Sulla mia pelle: restituiamo a Stefano Cucchi l’umanità che gli è stata negata

Uscito da poco nelle sale e su Netflix il film presentato a Venezia75 Sulla mia Pelle, diretto da Alessio Cremonini, il racconto degli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi. 

Interpretato magistralmente da un Alessandro Borghi irriconoscibile, che per il film è arrivato a pesare 62kg, con JasmineTrinka nei panni di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano. 

Sulla mia Pelle è un film coraggioso, crudo, vero, doloroso, necessario. Se siete finiti qui e non avete ancora visto il film fatelo, perchè per la prima volta dopo nove anni non viene raccontata la storia di un processo e di una battaglia che dura ancora oggi.

La pellicola racconta la storia di un ragazzo imperfetto, che ha commesso degli errori come tutti, caduto nell’oblio della droga come succede a molti ragazzi, ma non per questo meritevole di morire in sette giorni, da solo, abbandonato da chi avrebbe dovuto proteggerlo. 

Stefano è un ragazzo che ha sbagliato, Stefano è un ragazzo che è stato amato incondizionatamente, Stefano è un ragazzo morto per mano dello Stato, Stefano è un ragazzo che è stato umiliato, Stefano ha subito tutta sulla sua pelle, che oggi con questo film è diventata anche nostra.  

La storia di Stefano Cucchi 

Sembra ieri, e invece sono passati quasi dieci anni, ricordo ancora le immagini shock dei telegiornali, ricordo questa donna distrutta dal dolore che mostrava al mondo le foto di suo fratello e il male che gli avevano fatto.

Nell’ottobre del 2009 Stefano viene arrestato a Roma per possesso e spaccio di droga, entra in carcere il giorno dopo, ne uscirà dopo una settimana morto, in condizioni disumane.  

Inizia così la battaglia della famiglia, e soprattutto della sorella maggiore Ilaria alla ricerca della giustizia perduta, la stessa giustizia che ha massacrato Stefano di botte la prima notte nella caserma dei carabinieri, la stessa giustizia in cui nessuno smette di credere.  

Il calvario di Ilaria e della famiglia Cucchi non è ancora finito, con estremo coraggio decidono di mostrare al mondo il volto tumefatto e senza vita di Stefano, tutti sappiamo cos’è successo, nessuno mette in dubbio la verità, vogliamo solo che questa venga riconosciuta. 

Ricordo la mia frustrazione di allora, insomma, guardatelo, non può essere caduto dalle scale, possibile che nessuno dice niente?

Sulla nostra pelle 

Il film non parla di tutto quello che è successo dopo la morte di Stefano, quella parte la conosciamo fin troppo bene, parla di quello che è successo prima, descrive un mondo dove i ruoli di buono e cattivo vengono invertiti come se ci trovassimo in una crudele società distopica. Invece, come un colpo allo stomaco, siamo nella realtà taciuta di casa nostra, sulla nostra pelle. 

sulla mia pelle netflix
Scena del film Sulla Mia Pelle

Sette giorni per cancellare una vita che non è stata cancellata davvero, per dare voce a tutti gli Stefano Cucchi che muoiono “naturalmente” in carcere, che non vengono aiutati ma semplicemente abbandonati come se la vita non li meritasse.  

Nel film le botte non si vedono, ma si sentono, tutte, una dopo l’altra e diventano sempre più forti, fanno sempre più male, più la pellicola va avanti e più aumenta insieme alla rabbia, la nausea e l’impotenza soffocante di non poter fare niente per cambiare il corso della storia. 

Umanità! Umanità!

Sulla mia pelle non vuole santificare uno spacciatore, come ho letto e sentito in giro, bensì denunciare un sistema corrotto che ha tolto la vita a un ragazzo senza battere ciglio, come cittadini ed esseri umani non possiamo voltarci dall’altra parte e fare finta di niente. 

L’abuso di potere dettato da una divisa non ti rende un uomo migliore, ed io personalmente non voglio vivere in un Paese che legittima e insabbia tutto questo. Voglio un Paese che si prende le sue responsabilità e restituisce dignità e umanità a tutte le vittime come Stefano.

Come anche Ilaria dice in un suo post di Facebook la pellicola non regala nulla a Stefano, non omette i suoi errori, non punta il dito contro la sentenza e la condanna, restituisce a Stefano la sua umanità fatta di errori e di dolore. 

Al cinema o su Netflix, dalla parte di Ilaria o dello Stato, favorevoli o contrari, prendetevi del tempo per vedere questo film che non avrà un finale diverso dalla realtà dei fatti, ma che speriamo porti a un futuro diverso.

Perché Stefano potevate essere voi, o io, o un vostro amico e parente, quel che è certo è che adesso Stefano è in tutti quelli che vogliono un futuro diverso.

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Sulla mia Pelle

 

Col groppo in gola ho sperato, durante tutta la proiezione, che ad un certo punto la storia narrata deviasse stravolgendo il corso degli eventi per un finale diverso. Un finale magari non proprio del tutto a lieto fine ma comunque diverso.
No dai – pensavo – Stefano non può morire così, in questo modo atroce. Di dolore.
Magari qualcuno in extremis interviene e si occupa di lui e lo salva. Magari rimangono impuniti coloro che lo hanno pestato e lui rimane in carcere ma vivo, e noi possiamo finalmente rivederlo. Ma Stefano non ce la fa ed in carcere non ci rimane.
Il film finisce e Stefano è morto. Non è possibile un finale diverso.  

Ilaria Cucchi

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