruzioni).

 – Gabriella Arcidiacono

 

 

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